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Sviluppo sostenibile, Giovannini: Italia “fuori linea” rispetto ai 17 obiettivi da centrare entro il 2030

Per sei obiettivi la situazione è addirittura peggiorata, per tre è stabile e per otto si registrano miglioramenti contenuti

di Nicoletta Cottone

Giovannini: in Italia arretra lo sviluppo sostenibile

4' di lettura

«L’Italia è “fuori linea” rispetto al conseguimento dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. Per sei obiettivi la situazione è addirittura peggiorata, per tre è stabile e per otto si registrano miglioramenti contenuti». Lo segnala Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’Asvis, alla presentazione dell’ottavo rapporto Asvis “L’Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile”, lo strumento con cui l’Alleanza analizza annualmente lo stato di avanzamento del Paese verso la realizzazione dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni unite. I ritardi potrebbero essere in parte recuperati, attuando con urgenza e incisività interventi e riforme, come l’Italia si è impegnata a fare nel corso del Summit Onu del 18-19 settembre scorso.

Povertà: 2 milioni di famiglie in povertà assoluta

L’Italia resta carente rispetto ai principali obiettivi dello sviluppo sostenibile: basti pensare che per quello che riguarda ad esempio la dimensione sociale tra il 2015 al 2021 la quota di famiglie in condizione di povertà assoluta è salita dal 6,1% al 7,5% e riguarda quasi 2 milioni di famiglie, dove vivono 1,4 milioni di minori. Per la dimensione ambientale dello sviluppo sostenibile, invece, l’Italia registra il 42% di perdite dai sistemi idrici, mentre le energie rinnovabili rappresentano solo il 19,2% del totale. Secondo lo studio Asvis, continua anche ad allargarsi la disuguaglianza tra ricchi e poveri, la spesa pubblica per sanità e istruzione è nettamente inferiore alla media europea, mentre l’abbandono scolastico è pari all’11,5% e la disoccupazione giovanile è al 23,7%. Inoltre, 1,7 milioni di giovani non studiano e non lavorano. Quanto ad altre particolarità italiane in tema di dimensione ambientale dello sviluppo sostenibile, solo il 21,7% delle aree terrestri e solo l’11,2% di quelle marine sono protette; lo stato ecologico delle acque superficiali è ’buono’ o ’superiore’ solo per il 43% dei fiumi e dei laghi; il degrado del suolo interessa il 17% del territorio nazionale; l’80,4% la quota degli stock ittici è sovrasfruttato.

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Segnali di crescita deboli nel Paese

Nell’ambito della dimensione economica dello sviluppo sostenibile, dopo la ripresa del biennio 2021-2022, l’Italia presenta ancora alcuni segnali di crescita debole: l’occupazione cresce, ma resta forte la componente di lavoro irregolare (3 milioni di unità); passi avanti sono stati compiuti per l’economia circolare, ma molte imprese mostrano resistenze ad investire nella trasformazione digitale ed ecologica; il Paese necessita di forti investimenti, anche per rendere le infrastrutture più resilienti di fronte alla crisi climatica. «Il Rapporto di quest’anno «che è dedicato all’analisi di quanto accaduto a livello globale, europeo e italiano da quando è stata sottoscritta l’Agenda 2030 - afferma il direttore scientifico Enrico Giovannini - mostra chiaramente che il nostro Paese, al contrario dell’Unione europea, non ha imboccato in modo convinto e concreto la strada dello sviluppo sostenibile e non ha maturato una visione d’insieme delle diverse politiche pubbliche (ambientali, sociali, economiche e istituzionali) per la sostenibilità».

L’Italia non ha scelto l’Agenda come mappa per uno sviluppo pienamente sostenibile

Il report avanza anche una serie di proposte per assicurare la sostenibilità economica, sociale e ambientale. Il rapporto è frutto del lavoro di mille esperte ed esperti, provenienti dalle oltre 320 organizzazioni aderenti all’Alleanza, per dare un quadro delle iniziative introdotte finora nel mondo, in Europa e in Italia a favore dello sviluppo sostenibile. «L’Italia - dice Giovannini - in questi otto anni non ha scelto in modo convinto e deciso l’Agenda 2030 come mappa per realizzare uno sviluppo pienamente sostenibile». «Solo un deciso e rapido cambio delle politiche pubbliche - si legge nel report - consentirebbe di recuperare il terreno perduto, ridurre le povertà e le disuguaglianze, migliorare la qualità dell’ambiente e accompagnare le imprese per cogliere i vantaggi della transizione ecologica e digitale». L’Asvis avanza proposte “’trasformative’, a partire dalla legge per il clima, per determinare l’accelerazione verso lo sviluppo sostenibile che il governo Meloni si è impegnato a realizzare in sede Onu e Ue.

L’Agenda 2030 è in pericolo

E l’Italia è in buona compagnia: «a metà percorso la promessa dell’Agenda 2030 è in pericolo», per usare le parole del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. «Solo nel 12% dei casi si è sulla buona strada per raggiungere i valori obiettivo. Più della metà, invece, nonostante qualche progresso, sono “moderatamente o gravemente fuori strada” e circa il 30% non ha fatto registrare alcun avanzamento o si trova oggi in una condizione peggiore di quella del 2015». La pandemia, l’aggressione della Federazione russa all’Ucraina, il conseguente balzo dei prezzi delle materie prime energetiche e dei prodotti alimentari che ha scatenato un’inflazione generalizzata, «hanno fatto arretrare il mondo intero», ricorda Giovannini.

Nel 2030 ancora 660 milioni di persone senza elettricità

Di questo passo, si legge nel report, nel 2030 vivranno ancora in povertà estrema oltre mezzo miliardo di persone; oltre 80 milioni di bambine e bambini non andranno a scuola e 300 milioni non saranno in grado di leggere e scrivere; stanno accelerando rispetto alle valutazioni di pochi anni fa, le emissioni di gas climalteranti continueranno a crescere e i danni da cambiamenti climatici saranno sempre più elevati in tutte le parti del mondo; la temperatura media, già aumentata di 1,1°C rispetto ai livelli preindustriali, raggiungerà il limite di 1,5° previsto dagli Accordi di Parigi nel 2034, non più nel 2050, e continuerà a crescere. E ancora, nel 2030 circa 660 milioni di persone saranno ancora senza elettricità e quasi due miliardi fanno ancora affidamento su combustibili fossili e altre pratiche inquinanti; potrebbero volerci almeno 25 anni per fermare la deforestazione, mentre almeno un milione di specie, su otto milioni oggi conosciute, rischia l’estinzione.


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