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Superlega, 10 ragioni per cui è una pessima idea

Lo streaming non può uccidere la storia. Non si mischiano mele e pere. Questo strappo sa un po’ di bluff. Ecco perché la Super League non ci convince

di Francesco Prisco

Mazzone che corre sotto la curva, uno dei simboli del calcio «inattuale». Ancora di più dopo l’annuncio della nascita della Superlega

4' di lettura

Non so voi, ma io tra Bernardo di Chartres e Fiorella Mannoia preferisco tutta la vita il primo. Non mi arrenderò mai alla logica del «Come si cambia per non morire» ma, come il filosofo francese, umilmente devo ammettere: «Siamo nani sulle spalle dei giganti». Se il trofeo della Champions League «pesa» in mano a Neuer è perché, prima di lui, lo hanno sollevato Di Stéfano, Cruijff e Baresi. L’idea della Superlega di calcio - o Super League, competizione con lo stesso originalissimo nome della Serie A svizzera - mi fa inorridire. E ho messo in fila dieci buone ragioni per cui mi sembra una pessima idea. Eccole.

1) Il contenitore non può vincere sul contenuto

Nell’epoca dello streaming, il calcio è un contenuto di pregio: chiarissimo. Non possiamo, tuttavia, rischiare di snaturarlo in nome del «contenitore». Perché, se non lo avete ancora capito, dietro le grandi manovre che hanno portato alla Superlega c’è la guerra tra nuove piattaforme di streaming, come Dazn, e vecchi broadcaster televisivi, come Sky.

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2) Così il calcio rischia la fine della boxe

Il bello del calcio è che sai che la Francia è campione del mondo, il Bayern campione d’Europa e la Juventus campione d’Italia. Per determinare «chi vince cosa» ci sono degli specifici tornei riconosciuti da una federazione mondiale (Fifa) e dalle federazioni continentali (come l’Uefa). Lo strappo dei 12 club scissionisti, con la conseguente condanna da parte di Fifa e Uefa, rischia di portare a una nuova competizione non riconosciuta: è l’alba di una nuova federazione, insomma. Così il calcio rischia la fine della boxe. Dove, alla domanda «chi è il campione del mondo», segue un’altra domanda: intendi il campione del mondo Wbc, Wbo, Wba o Ibf?

3) Il calcio è Juary che balla intorno alla bandierina

La finale di Champions League che ricordo con maggiore affetto è quella del 1987. All’epoca si chiamava Coppa dei Campioni. Al Prater di Vienna, il ballo intorno alla bandierina di Juary, uno «scarto» della nostra Serie A, suggellava la rimonta del Porto sul favoritissimo Bayern Monaco. In quel momento ho capito che il bello del calcio è Davide che ha la meglio su Golia, la Danimarca che vince l’Europeo ’92, il Leicester di Ranieri campione d’Inghilterra. Un calcio che riesce a fare a meno di questo, sega il ramo su cui sta seduto.

4) Non si mischiano le mele con le pere

Avete letto la lista dei 12 club fondatori della Superlega? E quelli in predicato di entrarci? Hanno storie molto diverse, blasoni variabilissimi. Non è il club dei club più titolati perché manca il Bayern che non vuole saperne di iscriversi. E ci sono dentro quattro squadre che non hanno mai vinto una Champions. Non è il club dei club storici, perché potrebbero farne parte parvenu come il Paris Saint Germain, fondato l’anno in cui si sciolsero i Beatles, e il Chelsea di Abramovic che, prima di Vialli e Zola, era poca cosa. Allora: cosa hanno in comune? In molti casi il fatto di appartenere a fondi americani, altre volte a sceicchi. Non fu il blasone, ma il denaro. E allora diciamolo: più che una competizione calcistica, questa lega è un circolo canottieri.

5) Se l’Ue va d’accordo con Boris Johnson, vuol dire che l’hai fatta fuori dal vaso

Le reazioni sono sempre un’ottima cartina di tornasole per comprendere la portata delle «azioni». Se ti arriva la condanna unanime della Commissione europea e di Boris Johnson, allora vuol dire che l’hai davvero fatta fuori dal vaso.

6) Verranno a comprarti la franchigia (e la porteranno a Caselle in Pittari)

Chi sostiene il progetto della Superlega guarda al modello delle grandi leghe sportive americane: niente retrocessioni, match all’insegna dello spettacolo, dirette tv e soldi che scorrono a fiumi. Chissà che ne pensano costoro di un altro aspetto centrale di quel modello: un giorno potrebbe arrivare l’ennesimo sceicco, comprarti la franchigia e portarla a Caselle in Pittari, per fare bella figura con una bellezza locale. Già me lo vedo il match di Super League Atletico Caselle in Pittari-Barcellona...

7) Le italiane sarebbero nobili decadute

Chi, in Italia, sostiene il progetto forse dimentica che le italiane in Europa sono ormai nobili decadute. Non era mai successo nella storia delle coppe europee che restassimo a digiuno per 11 anni interi. Persino negli anni Settanta, quando il calcio totale dell’Ajax ci annullò in Coppa Campioni, portammo via una Coppa delle Coppe (Milan) e una Coppa Uefa (Juventus). Dal Triplete di Mourinho a ora, invece, nulla. In Super League faremmo una certa fatica a stare tra le prime cinque. Vincemmo tanto, è vero, ma andati son quei tempi. Juventus, Inter e Milan are the new Torino, Genoa and Bologna.

8) Non può passare la morale: dato che non vinco, porto via il pallone

Tra i principali fautori della Superlega c’è Andrea Agnelli, numero uno della Juventus e presidente dimissionario dell’Eca. Il suo club, in Italia, ha vinto nove scudetti di fila. Al nono, a quanto pare, non farà seguito il decimo. In Champions, invece, bianconeri non pervenuti dal ’96. Non so a voi, ma a me sembra un po’ che stia passando la morale che accompagnava tante partitelle parrocchiali della nostra giovinezza: dato che non vinco più, il pallone è mio e me lo porto via.

9) Serve una Champions più moderna. Ma la modernità si interpreta, non si inventa

Nessun dubbio sul fatto che serva una Champions League più moderna. Ancora di più dopo che il coronavirus ha inferto un colpo senza precedenti sui bilanci dell’industria calcio. Ma la modernità si interpreta, non si inventa: rinunciare alla storia per esigenze di fatturato può alla lunga rivelarsi un approccio miope. Il calcio è strapaese, anche nei momenti più difficili: la sedia alzata al cielo da Mondonico, la corsa rabbiosa sotto la curva di Mazzone. Un patrimonio che non si può sacrificare con tanta leggerezza per tirare su i ricavi tv.

10) Tanto è tutto un bluff

L’ultima ragione per cui credo che questa Superlega sia una pessima idea è il fatto che sa tanto di bluff. Un nichelino lo scommetterei volentieri sul fatto che questa lite in qualche modo si ricomporrà, i 12 club scissionisti, dopo tanto cancan, torneranno al tavolo con l’Uefa e contratteranno condizioni (a loro) più vantaggiose per le prossime edizioni di Champions. Magari mi sbaglio, ma più che al Boston Tea Party sembra di assistere a un congresso della Dc degli anni Ottanta. Gli strappi che si tirano dietro i titoloni dei giornali, in fondo, fanno parte della dialettica. I teatri saranno pure chiusi, ma il teatro è ovunque.

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