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Svaniti i salvatori di Alitalia: caccia a una nuova proroga

Scade il 21 novembre il termine e non c'è un'offerta: le Fs tengono la porta aperta al negoziato, l'ultima speranza è convincere Atlantia a rientrare dopo il dietrofront

di Gianni Dragoni


Alitalia un’altra Ilva pronta a esplodere: nuova proroga o liquidazione

4' di lettura

Alitalia per ora non verrà messa in liquidazione. Dopo un anno di lavoro sul dossier le Ferrovie dello Stato, malgrado l’irritazione per il dietrofront di Atlantia e per il bluff di Lufthansa, tengono la porta aperta al negoziato sul piano di salvataggio.

L’ipotesi più concreta è che i commissari di Alitalia, consultato il Mise, decidano una mini-proroga del termine che scade il 21 novembre per la presentazione di un’offerta finale per l’acquisto della compagnia. Una proroga di un paio di settimane. Nel frattempo potrebbe esserci un lavoro del governo per «massaggiare» la società dei Benetton sulla concessione di Autostrade per l’Italia (Aspi) e verificare se ci sono i margini per far rientrare Atlantia nel salvataggio di Alitalia.

La posta in palio
Questa è la vera posta in palio per i Benetton. Come ha riconosciuto Atlantia nella lettera del 2 ottobre al ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, se perdura «l’incertezza» sulla redditizia concessione ad Autostrade l’eventuale intervento nel salvataggio di Alitalia non sarebbe possibile.

Il 21 novembre non sarà presentata alcuna offerta ai commissari. Con la disponibilità solo di Delta ad acquisire il 10% della «Newco» Nuova Alitalia per 100 milioni di euro, essendosi sfilata Atlantia che avrebbe dovuto avere il 37,5%, Fs e Mef sarebbero gli unici altri soci e quindi dovrebbero avere il 90% della nuova compagnia. Sarebbe una ri-nazionalizzazione di Alitalia, che da gennaio 2009 è una società privata, anche se da quando è stata commissariata (2 maggio 2017) è tenuta in vita con soldi pubblici.

Nazionalizzazione complessa
La nazionalizzazione non è possibile senza una decisione esplicita del governo, né l’a.d. di Fs, Gianfranco Battisti, sarebbe disposto a caricare Fs dei rischi di una simile operazione, dopo oltre un anno in cui lavora al piano di salvataggio. Inoltre una nazionalizzazione dovrebbe essere autorizzata dalla Ue per gli aiuti di Stato. Anche l’erogazione degli ulteriori 400 milioni di euro di «prestito» statale, secondo quanto Bruxelles ha fatto sapere al governo, potrà avvenire solo se verrà costituita la «Newco» o consorzio che farà l’offerta per Alitalia.

Il cda di Fs il 20 novembre ha esaminato le posizioni espresse dai potenziali soci e ha confermato, replicando alla nota del cda di Atlantia del 19 novembre, che il partner industriale c’è ed è Delta. «Sono state esaminate le comunicazioni inviate nei giorni scorsi da Delta, che a seguito del lavoro congiunto condotto negli scorsi mesi ha confermato la disponibilità a partecipare all’equity della nuova compagnia, nonché la lettera trasmessa ieri da Lufthansa, con cui si sono tenuti incontri nelle ultime settimane», afferma il comunicato di Fs. «In proposito, pur prendendo atto degli elementi positivi contenuti in tali comunicazioni, si nota che Lufthansa ha prospettato la disponibilità ad un accordo commerciale, ma non ad un ingresso immediato nell’equity della nuova Alitalia».

Poi la società dei Benetton. «Inoltre, con il comunicato stampa emesso ieri, Atlantia ha reso noto che allo stato non si sono ancora realizzate le condizioni necessarie per l’adesione al progetto, ferma la disponibilità a proseguire il confronto per l’individuazione del partner industriale. Pertanto, il cda di Fs, confermando l’impegno e la disponibilità dell’azienda a proseguire le negoziazioni per il costituendo consorzio, per cui ad oggi non sono ancora maturate le condizioni necessarie, attende le valutazioni dei commissari straordinari in merito alle iniziative da intraprendere».

Rebus offerta alternativa
Battisti invierà entro il 21 novembre una lettera ai commissari. Patuanelli si è detto «parzialmente ottimista» e ha fatto notare che «il momento da mantenere fisso è il closing a marzo». Ma se c’è uno slittamento nell’offerta anche la conclusione dell’operazione (occorrono almeno 4 mesi per gli accordi sindacali e l’autorizzazione Antitrust) slitterà rispetto al 30 marzo. Il rebus però è un altro, cioè se arriverà un’offerta. «Per Alitalia credo che rinvieranno ancora e ci metteranno soldi pubblici», ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini.

Se Alitalia venisse messa in liquidazione, Lufthansa potrebbe piombare sulle sue spoglie per rilevarle a prezzo vile, come fece con Swissair,poi risanata.

Gli accertamenti della Gdf su Aspi
Intanto Repubblica ha riferito che nelle indagini giudiziarie sul crollo del Ponte Morandi (43 morti) la Guardia di Finanza lo scorso marzo ha trovato un documento dell’ufficio rischi di Aspi in cui si parla di «rischio crollo» per il Ponte Morandi dal 2014 al 2016 e di «rischio perdita di stabilità» dal 2017. Gli inquirenti vogliono capire perché il progetto di consolidamento del ponte è stato sottoposto al Provveditorato alle opere pubbliche solo nel febbraio 2018. Aspi ha replicato che «diversamente dall’interpretazione fornita dall’articolo, ciò significa in realtà che la società non è quindi in alcun modo disponibile ad accettare rischi operativi sulle infrastrutture». Le azioni Atlantia hanno chiuso la seduta in calo del 2,2% a 22 euro.

Per approfondire:
Alitalia, negli ultimi undici anni bruciati 310mila euro per addetto
Alitalia al bivio finale tra Delta e Lufthansa

Ilva e Alitalia: miracolo improbabile, disastro alle porte

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    Gianni DragoniCaporedattore, inviato

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: italiano, inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza, industria aerospazio, difesa, industria ferroviaria, trasporto aereo, grandi aziende pubbliche, privatizzazioni, bilanci società di calcio, stipendi manager, governance società quotate, conflitti d'interesse

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