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Superbonus sui pagamenti con carta e bancomat: il Fisco restituirà fino a 3 miliardi

Il superbonus arriverà dal 2021 nell’estratto conto e non sarà più una detrazione per piccoli lavori in casa e servizi alla persona. Il tetto al cash scenderà prima a 2mila euro e poi dal 2022 a mille euro

di Marco Mobili e Giovanni Parente


Stretta sul contante e superbonus sulle spese pagate con carte e bancomat

3' di lettura

Il Governo dichiara guerra all’utilizzo del contante. Il pacchetto di provvedimenti usciti dal Consiglio dei ministri fiume della notte tra martedì e mercoledì punta decisamente a incentivare i pagamenti tracciabili e allo stesso tempo a disincentivare l’impiego del cash nelle transazioni tra privati (da non confondere con prelievi e versamenti in banca o tramite altri intermediari finanziari).

Le due principali novità sono il superbonus, che dal 2021 restituirà una quota dei pagamenti (si sta ancora ragionando se il 10% o il 19%) effettuati in modalità cashless direttamente sull’estratto conto del cliente, e l’abbassamento in due tempi della soglia sul contante, su cui però diverse anime della maggioranza con in testa M5S e Italia viva hanno chiesto un supplemento di riflessione al Governo a riguardo.

Il superbonus sarà operativo in un perimetro predefinito, perché si tenderà a premiare i pagamenti tracciabili «in settori in cui è ancora diffuso l’uso del contante» come riporta il Dpb (documento programmatico di bilancio). E anche se la connessione non può essere diretta, verosimilmente si tratta anche di settori in cui anche gli studi dell’amministrazione finanziaria hanno individuato una maggiore propensione all’evasione e al sommerso. Di fatto, l’ambito applicativo del cashback, ossia della rimborsabilità delle spese tracciabili, potrebbe coincidere con quei servizi alla persona come, ad esempio, i piccoli lavori in casa di manutenzione ordinaria o le spese per la cura personale. Anche se spetterà al testo della manovra in via di definizione fissare il tetto delle spese che daranno diritto a un rimborso immediato.

Di sicuro, con la soluzione del cashback sparisce l’ipotesi pure sul tavolo di una detrazione d’imposta che per essere riconosciuta avrebbe dovuto necessariamente transitare nel 730 e attendere il rimborso in busta paga tra luglio e agosto.

La lotteria con premi in denaro
Un piano cashless su cui il Governo investe tre miliardi nel 2021 e 2,8 miliardi nel 2022. Un piano in cui si inserisce anche un’estrazione di premi in denaro riservati tanto ai consumatori finali quanto agli operatori Iva qualora il pagamento della operazione commerciale avvenga esclusivamente con pagamento elettronico.

Il tetto al contante
Oltre a questo però il Governo ha trovato una quadra sulla limitazione del contante. Non la riduzione immediata della soglia a mille euro, come inizialmente previsto nelle bozze del decreto fiscale. Per ora la mediazione politica, sulla scia del pressing dei renziani di Italia Viva e delle perplessità espresse anche dal Movimento 5 Stelle, ha portato a una diminuzione in due tempi. Si parte con un abbassamento da tremila a 2mila euro: un tetto che resterà in vigore per due anni. Poi dal 2022 la soglia sarà ulteriormente ridotta per tornare ai mille euro in vigore tra il 6 dicembre 2011, quando l’abbassamento fu deciso dal Governo nel decreto salva Italia, fino al 31 dicembre 2015, quando invece l’aumento del tetto sul contante fu deciso dall’Esecutivo guidato da Matteo Renzi.

Se il testo del decreto che sarà trasmesso al Parlamento recepirà questa indicazione, non è detto che poi la partita possa poi riaprirsi in fase di conversione.

L’ALTALENA DELLE SOGLIE

La cifra massima fino alla quale è possibile trasferire denaro contante. Importi in euro. (*) la decorrenza potrebbe essere anticipata qualora la norma sulla riduzione entrasse in vigore immediatamente con il decreto fiscale; (**) alla luce delle ultime modifiche decise dal Consiglio dei ministri

Le sanzioni
Nel pacchetto di contrasto al contante, entrano anche le sanzioni per esercenti e commercianti che non consentiranno di pagare con il Pos. Più sicura al momento è la penalità fissa di 30 euro. Mentre è in bilico quella del 4% del valore della transazione per cui viene negato il pagamento in modalità tracciabile: una penalità aggiuntiva comparsa nelle prime bozze del decreto ma su cui ora nella maggioranza si chiede un dietrofront o almeno una riduzione. Sarà il cliente a dover denunciare al Prefetto la violazione e saranno gli ufficiali e gli agenti della polizia giudiziaria ad effettuare accertamenti e controlli. A questo va aggiunta anche la sanzione che potrà arrivare fino a 2mila euro agli operatori che non “accetteranno” il codice fiscale dei loro clienti impedendo così loro di partecipare alla lotteria degli scontrini.

Detrazioni no cash
Ma nel piano per scoraggiare il contante entra anche l’applicazione del “modello benzinai” per una serie di detrazioni al 19% molto diffuse. In ballo ci sono sconti fiscali per 23 miliardi di euro: dalle spese mediche e farmaceutiche a quelli per l’assistenza delle badanti, dalla palestra dei figli all’iscrizione a scuola o all’università. Il modello è quello già adottato per i rifornimenti di carburante da parte dei titolari di partita Iva: da luglio 2018 la deduzione dei costi e la detrazione dell’Iva per i costi sostenuti nello svolgimento dell’attività è riconosciuta solo a chi sostiene la spesa con modalità tracciabili.

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