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Surgital, dalla pasta fresca surgelata ai piatti monoporzione

La «multinazionale formato famiglia» di Ravenna esporta in 60 Paesi e ora punta con la ristorazione ai 100 milioni di fatturato

di Manuela Soressi

3' di lettura

Dai 45 mq del primo laboratorio artigianale, aperto nel 1980, agli oltre 32mila mq dello stabilimento attuale, da cui escono 165 tonnellate di pasta fresca al giorno: è l’escalation di Surgital, gruppo ravennate fondato da Romana Tamburini e dal marito Edoardo Bacchini (e tuttora controllato al 100% dalla famiglia), che nel 2021 ha registrato 78,3 milioni di euro di fatturato aggregato.

Per raggiungere l’obiettivo di portare la pasta fresca in tutte le cucine italiane (e poi mondiali, visto che vende in oltre 60 Paesi con 10 brand diversi) la coppia ha puntato sulle rispettive abilità di sfoglina e di sviluppatore di impianti tecnologici (Bacchini ha brevettato la macchina per il garganello romagnolo), puntando da subito sull’ingegnerizzazione della produzione.

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La pasta fresca viene realizzata con tecniche artigianali e ingredienti di qualità, ma con volumi da grande industria grazie a macchinari esclusivi, sviluppati in proprio spesso sfruttando tecnologie “adattate” da altri settori, come farmaceutico e navale. L’altra intuizione è stata quella di mantenere la qualità e prolungare la shelf-life della pasta fresca tramite la surgelazione, tecnica poi estesa anche a piatti pronti e sughi, la cui produzione ammonta oggi rispettivamente a 80mila monoporzioni e 12 tonnellate al giorno. In tutto sono oltre 600 referenze, stoccate in 70mila mq di celle frigorifere e nei 14mila posti pallet del magazzino automatizzato e mantenuto a -20 gradi.

Per un’azienda con questa struttura l’attuale rincaro dell'energia è un macigno. «Quest’anno ci aspettiamo un aumento del 45% della bolletta energetica, che è la nostra principale voce di costo – spiega Massimiliano Bacchini, membro del Cda e direttore commerciale –. E sarebbe potuta andare peggio se, due anni fa, non avessimo concordato un prezzo fisso valido sino a fine 2022 per buona parte del metano che usiamo».

La situazione attuale ha comunque spinto l'azienda a rivedere la sua gestione energetica. Grazie agli investimenti realizzati quando ancora l'energia era considerata una commodity, Surgital si è dotata di un impianto fotovoltaico da 1.000 kw/h, di una centrale di quadrigenerazione, alimentata a metano da 6mila kW/h e di una centrale da 600 kw/h, diventando autosufficiente e riuscendo anche a vendere elettricità alla rete.

«Ma ora abbiamo deciso di concentrarci sui nostri fabbisogni – aggiunge Bacchini – e di puntare ancora di più sulla sostenibilità, ampliando il ricorso agli impiamti fotovoltaici e investendo 2,5 milioni di euro per rinnovare la centrale a metano con nuove caldaie e con un motore “intelligente”, di derivazione navale, alimentato con turbine oil free (un brevetto di derivazione aerospaziale) e gestito con un software». Quella della sostenibilità energetica non è l'unica sfida che questa “multinazionale formato famiglia” ha dovuto affrontare negli ultimi anni. Da azienda focalizzata sul fuoricasa (70% di incidenza sui ricavi) e forte nell’export (42%), nel 2020 si è trovata a perdere quasi un terzo del fatturato a causa dei lockdown e a dover ripensare i suoi mercati di sbocco globali, colpiti dagli effetti di sanzioni economiche e pandemia.

«Nonostante tutto abbiamo confermato il nostro piano di investimenti 2020-2023, che prevede oltre 10 milioni di euro destinati ad ampliare lo stabilimento, ad aumentarne l'automatizzazione e a installare cinque nuove linee produttive, oltre le 34 attuali, per sviluppare nuove categorie di prodotti» conferma Bacchini.

Per far crescere il business e arrivare a superare l'obiettivo dei 100 milioni di euro di fatturato aggregato 2022, Surgital punta sulla ripresa dell’horeca (che finora sta andando meglio delle aspettative), sull’aumento dell’export, sullo sviluppo della catena di locali Ca’ Pelletti (prossima apertura a Firenze) e anche sulla crescita in Gdo, dove è copacker di molte private label e dove ha debuttato nel 2020 con il suo marchio “Piacere Mio!”, partito con i piatti pronti monoporzione surgelati e poi esteso anche ai sughi pronti in pepite (un formato registrato). Poi, nel 2023, arriverà anche il primo bilancio di sostenibilità.

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