festival dal 22 settembre all’8 ottobre

Sviluppo sostenibile, Giovannini: «Ripartire nel segno della sostenibilità»

«É necessario spingere i decisori - ha spiegato il portavoce di Asvis - a creare un piano strategico per la ripresa e il futuro del Paese e dare voce ai giovani coinvolgendoli nelle scelte che li riguardano»

di Nicoletta Cottone

Sviluppo sostenibile: ecco in Europa chi migliora e chi peggiora

«É necessario spingere i decisori - ha spiegato il portavoce di Asvis - a creare un piano strategico per la ripresa e il futuro del Paese e dare voce ai giovani coinvolgendoli nelle scelte che li riguardano»


4' di lettura

«La crisi ci offre l’irripetibile opportunità di scegliere un nuovo modello di sviluppo sostenibile per abbandonare quello che sta portando a un punto di rottura gli attuali sistemi socioeconomici di fronte alla crisi climatica e la distruzione degli ecosistemi». Insomma, «ripartire nel segno della sostenibilità». Così Enrico Giovannini, portavoce dell’Asvis, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, ha presentato alla Rai di via Asiago la quarta edizione del Festival dello sviluppo sostenibile, rinviata per il lockdown causato dal coronavirus che ha fermato il Paese.Obiettivo, ha spiegato Giovannini, «spingere i decisori a creare un piano strategico per la ripresa e il futuro del Paese e dare voce ai giovani coinvolgendoli nelle scelte che li riguardano».

Tamburi (Enel): serve coerenza e coesione su politiche energetiche

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha ricordato l’amministratore delegato di Enel Italia Carlo Tamburi dal palco di via Asiago, «ha innalzato in maniera piuttosto ambiziosa, piuttosto aggressiva gli obiettivi al 2030. La riduzione di gas terra dal 43% rispetto al 1990 al 55% comporta nella sostanza una penetrazione delle rinnovabili nella produzione di energia elettrica nell’ordine del 65-66% rispetto a quello che fino all'altro ieri era il 55%». Un incremento che «si farà sul fotovoltaico e sull’eolico», ha spiegato l’ad di Enel, precisando che c’è «un grande bisogno di coesione e di coerenza» tra tutti i soggetti, perché «le politiche energetiche dipendono molto più dalle regioni che dal governo, perché il governo ha fatto un piano nazionale integrato energia e clima che andrà cambiato e perché, purtroppo, se continuiamo così non raggiungiamo neanche gli obiettivi dell'altro ieri».

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«A rischio la chiusura delle centrali carbone nel 2025»

Questo significa «moltiplicare per 3-4 la presenza sul territorio, quindi dobbiamo essere molto corretti e coerenti cercando di non raggiungere obbiettivo rovinandone un altro», ha spiegato Tamburi, lanciando dal palco un allarme: «Purtroppo, se continuiamo così non si raggiungono nemmeno gli obiettivi che c’erano l’altro ieri» per la riduzione delle emissioni, «perché i tempi autorizzativi sono troppo lenti. Perché le centrali a carbone che vorremmo chiudere tutti quanti e che stiamo facendo di tutto e di più per chiudere al 2025, forse non riusciremo a chiuderle». E ha ricordato a tutti che in questi giorni, «con tanta indisponibilità di altri impianti e con una buona ripresa della domanda - che è un fatto positivo - hanno richiamato in esercizio impianti a carbone fermi da mesi e mesi perché, per l’inadeguatezza del sistema, servono».

Salini (Rai): «Sulla sostenibilità ci giochiamo il futuro»

«Nelle prossime settimane partirà su tutte le nostre reti una serie di 17 promo dedicati ciascuno a uno degli obiettivi dell’agenda 2030. Una campagna di comunicazione che, mettendosi nella prospettiva dei bambini, spiegherà a tutti noi perché su quei temi ci giochiamo il futuro», ha detto l’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini. «Come servizio pubblico dobbiamo fare ancora di più perché questi temi entrino al centro della discussione collettiva», ha detto Salini, e siano «sempre più familiari per tutti i nostri pubblici», anche nei «contenitori più seguiti e più popolari per far comprendere che dallo sviluppo sostenibile dipende l’uscita o no dalla crisi economica e sociale». Temi, ha detto l’ad della Rai, «che meritano la ribalta dei nostri programmi più popolari».

Trecento eventi sul territorio e online

Oltre 300 eventi in programma in tutta Italia, ma anche online, dal 22 settembre all’8 ottobre. Diciassette giorni, come sono 17 gli obiettivi di sviluppo sostenibile da raggiungere, per il festival che è la più grande manifestazione italiana sulla sostenibilità. Obiettivo diffondere la cultura della sostenibilità e promuovere l’attuazione dell’Agenda 2030, sottoscritta dai Paesi delle Nazioni Unite il 25 settembre del 2015, con il raggiungimento dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile.

Come ridisegnare le politiche per la ripresa

«L’emergenza sanitaria - ha sottolineato il presidente dell’Asvis Pierluigi Stefanini- ha creato una crisi economica senza precedenti, che obbliga l’Italia e il mondo a riflettere su quale futuro vogliamo. Il Festival 2020 rappresenta un momento cruciale di confronto su come disegnare le politiche per la ripresa del Paesein un’ottica di sviluppo sostenibile».

Slogan: «É ora di agire»

Lo slogan del Festival è “Sostenibilità. È ora di agire”, che invita a superare gli annunci e passare all’azione con politiche concrete e immediate. E con la responsabilità di tutti, di qualunque età e a qualsiasi livello di potere, per giungere finalmente a un’Italia sostenibile. Con una chiamata all’azione sui social con l’hashtag #ORADIAGIRE, per puntare a un mondo più giusto, equo e inclusivo.

Al Macro la casa del Festival

Il Festival avrà una “casa” presso il museo Macro, da dove verranno trasmessi la maggior parte degli eventi del segretariato e nazionali, che saranno anche disponibili online. Grazie alle sedi diplomatiche italiane e agli enti pubblici e privati italiani che operano all’estero, ci saranno eventi sulle buone pratiche realizzate. In vista della predisposizione del “Piano per la ripresa e resilienza” previsto da Next Generation Eu si parlerà di innovazione nel mondo delle imprese. Ma anche della realizzazione delle infrastrutture per il Green New Deal. E delle priorità delle politiche pubbliche per stimolare la ripresa economica e occupazionale. Poi contrasto alla violenza – anche economica - sulle donne, lotta alle disuguaglianze, sanità di prossimità, transizione del sistema energetico all'investimento sul capitale umano e formazione di qualità per tutti.

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