Referendum

Svizzera, bocciati i quesiti ambientalisti: no alla riduzione delle emissioni di Co2

Respinte anche due iniziative che puntavano a mettere fuori gioco i pesticidi sintetici

di Lino Terlizzi

(SWITZERLAND)

2' di lettura

In Svizzera nelle elezioni politiche di due anni fa i Verdi hanno guadagnato parecchio terreno, ma buona parte degli elettori elvetici, pur apprezzando alcuni temi proposti dagli ecologisti, resta evidentemente contraria a soluzioni sull'ambiente che avverte come eccessive, radicali. Questo almeno è quanto emerge dai risultati delle votazioni popolari di questo 13 giugno, nelle quali i temi ambientalisti erano in un modo o nell'altro al centro della scena.

Nella Confederazione elvetica sono state respinte le due iniziative che puntavano a mettere fuori gioco i pesticidi sintetici, entrambe con circa il 60% di no. Per quel che riguarda la nuova legge federale per la riduzione del Co2, che molti sondaggi nei mesi scorsi avevano dato come vincente, c'è stato invece un testa a testa tra favorevoli e contrari, che si è concluso con la vittoria di misura del no, che ha avuto la meglio con circa il 51%; il no è risultato più forte in particolare nelle campagne e nelle città piccole e medie, il sì ha invece registrato punti di forza soprattutto nelle maggiori città.

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L'iniziativa “Per acqua potabile pulita e cibo sano” mirava a vietare sovvenzioni per chi in agricoltura e allevamento impiega pesticidi e fa uso profilattico di antibiotici. L'iniziativa “Per una Svizzera senza pesticidi sintetici” era in sintonia con la precedente e puntava al divieto di queste sostanze nella produzione agricola elvetica e alla proibizione, anche, di importare a fini commerciali derrate alimentari derivanti dall'utilizzo delle stesse sostanze.

Il Governo svizzero e la maggioranza del Parlamento federale si sono schierati per il no a queste due iniziative, indicandole come eccessive e sottolineando come già esistano limitazioni e controlli sui pesticidi. Governo e Parlamento hanno invece sostenuto la Legge federale sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra (Legge sul Co2), che prevedeva anche una maggiore imposizione fiscale anti Co2 in alcuni segmenti - ad esempio nell'aggregato carburanti-trasporti, sulla base del principio “chi inquina paga” - abbinata a incentivi per investimenti e nuove tecnologie. Per Berna si trattava di uno strumento utile per cercare di raggiungere gli obiettivi previsti dall'Accordo di Parigi sul clima.

Su questa legge ci sono state critiche sia a destra che a sinistra, contro si sono schierati da una parte un comitato che l'ha indicata come strumento di maggiore burocrazia e dall'altra settori di ambientalisti che l'hanno invece indicata come strumento ancora insufficiente nella lotta contro il cambiamento climatico.

Due altri quesiti riguardavano temi non ambientalisti. Uno era su nuove misure per rendere più stringente la lotta contro il terrorismo, che ha avuto il 57% circa di sì: sono state dunque respinte le critiche di quanti hanno definito queste misure come pericolose per i diritti fondamentali e le libertà individuali, anche se il sì è stato meno netto rispetto al previsto. Un altro quesito era sulla nuova legge che conferma il quadro legale per le misure straordinarie anti pandemia adottate dal Governo e dal Parlamento, che è passata con circa il 60% di sì; su questo versante non sono dunque passate le critiche che indicavano come eccessivi i poteri dati alle maggiori istituzioni nella lotta contro la pandemia.

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