Quotate Italia

Svalutazioni di asset da 10 miliardi per il 75% del Ftse Mib

di Alessandro Graziani

2' di lettura

La crisi legata al Covid-19 ha portato a un incremento degli impairment (svalutazione degli asset iscritti in bilancio, tra avviamenti e partecipazioni), sia in termini di numero di aziende sia in termini di valore dell’impairment. Un trend omogeneo a livello europeo, che ha coinvolto anche le società quotate in Italia: il 75% delle aziende dell'indice Ftse Mib ha riportato un impairment, raggiungendo il livello più elevato degli ultimi anni.

È questo il dato più rilevante del rapporto annuale della società di consulenza EY sugli impairment tra le società quotate sui principali mercati azionari europei che comprendono, oltre all’Italia, anche Francia, Germania, Uk e Svizzera. Guardando ai valori assoluti degli impairment del 2020 – e tenendo conto della diversa dimensione dei listini azionari – le svalutazioni più elevate sono avvenute in Francia (23,3 miliardi), seguita da Uk (17,6 miliardi), Germania (16,6 miliardi), Italia (9,8 miliardi) e Svizzera (7,4 miliardi).

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«La pandemia ha portato a un incremento sia nel numero di aziende che hanno riportato svalutazioni degli asset iscritti in bilancio sia nel valore delle svalutazioni stesse», commenta Mario Rocco, partner e responsabile valutazioni di EY Italia.

GLI IMPAIRMENT NEI PRIMI 5 PAESI EUROPEI
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A confronto con altre fasi di crisi acute dei mercati azionari, a partire da quella del 2011, questa volta gli impairment sono stati trasversali ai vari settori di attività, con picchi di rilievo nel manifatturiero e nell’energia. Focalizzando l’attenzione sull’Italia, «le svalutazioni degli asset iscritti in bilancio osservate nel Ftse Mib sono distribuite tra i vari settori, a differenza delle precedenti crisi, che avevano prodotto picchi di svalutazioni in specifici settori: nel 2011 in quello dei financial services e nel 2014-15 nel settore energy – prosegue Rocco – In Italia abbiamo registrato un incremento delle svalutazioni rispetto ai precedenti anni nel settore industriale, probabilmente in relazione allo shock della domanda e agli incerti scenari di ripresa disponibili allo scorso 31 dicembre».

Altra differenza di rilievo rispetto alla crisi del 2011, secondo l’analisi di EY, è che alle svalutazioni contabili dovute a impairment non è seguito un analogo deprezzamento nelle valutazioni di mercato, provocando un evidente disallineamento tra valori di mercato e valori di Borsa.

L’esempio più evidente è quello del settore energy, che nel 2020 ha registrato il valore maggiore di impairment con 3 miliardi di svalutazioni mentre il market-to-book ratio è stato il più alto (1,5). «Dall’analisi emerge inoltre che i tassi di sconto mediamente applicati sono in diminuzione rispetto ai precedenti anni a fronte dell’incremento delle svalutazioni degli asset iscritti in bilancio – spiega il partner di EY – e ciò indica una maggiore prudenza nella predisposizione dei business plan da parte delle aziende, in linea con le raccomandazioni degli organismi regolatori».

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