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Svezia, condannato Paolo Macchiarini, il chirurgo dei trapianti non autorizzati

Il pubblico ministero svedese lo aveva accusato di aggressione aggravata contro tre persone, tutte decedute, per avere operato su di loro in modo inappropriato e con spietatzza tra 2011 e il 2014

di Marta Paterlini

(EPA)

3' di lettura

Il chirurgo Paolo Macchiariani è stato condannato con la condizionale per lesioni personali a uno dei tre pazienti sui cui aveva svolto il trapianto di trachea sintetica biotech una decina di anni fa.

Il pubblico ministero svedese lo aveva accusato di aggressione aggravata contro tre persone, tutte decedute, per avere operato su di loro in modo inappropriato e con spietatzza tra 2011 e il 2014.

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Durante tutto il processo, che si è svolto nelle scorse settimane, Macchiarini ha negato qualsiasi illecito penale. Il pm aveva chiesto la condanna di Paolo Macchiarini ad almeno cinque anni di reclusione per, in primo luogo, aggressione aggravata e, in secondo luogo, per lesioni personali nei tre casi. L’aggressione grave richiede l’intenzione, mentre il crimine illecito richiede negligenza. La Corte ritiene invece che debba essere condannato solo per gli interventi sul terzo paziente.

Alla fine del 2010, Macchiarini era stato reclutato come visiting professor presso il Karolinska Institute e il Karolinska University Hospital. Nel 2011 era finito su tutte le prime pagine dei giornali del mondo per aver eseguito il primo trapianto di trachea con cellule staminali presso il principale ospedale svedese. Successivamente, il chirurgo di origini toscane, ritornò sulle prime pagine di quegli stessi giornali per una serie di scandali che lo portarono in disgrazia e che fecero saltare molte teste del Karolinska Institute.

Saltò fuori che Macchiarini aveva imbrogliato sul proprio curriculum professionale, aveva falsificato dati e aveva operato infrangendo limiti etici. Secondo il tribunale distrettuale di Solna, dove sorgono il Karolinska Institute e il Karolinska University Hospital, il reato è grave, perchè gli interventi chirurgici non sono avvenuti secondo scienza e comprovata sperimentazione, ma non esige la reclusione; invece, Macchiarini sarà sottoposto a un periodo di prova per due anni senza supervisione. Se commettesse altri reati, si procederà con una sanzione o verrà prorogato il periodo di prova.

Macchiarini è stato invece assolto dalle altre due accuse. Nella sentenza, la Corte sostiene che i trapianti sui primi due pazienti fossero giustificabili data la situazione di salute dei pazienti. Tuttavia, alla luce dell'esito di queste due prime operazioni, che hanno portato alla morte dei pazienti, la corte ritiene che la terza operazione fosse evitabile «poichè si era a conoscenza delle conseguenze nefaste che avevano avuto i primi due trapianti e il beneficio che ci si poteva aspettare dal trattamento era semplicemente non proporzionato ai rischi a cui era associata la procedura».

Il professor Kjell Asplund, presidente del Consiglio nazionale svedese di etica medica che si era occupato di indagare tra le pieghe del caso Macchiarini nel culmine degli scandali qualche anno fa, si aspettava una condanna più dura contro il chirurgo italiano. Durante tutto il processo, la linea dell’accusa ha puntato sul fatto che gli interventi chirurgici non potevano essere considerati come cure o ricerca autorizzata, poiché mancavano i permessi etici.

Nella sua sentenza, il tribunale distrettuale ha sottolineato che i pubblici ministeri non hanno dimostrato con efficacia che gli interventi costituissero una sperimentazione mera a se stessa. Inoltre, la corte ha accolto il punto di Björn Hurtig, avvocato difensore di Macchiarini (lo stesso che difende Julian Assange), che ha più volte sottolineato durante il processo che la decisione di procedere con il trapianto di trachea biotech è avvenuta dopo l'arrivo dei pazienti in Svezia, ma che tale decisione è stata presa in seguito, quando non si è ritenuto possibile un’alternativa terapeutica; quindi demolendo l'accusa di intenzionalità di Macchiarini. La difesa ha inoltre sempre battuto il tasto sul fatto che le operazioni siano state un lavoro di squadra.

Impossibile, quindi, ignorare la responsabilità del gruppo manageriale dell'ospedale: Macchiarini deve avere proceduto con le operazioni «nella convinzione che i superiori avessero predisposto i permessi necessari», ha sempre sostenuto Hurtig. Bengt Gerdin, professore dell’Università di Uppsala, che aveva svolto un’ indagine interna per il Karolinska Institute sulla frode delle pubblicazioni scientifiche di Macchiarini, amareggiato per la sentenza è tuttavia positivo per il fatto che questo processo abbia acceso l'attenzione sulla responsabilità che hanno e devono avere gli operatori sanitari sui pazienti.

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