MIisure anti crisi

Superbonus, positivo di 811 milioni il saldo sui conti pubblici

L’analisi Luiss Business School e Openeconomics sul sito Dipe di Palazzo Chigi: valore aggiunto di 16,64 miliardi per una spesa di 8,75 nel 2020-22 Impatto sul bilancio statale in 10 anni: pesa l’aumento di Iva e Ires

di Giorgio Santilli

Il Superbonus 110%: le spese ammissibili

2' di lettura

Uno studio di Luiss Business School e Openeconomics, rilanciato il 10 marzo dal Dipe (Dipartimento politica economica) di Palazzo Chigi, torna sulla controversa questione dell’impatto sui conti pubblici del Superbonus. Con risultati sorprendenti: «Nel decennio l’impatto netto attualizzato del provvedimento sul disavanzo pubblico sarebbe negativo per 811 milioni di euro». Sia pure con una metodologia diversa da quella utilizzata dalla Ragioneria generale dello Stato, il Superbonus porterebbe nel lungo periodo un effetto positivo sui conti pubblici, considerando il gettito aggiuntivo dell’Iva e dell’Ires ottenuto per effetto degli investimenti indotti dal Superbonus.

Vediamo come lo studio arriva a questo risultato. Considerato nel triennio 2020-2022 un investimento edilizio di 8,75 miliardi (viene qui ripresa la stima Cresme-Camera deputati) si calcola un valore aggiunto del Paese pari a 16,64 miliardi, utilizzando i moltiplicatori derivanti dal modello computazionale di equilibrio economico generale (Compatible General Equilibrium Model) basato sulla matrice di contabilità sociale (Social Accounting Matrix) italiana aggiornata al 2020. Si valutano così gli effetti della spesa edilizia sugli altri settori. L’analisi considera anche l’effetto dell’incremento di valore del patrimonio abitativo e dei risparmi energetici e anche delle conseguenze sul sistema finanziario derivanti dalla possibilità di cessione del credito di imposta.

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Ai 16,64 miliardi si potrebbero aggiungere 1,91 miliardi di effetto prodotto nell’economia sommersa. Inoltre è calcolato un incremento di valore aggiunto di 13,71 miliardi (e 1,35 nell’economia sommersa) per gli otto anni successivi alla fine delle detrazioni. «È opportuno rilevare – precisa l’executive summary dello studio, reso noto nei giorni scorsi – che, per un dato incremento di spesa, le stime di breve termine sono più attendibili a differenza di quelle di lungo termine, che sono più difficili da valutare, anche perché dipendono dall’efficienza dei progetti che verranno realizzati».

Il calcolo del valore aggiunto è decisivo perché su quello si calcola il gettito aggiuntivo di imposte, che sarebbe di 3,94 miliardi, nel periodo 2020-22. L’incremento di gettito negli otto anni successivi è calcolato in 3,94 miliardi che andrebbero ad attenuare gli 8,33 miliardi di riduzione di gettito derivante dalle detrazioni, con saldo netto negativo nel 2023-30 di 4,75 miliardi. Attualizzando questi valori, il saldo sarebbe positivo nei dieci anni per 811 milioni. La summary avverte che «tale stima deve essere con cautela» perché la stima del gettito è legata alla simulazione sul valore aggiunto.

I numeri del Superbonus sono oggetto di scontro politico sulle proroghe dell’incentivo. «Siamo molti soddisfatti - dice il padre del Superbonus, Riccardo Fraccaro (M5s) - nel vedere che una fonte così autorevole confermi che il Superbonus ha effetti positivi sulla crescita economica, con ritorno positivo anche per le casse dello Stato. Molti erano scettici su una misura così generosa, ma i numeri ci dicono che con il superbonus tutti gli attori coinvolti possono vincere: l’economia in complesso, le imprese, le famiglie, e anche lo Stato che vede auto-ripagarsi l’investimento iniziale. Il mio auspicio è che quest’analisi contribuisca a confermare in modo definitivo la necessità di una significativa proroga temporale della norma».

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