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Svezia, Andersson prima donna premier solo per poche ore

Magdalena Andersson, leader socialdemocratica, si dimette a poche ore dall’insediamento per l’uscita dal governo dei Verdi. Lunedì 29 nuovo tentativo

di Michele Pignatelli

Aggiornato il 25 novembre 2021, ore 1530

Magdalena Andersson

3' di lettura

Da un record all’altro, o poco ci manca. Succede in Svezia, dove la leader socialdemocratica Magdalena Andersson, prima donna a essere eletta premier nel Paese scandinavo, ha rassegnato le dimissioni dopo neppure otto ore, in seguito alla bocciatura della legge di bilancio e all’uscita dalla coalizione di governo dei Verdi.

«Capisco che quanto è accaduto possa apparire caotico - ha detto in conferenza stampa l’ex ministra delle Finanze - ma è una questione di rispetto: non voglio guidare un governo la cui legitimità possa essere messa in discussione». Quindi si è detta disponibile a ritentare alla guida di un governo monopartitico, sostenuto dai soli Socialdemocratici. E un nuovo voto sulla sua premiership si terrà lunedì 29 novembre.

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La nomina del Parlamento

Per capire meglio gli ultimi sviluppi - che affondano le radici in un Parlamento sempre più frammentato - può essere utile un passo indietro. Mercoledì mattina Andersson, erede di Stefan Löfven alla guida del partito socialdemocratico, aveva ottenuto il via libera del Riksdag a guidare un governo di minoranza Socialdemocratici-Verdi.

Era stato, a dire il vero, un via libera reso possibile dalla peculiarità della Costituzione svedese, che prevede che primo ministro ed esecutivo possano essere nominati e restare in carica finchè almeno 175 deputati su 348 non sono contro di loro. E Andersson ha ottenuto 117 voti favorevoli, 57 astensioni e 174 voti contrari (era assente un deputato).

Un sostegno minoritario rivelatore delle prospettive difficili del nuovo governo, già sperimentate peraltro dal predecessore Löfven, premier di un esecutivo di minoranza con l’appoggio esterno di Sinistra e Centro e sconfitto in un voto di fiducia tenuto a giugno.

La bocciatura del budget e l’uscita dei Verdi

Difficoltà toccate con mano dal governo Andersson subito dopo l’insediamento, quando la legge di bilancio proposta dal governo è stata bocciata (il Partito di Centro ha votato contro), a vantaggio di una proposta alternativa presentata dai partiti di opposizione di centrodestra (Moderati e Cristiano-democratici) e dai Democratici svedesi, il partito populista di destra con radici in un movimento neonazista, finora considerato paria nella politica svedese. Il budget dell’opposizione ha ottenuto 154 voti favorevoli e 143 contrari.

Si tratta in realtà di un budget che prende le mosse da quello del governo, ma destina per esempio meno risorse alle famiglie o all’ambiente e di più a riduzione delle tasse, aumento dei salari per le forze di polizia, rafforzamento del sistema giudiziario. In poche parole, è un budget con un orientamento più di destra, che Andersson si è detta comunque disponibile ad adottare fino alle prossime elezioni, fissate per settembre, ma che ha spinto i Verdi a uscire dall’esecutivo.

«Abbiamo alle nostre spalle un partito unito nel sostenere che non possiamo stare in un governo che implementa una politica negoziata dai Democratici svedesi», ha dichiarato la portavoce dei Verdi, Marta Stenevi.

Gli scenari: un governo monopartitico

Come Andersson ha sottolineato «un governo dovrebbe dimettersi se un partito esce dalla coalizione, anche se la situazione in Parlamento non è cambiata». E così è accaduto. Ma l’ex ministra delle Finanze ha subito comunicato allo speaker dell’assemblea la volontà di risottoporsi a un voto per diventare premier, questa volta alla guida di un governo sostenuto formalmente solo dai Socialdemocratici. E lo speaker ha confermato che un voto si terrà lunedì 29 novembre.

Stando alle intenzioni espresse dai partiti, potrebbe farcela: i Verdi si sono detti pronti a sostenerla, come pure la Sinistra; il Centro ha dichiarato che si asterrà. Lo speaker del Parlamento comunicherà le sue intenzioni giovedì.

Quel che è certo e che gli ultimi, clamorosi sviluppi hanno mostrato è che la Svezia, un tempo bastione di stabilità politica sotto la guida socialdemocratica, vive ormai una fase di turbolenza e frammentazione politica. E l’ascesa dei Democratici svedesi - la cui popolarità ha subìto un nuovo, recente impulso dalla criminalità in aumento e dalle tensioni legate all’immigrazione - rende sempre più difficile formare maggioranze stabili.

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