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Suzuki Gsx-S1000Gt, com'è fatta e come va

La sport-tourer della Casa di Hamamatsu vira verso il turismo pur conservando le doti sportive ereditate dalla superbike Gixxer

di Gianluigi Guiotto

2' di lettura

Gt, Gran turismo: il suffisso che ha sostituito la “F” nella sigla della Suzuki Gsx-S1000 Gt spiega bene il cambiamento che ha interessato il modello. Obiettivo: accrescerne la propensione al turismo. Le linee morbide hanno ceduto il passo ad altre più tese e tirate studiate in galleria del vento e sono arrivati due fari a led all'anteriore, un cupolino più ampio, un display tft lcd a colori da 6,5 pollici collegabile allo smartphone, il cruise control e due borse laterali in tinta da 36 litri di serie (vi entra un casco integrale).

Com'è

Il cuore è sempre il quattro cilindri in linea della sportiva Gixxer da 999 cc, ma con maggior potenza rispetto alla “F” – 152 cv – e con una coppia massima di 106 Nm. I tecnici hanno lavorato per avere un'erogazione più corposa, con una progressione più regolare, rendendo la moto più piacevole e gestibile nella guida in città e in viaggio. La frizione antisaltellamento è ora assistita: azionare la leva richiede uno sforzo minore.

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Il telaio doppia culla e il forcellone, anch'essi di derivazione Gsx-R, sono realizzati in alluminio e abbinati a una forcella Kyb completamente regolabile e a un mono regolabile in precarico ed estensione. L'elettronica è racchiusa nel sistema Sirs, Suzuki intelligent ride system, piattaforma elettronica che gestisce in modo integrato vari dispositivi, dall'acceleratore elettronico con tre curve di erogazione al controllo di trazione (cinque livelli disponibili e disattivabile), fino al cambio Quick Shift System per cambiare in su e in giù senza dover tirare la leva della frizione.

Come va

In sella alla Gsx-S1000 Gt, a 810 mm da terra, chi è sopra i 190 cm come chi scrive si troverà un po' costretto, con il manubrio un po' troppo vicino al busto, le ginocchia molto piegate e una limitata protezione offerta dal cupolino. I meno alti, invece, troveranno un'ottima accoglienza, con pedane alla giusta altezza per una guida attiva e il serbatoio da 19 litri da poter stringere bene con le ginocchia. I comandi (purtroppo non illuminati) sono a portata di dito, tranne quello che attiva il cruise control, sul blocchetto destro, che obbliga a spostare la mano. Molto chiaro il display: le informazioni necessarie si leggono al volo; collegandolo al telefono, è possibile vedere le mappe del navigatore.

Bastano pochi km per apprezzare la generosità del quattro cilindri: ha una risposta tranquilla alla prima apertura, è vigoroso fino ai 5mila giri (qui iniziano ad arrivare un po' di vibrazioni a manubrio e pedane) e diventa cattivo oltre, da vera sportiva; è incredibile come riprenda bene anche dai 35-40 km/h in sesta, a 2mila giri. Ottimamente a punto il cambio: non s'impunta mai, ha cambiate regolari e precise, con ogni tipo di utilizzo, sia sportivo sia tranquillo. Sul fronte dei freni l'anteriore, dove lavorano due dischi da 310 mm con pinze Brembo monoblocco, ci è sembrato leggermente sottotono, nel senso che occorre strizzare bene la leva per avere tutta la forza frenante. Infine, più votate al morbido che al rigido, le sospensioni assorbono bene ogni irregolarità dell'asfalto, ma invogliano a una guida rotonda visto che la moto è più progressiva nei movimenti. Insomma, perfetta per il…turismo veloce.

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