controcorrente

Svizzera, in Borsa il lusso batte i dazi di Trump. E la matricola Lalique va

di Lino Terlizzi

Svizzera, bocciata la proposta sulla moneta sovrana

2' di lettura

Anche la Borsa svizzera risente delle tensioni legate alla battaglia internazionale sui dazi, ma i gruppi attivi nel lusso vanno controcorrente sui listini elvetici. Spinti dalla ripresa nel settore orologi e gioielli, i titoli Swatch e Richemont restano in territorio positivo. E la resistenza del lusso trova conferma anche nella quotazione a Zurigo nei giorni scorsi di Lalique, gruppo con radici francesi ma con controllo svizzero.

I due indici principali elvetici, lo Smi e lo Spi, sono sotto i livelli di un anno fa. I titoli di pesi massimi come le farmaceutiche Roche e Novartis o come l'alimentare Nestlé risentono delle tensioni innescate dai dazi decisi dall'Amministrazione Usa e dei timori su un rallentamento economico internazionale. Lo Smi, indice delle blue chip rossocrociate, era a 9.000 punti dodici mesi fa ed è ora attorno a 8.500 punti; lo Spi, indice allargato, era a 10.300 punti un anno fa ed è adesso a 10.100 punti circa.

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Diverso però l'andamento di Swatch Group e Richemont, i due grandi gruppi elvetici del settore quotati a Zurigo. Rolex, l'altro big svizzero, non è quotato. L'azione nominativa Swatch era a 70 franchi un anno fa ed è ora attorno a 84 franchi, l'azione al portatore Swatch era dodici mesi fa a 350 franchi ed è adesso attorno a 460 franchi. Con i circa 83 franchi attuali, il titolo nominativo di Richemont è sotto il picco di inizio anno ma è sopra gli 80 franchi di un anno fa.

L'industria orologiera svizzera rappresenta oltre il 50% del fatturato mondiale del settore ed esporta cica il 90% della sua produzione. I dati sulle esportazioni nei primi cinque mesi di quest'anno mostrano un aumento del 9,9% rispetto allo stesso periodo del 2017, a 8,54 miliardi di franchi (7,43 miliardi di euro). Swatch Group è presente in tutte le gamme ed è collocato con alcuni marchi anche nel lusso, Richemont è prevalentemente nel lusso. Proprio la tenuta delle gamme medio-alte nei consumi dei mercati principali sembra favorire il settore. Inoltre il franco svizzero, pur essendosi recentemente riapprezzato, resta sotto il livello di un anno e crea meno problemi all'export elvetico.

La resilienza confermata del lusso è con ogni probabilità anche uno dei motivi dello sbarco al listino Spi di Zurigo di Lalique Group, attivo in oggetti in cristallo, profumi, cosmetici, gioielleria. Sinora i titoli del gruppo erano trattati sulla piattaforma Berne exchange, adesso c'è una quotazione di rilievo.

Lalique è un marchio storico, con radici francesi che si allungano sino a fine ‘800. È stato acquisito nel 2008 dalla svizzera Art&Fragrance, che nel 2016 si è trasformata appunto in Lalique Group. Nel 2017 il gruppo ha realizzato un fatturato di 128,8 milioni di euro ed un utile netto di 6,9 milioni di euro. Il flottante ora è attorno al 28%.

Il presidente e maggior azionista, con circa il 72%, è l'italo-svizzero Silvio Denz, che non ha escluso riduzioni della sua quota, magari in occasione di acquisizioni. Entrato lunedì in listino a 51 franchi, il titolo Lalique Group danza ora attorno allo stesso livello. Si vedrà se e il vento ancora favorevole al lusso spingerà o meno in Borsa anche la new entry.

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