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Sviluppo, le aree interne vogliono invertire la rotta

Covid e smart working hanno spinto al centro dell’attenzione aree montane e rurali che ora hanno una chance grazie a Pnrr, Green Communities e Pac

di Alessia Maccaferri

3' di lettura

L’ultima campanella era suonata nel 1972. Dopo cinquant’anni riapre la scuola di Ostana, paese di 80 abitanti ai piedi del Monviso. Un segnale positivo, frutto di decenni di contrasto allo spopolamento da parte del Comune, degli abitanti, di una cooperativa di comunità. E di luoghi Ostana in Italia ce ne sono tante. Sono oltre 3.800mila i Comuni delle aree interne sui quasi 8mila italiani. Occupano più della metà della superficie della Penisola, eppure ci abita appena il 22% degli italiani. Territori lontani dai centri urbani e in progressivo di spopolamento, complice la carenza di infrastrutture e servizi.

Negli ultimi dieci anni qualche paese è riuscito a invertire la tendenza, timidi segnali lasciati all’intraprendenza di qualche sindaco o comunità locale.

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Una nuova stagione di progettazione

Ora con la pandemia il vento è cambiato: l’Italia ha riscoperto questi paesi perlopiù montani con la fuga dalle città e il lavoro da remoto. E durante gli ultimi due governi sono giunte le risorse del Pnrr (emblematico il bando Borghi) e della fase 2 della Snai, Strategia nazionale aree interne e della nuova Pac (2023-2027) che investirà sulle infrastrutture informatiche non solo in termini fisici ma anche immateriali come piattaforme per la gestione di banche dati e servizi digitali funzionali alle comunità e alle attività in ambito rurale.

VERSO LO SPOPOLAMENTO
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Ora si tratta di capire come mettere a frutto questo momento rendendo strutturale lo sviluppo territoriale. Quale strategia adottare? «Quei paesi che sinora hanno puntato sulla ideologia della patrimonializzazione e solo sulla valorizzazione turistica non hanno ottenuto i risultati sperati» ha spiegato alle ultime Giornate di Bertinoro per l’Economia Civile Antonio De Rossi, docente al Politecnico di Torino. Il professore, coautore del libro «Contro i borghi» (Donzelli), auspica il superamento di un immaginario naif dei piccoli paesi, per costruire «le condizioni dell’abitabilità con una infrastrutturazione di welfare ed economica».

La fragilità dell’infrastruttura digitale

L’anello più debole resta il digital divide. «La situazione è peggiorata, a cominciare dalla copertura della telefonia mobile. Dalle nostre rilevazioni siamo passati da 1.300 segnalazioni di luoghi abitati scoperti di tre anni fa agli attuali 2.450. Si è perso troppo tempo prima di agire» spiega Marco Bussone, presidente nazionale dell’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani. Il Pnrr in particolare ha la missione di colmare il divario digitale nelle aree montane. «Il ministro Colao nelle scorse settimane ci ha presentato il Piano Italia 1 Giga, il piano per la fibra e quello per il 5G, oltre ai piani per le scuole e la sanità connessa. Su 6,7 miliardi di euro di investimento, da oggi al 2026, circa 3,4 miliardi di euro sono per i Comuni montani» aggiunge Bussone.

Ora la questione è fare presto per dotare le aree interne di quelle infrastrutture necessarie per la didattica, per i servizi di welfare, per le imprese. «Gli operatori devono dialogare con i sindaci quando ci sono problemi con le linee che passano nei loro comuni: i sindaci devono avere un interlocutore» spiega Bussone. «Vanno semplificati gli iter e rimossi i vincoli burocratici per mettere i ripetitori e la fibra».

Le green community, dalle foreste al welfare di prossimità

Un altro versante di innovazione è legato alle 35 green communities - sostenute con 135 milioni dal Pnrr - che vanno ad aggiungersi alle tre aree montane già finanziate. Partito nel 2008 il percorso delle green communities è stato inserito in una legge (221/ 2015) e mette al centro agricoltura, foreste, energia, turismo, acqua, rifiuti. «Stiamo lavorando sulla vendita dei crediti di carbonio, in collaborazione con il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano per investire 2 milioni» spiega Enrico Bini, sindaco di Castelnuovo Monti, Comune reggiano che rientra in una delle tre aree pilota a livello nazionale. Il Comune raccoglie i frutti della “La Montagna del latte” portata avanti dall’Unione montana dell’Appennino Reggiano nell’ambito della Snai che peraltro è stata rifinanziata nei mesi scorsi per il 2021-2027 (172 milioni per 43 nuove aree interne). «Negli anni passati con la Snai abbiamo investito 28 milioni - aggiunge Bini - Abbiamo puntato sul capitale umano, ci stiamo affermando come polo attrattivo per la scuola, la formazione e il lavoro, puntando sulla mobilità e sulla collaborazione con le aziende non solo turistiche ma della meccatronica». Così sono stati finanziato laboratori nella scuola e sul territorio. E in paese arrivano sempre più studenti dalle province e dalle città vicine.

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  • Alessia MaccaferriCaposervizio Nòva 24 - Il Sole 24 Ore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: innovazione sociale, impact investing, filantropia, fundraising, smart cities, turismo digitale, musei digitali, tracciabilità 4.0, smart port

    Premi: Premio Sodalitas (2008), premio Natale Ucsi (2006), European Science Writer Award (2010)

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