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Superbonus, verso mini rinvio. Su sblocco dei crediti lo scoglio delle regole Eurostat

La valutazione definitiva è rinviata, però, all’inizio della settimana, quando il ministero dell’Economia dovrà dire l’ultima parola sulle richieste dei senatori

di Giuseppe Latour e Giovanni Parente

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3' di lettura

Spiraglio sul mini rinvio a fine dicembre del 110% ma solo per il termine di presentazione delle Cilas. Sulle ipotesi in campo sullo sblocco dei crediti per consentire alle banche di utilizzare l’1% per ogni versamento fiscale e contributivo effettuato dai clienti pesa lo scoglio della classificazione Eurostat come debito pubblico. Dopo il pressing fortissimo dei parlamentari, partiti ormai da giorni all’assalto della legge di conversione del decreto Aiuti quater (ora all’esame del Senato), nel Governo si stanno allentando le resistenze sull’ipotesi di concedere una mini proroga della scadenza attualmente fissata al 25 novembre 2022 per la comunicazione di inizio lavori asseverata, con il termine che potrebbe essere spostato - come tra l’altro chiedono alcuni emendamenti parlamentari - al 31 dicembre.

L’ultima parola al ministero dell’Economia

La valutazione definitiva è rinviata, però, all’inizio della settimana, quando l’Economia dovrà dire l’ultima parola sulle richieste dei senatori . Una decisione che, però, andrà presa numeri alla mano, in base alle esatte quantificazioni. Stando alle cifre riportate negli emendamenti che puntano a riaprire solo il termine per le comunicazioni e non quello delle delibere condominiali, il costo è di 66 milioni per il 2025, 2026, 2027: in pratica poco meno di 200 milioni complessivi.

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Un mini rinvio allargato anche alle delibere condominiali potrebbe arrivare a costare, secondo le stime del Sole 24 Ore, fino a 300 milioni. Nell’anno in corso, infatti, in base ai dati Enea in tutti i condomini italiani sono stati investiti in media 1,6 miliardi di euro per circa 2.600 asseverazioni ogni mese. Al momento, per le domande che saranno presentate a dicembre il Governo ha previsto l’agevolazione al 90% nel 2023. Per riportarla al 110% senza discriminazioni andrebbe coperto il 20% di quei circa 1,6 miliardi di euro, che corrisponde appunto a quei 300 milioni da coprire. Questi calcoli potrebbero alla fine indurre a scegliere la proroga in versione leggera, senza includere le delibere.

Del resto, la sostenibilità finanziaria è una variabile cruciale per i prossimi interventi del Governo. La conversione del decreto Aiuti quater era stata ipotizzata a costo zero. Mentre per le modifiche parlamentari alla manovra il plafond è solo di 400 milioni di euro.

Sui crediti i vincoli di Eurostat

Sulle altre modifiche presentate dai parlamentari sullo sblocco dei crediti pesano, invece, i vincoli imposti da Eurostat. Per sbloccare i crediti incagliati i parlamentari suggeriscono con i loro emendamenti due strade. La prima è di riportare in avanti all’anno successivo le quote di crediti che imprese e banche non riescono a utilizzare in compensazione per mancanza di capienza fiscale. La seconda è la strada indicata da Abi e Ance: compensare automaticamente una quota dell’1% degli F24 presi in carico dalle banche per i versamenti fiscali e contributivi dei clienti con i crediti da bonus edilizi. In entrambi i casi, introducendo regole così particolari per il loro utilizzo, potrebbero essere considerati debito pubblico secondo l’istituto di statistica comunitario.

Tutto il dossier è monitorato dall’Esecutivo. «Le imprese devono essere salvaguardate. Con il ministro Giorgetti questa situazione ci è molto chiara. Verremo assolutamente in soccorso delle imprese. Nel giro di un paio di giorni dovremo avere delle risposte che verranno calate nell’aiuti quater», ha dichiarato ieri il viceministro all’Economia, Maurizio Leo. Con un appello rivolto agli intermediari finanziari: «Il sistema bancario deve però, visto che ne sta traendo anche profitti e benefici, agevolare le procedure perché non è pensabile che imprese che si sono impegnate si trovino in una situazione di difficoltà finanziaria che sicuramente non è giustificabile».

Gli altri emendamenti

Oltre al rinvio delle Cilas e allo sblocco dei crediti, gli emendamenti guardano anche in altre direzioni. Tra le proposte di Fratelli d’Italia c’è anche una norma per sterilizzare i sequestri dei crediti a carico di chi li acquistati in buona fede. Consenso trasversale (anche da forze di opposizione), poi, sulla modifica che consentirebbe di alleggerire le regole per i visti di conformità «ora per allora», introdotte per depotenziare la responsabilità solidale nelle cessioni dei crediti. In pratica, l’impresa che cede il bonus risponde solo per le informazioni disponibili al momento in cui avviene il passaggio del credito e non per le altre, che riguardano il committente originariamente titolare della detrazione.

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