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Superbonus, solo imprese certificate potranno realizzare i lavori

Il nuovo regime di qualificazione avrà però due vincoli che in buona parte annacquano la novità: scatterà dal 1° gennaio 2023 e varrà solo per lavori di importo superiore a 516mila euro

di Giorgio Santilli

Superbonus oltre 30 miliardi, "L'incertezza pesa sul lavoro"

3' di lettura

Soltanto imprese edili certificate con l'attestato Soa (Società organismi di attestazione) potranno realizzare i lavori del Superbonus. A prevedere questa rivoluzione, che trasferisce sull’edilizia privata la qualificazione oggi vigente solo per i lavori pubblici, è un emendamento approvato nella notte di domenica 8 maggio dalle commissioni Finanze e Attività produttive del Senato al decreto legge Taglia-prezzi 21/2022. Il decreto sarà in Aula a Palazzo Madama a partire dal 10 maggio.

Il nuovo regime di qualificazione avrà però due vincoli che in buona parte annacquano la novità: scatterà dal 1° gennaio 2023 (ma entrerà a pieno regime dal luglio 2023) e varrà solo per lavori di importo superiore a 516mila euro. Durante il periodo transitorio dal 1° gennaio al 30 giugno 2023 chi vorrà sottoscrivere contratti di appalto o di subappalto potrà farlo avendo firmato un contratto con una Soa per avviare il procedimento di attestazione.

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Modifica per contrastare il far west

Il principio contenuto nell’emendamento è fortemente innovativo: fino a oggi era stato applicato solo nella ricostruzione delle abitazioni del cratere del terremoto del centro Italia, dove però il finanziamento statale è diretto, in forma di contributo e non di sconto fiscale. La nuova misura mira anzitutto a contrastare il far west che si è scatenato con gli incentivi del Superbonus, in un mercato dove si affiancano soggetti fortemente strutturati a soggetti estremamente polverizzati e senza alcuna attestazione di affidabilità e di organizzazione degna di un’impresa edile.

Basti ricordare quanto denunciato dal Sole 24 Ore il 28 gennaio scorso con uno studio dell’Ance: 11.563 imprese neonate in sei mesi nel settore dell’edilizia e affini (Codice Ateco 41 e 43), con la sola iscrizione alla Camera di commercio. E solo il 39% degli imprenditori che hanno costituito le nuove imprese possono vantare un’altra attività in edilizia o una precedente esperienza imprenditoriale fatta nel settore edile. Con il restante 61% del tutto nuovo al settore dell’edilizia.

Spazio al contratto collettivo edilizia

Sempre in tema di Superbonus e sempre nel decreto Taglia-prezzi è stato approvato un secondo emendamento che ritorna invece sull’altro “paletto” fissato per garantire un livello minimo di organizzazione delle imprese edili che svolgono i lavori finanziati con il 110 per cento. Si tratta del vincolo che impone la sottoscrizione del contratto dell’edilizia alle imprese che svolgono lavori di importo superiore a 70mila euro: da una parte l’emendamento chiarisce che il vincolo si applica «alle opere il cui importo risulti complessivamente superiore a 70mila euro», dall’altra sancisce che l’obbligo di applicazione dei contratti collettivi «è riferito esclusivamente ai soli lavori edili».

Reazioni diverse dal mondo dell’edilizia

Diverse le reazioni del mondo dell’edilizia all’introduzione della qualificazione Soa. Parzialmente soddisfatto il presidente dell’Ance, Gabriele Buia. «Il principio introdotto - dice Buia - è estremamente importante perché punta a combattere l’illegalità e a dare concretezza alle politiche per la sicurezza del lavoro che altrimenti restano solo sulla carta. Questo in un comparto, quello dell’edilizia privata, in cui nessun requisito di organizzazione veniva richiesto finora all’impresa edile. D’altra parte, i due limiti imposti, quello temporale che rinvia l’applicazione del principio di fatto a metà 2023 e quello della soglia di 516mila euro, vanificano in buona parte il principio, almeno per il Superbonus, che finisce il 31 dicembre 2023».

Reazione negativa all’attestazione Soa dal mondo artigiano, che ha lavorato anche in Parlamento per rinviare la data di applicazione della nuova norma e per alzare la soglia. «Ancora una barriera burocratica viene imposta nella travagliata storia degli ecobonus», dicono Confartigianato e Cna che lamentano l’esclusione dell’80% delle piccole e medie imprese dal mercato della riqualificazione edilizia.

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