SALE IN ZUCCA

Supermario Draghi al comando e Renzi nelle vesti del cospiratore

A tirare in ballo “Supermario” è stato Matteo Renzi che un giorno sostiene che l'esecutivo andrà avanti fino al 2023 e l'altro estrae dal cilindro il nome dell'ex-governatore come futuro premier

di Giancarlo Mazzuca


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2' di lettura

Al momento di lasciare la guida della Bce, alla fine del 2019, Mario Draghi fu molto chiaro: «Nessun rimpianto». Ma, a distanza di pochissimi mesi, non vorremmo che si fosse subito pentito di quell'affermazione. Il motivo? Dopo la tregua natalizia, il suo periodo sabbatico sembra, infatti, già finito: chi lo vuole qua, chi lo vuole là. Così strattonato, forse già rimpiange Francoforte.

L'ultimo a tirare in ballo “Supermario” è stato Matteo Renzi che un giorno sostiene che l'esecutivo andrà avanti fino al 2023 e l'altro estrae dal cilindro il nome dell'ex-governatore come futuro premier. Draghi è stato indicato la settimana scorsa con un'intervista al giornale spagnolo «El Pais»: chi meglio dell'allievo prediletto di Franco Modigliani potrebbe andare al posto di Conte in tempi brevi?

Per la verità, la sua candidatura per Palazzo Chigi era cominciata a circolare molto tempo prima: nell'estate del 2019 quando andò a casa l'esecutivo gialloverde, ma Draghi era ancora a Francoforte e fece subito sapere che avrebbe voluto finire il suo mandato alla Banca centrale europea. Diversi dietrologi rilevarono allora che, semmai, proprio quel personaggio che gli americani chiamavano “the unitalian” perché sembrava così poco italiano - sarebbe stato l'uomo giusto per salire nel 2022 al Quirinale quando scadranno i sette anni di Mattarella.

Osservazione corretta, ma con i tempi che corrono, il nome di “Supermario” è tornato in ballo per Palazzo Chigi: se non è oggi, sarà domani. Tanto più che Draghi non ha rimpianti del suo vecchio incarico alla Bce mentre, invece, l'hanno, molti addetti ai lavori - a cominciare, pensate un po', dai tedeschi - che non avrebbero trovato la sintonia giusta con Christine Lagarde, la nuova inquilina all'Eurotower.

Che a fare il nome di Draghi sia poi stato un leader della coalizione di maggioranza dovrebbe far riflettere sulla reale tenuta di questo governo. Dopo l'indicazione di “Supermario” da parte di Renzi qualcuno ha parlato anche di un complotto nei confronti di Conte. Forse è eccessivo, ma, nelle vesti di cospiratore, Matteo non ci sta male.

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