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Svolta dell’Opec: domanda di petrolio al picco tra vent’anni

Per la prima volta l’Organizzazione riconosce che ci sarà un’inversione di tendenza, anche se le sue previsioni indicano un calo di domanda molto graduale nel tempo

di Sissi Bellomo

Opec: 60anni di storia tra nuove alleanze e strategie

Per la prima volta l’Organizzazione riconosce che ci sarà un’inversione di tendenza, anche se le sue previsioni indicano un calo di domanda molto graduale nel tempo


2' di lettura

La domanda di petrolio non crescerà per sempre. Anche l’Opec ha smesso di crederci (o di provare a convincerci del contrario), riconoscendo per la prima volta che ci stiamo avviando a un picco dei consumi.

Previsioni fino al 2045

La previsione è contenuta nel nuovo World Oil Outlook pubblicato dall’Organizzazione degli esportatori di petrolio, che allarga l’orizzonte fino al 2045, anche per tenere conto in modo più adeguato delle politiche contro il climate change, hanno spiegato gli economisti incaricati di redigerlo.

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Intendiamoci, l’Opec non prevede un rapido abbandono dei combustibili fossili: tutt’altro. Il rapporto sottolinea anzi che il petrolio rimarrà fondamentale nel mix energetico ancora per molti decenni e che dall’anno prossimo i consumi torneranno a crescere, lasciandosi alle spalle l’effetto Covid, fino a portarsi nel 2022 a livelli record, superiori a quelli del 2019

Svolta storica

Ma le nuove previsioni di lungo periodo segnano una svolta storica: il gruppo ora afferma che tra meno di vent’anni la domanda petrolifera dovrebbe raggiungere un plateu – in parole povere stabilizzarsi – e che dal 2040 dovrebbe cominciare addirittura a diminuire.

La discesa sarà molto graduale e da livelli molto elevati, secondo l’Opec. Ma comunque avverrà, nonostante l’attesa di un raddoppio dell’economia mondiale nei prossimi 25 anni e di un aumento demografico esplosivo, con 1,7 miliardi di individui in più sulla Terra, dai circa 7 miliardi di oggi.

Il picco di domanda petrolifera previsto dall’Opec è di 109,3 milioni di barili al giorno nel 2040, dai 90,7 mbg stimati per il 2020, su cui pesa l’effetto della pandemia, che tuttora frena i trasporti aerei e che per mesi ha paralizzato in molti Paesi il traffico su strada e le attività industriali. L’anno scorso la domanda si era attestata a 99,7 mbg.

Gli effetti del Covid

L’Organizzazione rimane insomma ottimista (dal suo punto di vista, è chiaro) sulle sorti del petrolio. Alcuni analisti e addirittura alcune compagnie petrolifere – come Bp – ritengono che il Covid abbia dato un colpo definitivo alla domanda di greggio, che a questo punto potrebbe non risalire mai più ai livelli di un tempo: il picco della domanda, in pratica, ci sarebbe già stato.

Altre previsioni collocano il punto di svolta intorno al 2025-2030, in ogni caso molto prima di quanto l’Opec non pensi. Ma il fatto che l’Organizzazione abbia iniziato pubblicamente a parlare di declino del petrolio non dovrebbe essere sottovalutato, anche perché si tratta molto probabilmente solo di un punto di partenza.

«Il clima e le politiche ambietali continueranno a determinare il futuro dell’energia», ha dichiarato il il segretario generale Mohammed Barkindo. «In una prospettiva di lungo termine vediamo che le rinnovabili e il gas avranno un’importanza crescente nel soddisfare la futura domanda».

«C’è molto margine per una maggiore implementazione di misure di efficienza energetica», si legge nel rapporto. «E questo potrebbe potenzialmente ridurre la domanda di petrolio a livelli molto più bassi in futuro».

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