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Superbonus, taglio del cuneo e Patto di stabilità su misura: 3 soluzioni dal Festival dell’Economia

I grandi temi dell’economia affrontati dal palco del Festival. Il Nobel Phelps: un Paese non possa avere ottimi risultati economici con un enorme debito pubblico

di Carlo Andrea Finotto

Ruffini: “Fisco cartina di tornasole della democrazia”

4' di lettura

Superbonus e taglio del cuneo fiscale. Debito pubblico e soluzioni per ridurlo. Crescita, crisi o catastrofismo. Sono alcuni dei grandi temi rilanciati nel corso della terza giornata del Festival dell’Economia di Trento, giornata durante la quale un evento specifico ha riguardato la figura dell’economista Jea-Paul Fitoussi.

Fisco, no impatto sulla casa

«È evidente che in questo Paese la casa è un bene rifugio, un sogno per generazioni di italiani e, quindi, l'attenzione sul tema è più che giustificata» ma «allo stesso tempo, come è stato detto più e più volte, non ci saranno e non sono previsti effetti conseguenti e, quindi, lo si prende per come è stato detto e così verrà fatto». Ernesto Maria Ruffini, intervenendo al convegno “Riforma fiscale tra emergenze e uguaglianza” nell'ambito del Festival, rassicura la platea sul fatto che non aumenteranno le tasse sulla casa.

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Ruffini ribadisce il dato dei «19 milioni di italiani che hanno debiti col fisco», spiegando però che «non ha senso pensare al carcere, sarebbe invece più opportuno continuare a dare loro la possibilità di lavorare, per continuare a guadagnare e quindi a pagare le tasse».

Ai contribuenti italiani è stata inviata una parte consistente dei circa 50 milioni di atti totali che erano stati sospesi durante il periodo acuto della pandemia, e comprendono dalle cartelle vere e proprie agli avvisi bonari.

«Il sistema fiscale è obiettivamente inefficiente, la pressione fiscale è molto alta» ammette Ruffini. E questo «deriva dal disordine normativo. Ma senza aver prima sistematizzato le norme esistenti, è come ristrutturare una casa senza prima aver fatto ordine».

Superbonus, correttivi funzionano

Il discorso del direttore dell’Agenzia delle Entrate finisce poi inevitabilmente sul tema del Superbonus sottoposto nel corso dei mesi a numerose modifiche volte, soprattutto a limitare o evitare frodi: «I correttivi hanno funzionato» ma si è trattato di «una scelta puramente politica, noi ne abbiamo solo preso atto, semplicemente intervenendo quando è emerso qualche problema applicativo» ha detto.

«Purtroppo – prosegue Ruffini – ci sono state molte situazioni la cui gravità, ai miei occhi di cittadino e dg delle Entrate, è stata più lampante visto il periodo che stava attraversando il Paese. C'è qualcuno che ha tentato di frodare soldi pubblici, nel momento in cui avevamo necessità di ritrovare soldi pubblici per dare respiro a lavoratori e imprese, ed è stato corretto intervenire e più che corretto da parte del Legislatore porre in essere correttivi per evirare questo».

Taglio del cuneo fiscale: tutti lo vogliono

Si resta nell’ambito del fisco con il tema caldo del taglio del cuneo dopo che, nel corso della seconda giornata del Festival, il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti si è detto possibilista. È una misura in cima ai pensieri delle imprese e dei sindacati: approvata da Confindustria e definita come priorità dal segretario della Uil Pierpaolo Bombardieri e anche dal segretario della Cisl, Luigi Sbarra.

«Il taglio del cuneo ha dei costi» dice il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta. «È uno strumento che serve a dare più competitività alle imprese e più potere d'acquisto alle famiglie. Il problema è quello di trovare le coperture».

Un grande debito impedisce grandi risultati

Il tema risorse si lega anche a quello del debito. Una spina nel fianco dei conti Italiani. Edmund Phelps, premio Nobel per l’Economia 2006 (di nuovo sul palco del Festival dopo la partecipazione nella giornata di esordio) lo dice chiaramente: «Ho la sensazione che un Paese non possa avere ottimi risultati economici con un enorme debito pubblico, che pesa e comporta effetti negativi. Le economie dell'occidente non sono in fase depressiva, ma abbiamo bisogno di governi in grado di trovare il potere necessario per affrontare e risolvere grossi problemi senza distruggere l'economia».

Quello che solleva Phelps è un problema che riguarda da vicino l’Italia il cui debito si aggira intorno ai 2.750 miliardi di euro con un rapporto debito/Pil stimato dall’Fmi al 150,6% nel 2022.

Un Patto di stabilità su misura

Non siamo in presenza di una catastrofe incombente, ma il periodo è difficile, dice il commissario europeo agli Affari economici e monetari Paolo Gentiloni dal palco del Festival dell’Economia di Trento. È chiaro che in questo contesto la riduzione del debito e il rispetto del Patto di stabilità (dopo la sua sospensione dovuta alla pandemia) torna a essere un dossier a livello europeo.

Tra le ipotesi di riforma, Gentiloni parla della possibilità di stabilire programmi diversi per singoli Paesi con «obiettivi differenziati per ridurre il debito a lungo termine. E ci potrebbe essere un accordo tra una gradualità pro crescita e l'impegno a far rispettare questo schema». Si tratta, a livello decisionale, del «metodo del Pnrr applicato al Patto di stabilità». «L'idea – ripete Paolo Gentiloni – è quindi di un piano di riduzione del debito ma tarato sul singolo Paese, con «obiettivi realistici» senza più un paletto uguale per tutti. «Io penso di essere in grado di presentare una proposta, cercando di costruire un consenso nel collegio della Commissione Ue e poi tra i Paesi membri, dopo l'estate».

La crisi non si vede

Debito e Pil sono strettamente connessi e il ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta si dice ottimista a proposito del secondo parametro. «Lo dico: la crisi economica non c'è. Il Pil del primo trimestre è pari allo 0,1 per cento. Se anche il prossimo trimestre sarà ancora positivo andremo verso un +3 per cento sull'anno». Per Brunetta, una crescita «attorno al 3% la possiamo dare molto probabile. Prima della guerra era al 4,5%, vuol dire che l'Italia è resiliente, flessibile e la manifattura continua a produrre».

A proposito di inflazione, per il ministro per la Pubblica amministrazione «chi vuole tornare alla scala mobile (adeguamento automatico dei salari all'inflazione, ndr) dice una stupidaggine, i lavoratori si tutelano con i contratti, con il welfare, con una buona Pa, con investimenti in capitale umano...». A poche ore di distanza dal voto con il quale la Germania ha deciso di alzare il salario minimo da 9,82 euro a 12 euro a partire da ottobre, Brunetta si dice invece contrario all'introduzione di questa misura: «Non va bene il salario minimo per legge, è contro la nostra storia di relazioni industriali e sindacali, poi dobbiamo pensare a tutelare meglio i più deboli».

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