Storie d’impresa

Svolta digitale anche per E.Marinella, la cravatta di attori, politici e vip

Il brand napoletano ha potenziato l’e-commerce interno: focus spostato dal negozio alla vendita a distanza, direttamente sul sito o via mail o telefono

di Vera Viola

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4' di lettura

«Abbiamo cercato di potenziare il nostro e-commerce che si stava strutturando. Il focus, quindi, si è spostato sulla vendita a distanza, direttamente tramite il nostro sito, oppure via mail o telefono». Ne parla Maurizio Marinella, ad della E. Marinella, centenario marchio napoletano noto per le cravatte che hanno indossato politici, attori e vip di tutto il mondo. E, per chi conosce imprenditore e impresa, è facile comprendere che il Covid ha portato una vera rivoluzione nell’azienda, da tempo restia a metodi di vendita diversi da quelli in presenza nello storico negozio di piazza Vittoria e negli altri monomarca.

Quali novità resteranno oltre la pandemia?

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Resterà certamente l’e-commerce che ci sta dando grandi soddisfazioni. Abbiamo forze giovani che danno un valore aggiunto, facendoci osservare le cose da un'altra prospettiva. Da qualche anno mio figlio Alessandro, quarta generazione della famiglia, è entrato in azienda e ha portato con sé una visione attuale e molto più orientata ai social e al digital, che sto imparando a conoscere e ad apprezzare, con un modo diverso di comunicare il prodotto e il brand.

Quali cambiamenti avete introdotto nei negozi o negli ambienti di lavoro (uffici e impianti produttivi)?

Abbiamo affrontato i cambiamenti comuni a tutti, cercando di adeguare gli spazi per garantire la distanza di sicurezza. Abbiamo anche ridotto il personale presente per rispettare il numero di persone autorizzate negli ambienti. Il nostro negozio è molto piccolo, si possono immaginare i disagi per noi e per la clientela, ma ovviamente le regole vanno rispettate rigorosamente.

Avete riscontrato dei cambiamenti nelle aspettative e nei desideri dei clienti?

C'è un'attenzione diversa alla spesa, ma credo sia fisiologico. Vediamo un senso di concretezza differente, un'eliminazione del superfluo. Devo che, anche se il nostro è un prodotto di nicchia, quando ci è stato concesso di aprire i negozi, abbiamo avuto una buona presenza della nostra clientela. Ma questa pandemia ha certamente cambiato il nostro approccio alle cose.

Rispetto alle collezioni che avevate preparato per la Primavera-estate 2020, in che misura sono state ridotte quelle dell'Autunno-inverno 20-21 e della Primavera-estate 21?

Siamo stati ovviamente attenti, abbiamo cercato di lavorare molto con ciò che avevamo in casa, abbiamo fatto piccoli assortimenti. Ma siamo una realtà fortunata perché la cravatta, il nostro core business, non segue le stagionalità necessariamente. Le fantasie e i colori classici sono per noi un evergreen e quindi abbiamo potuto usufruire di quanto avevamo. La scelta di offrire ai nostri clienti un'ampia gamma di tessuti e colori, ci ha permesso di non sentirci costretti a riordini forzati e ingenti ma, al contempo, di dare un'ampia scelta.

La pandemia ha cambiato il vostro approccio alla comunicazione B2C attraverso i social?

Ovviamente sì, è cambiato in primis il nostro approccio ai social e quindi alla comunicazione alla clientela. Personalmente mi sono sempre definito in modo scherzoso «felicemente poco tecnologico», ma devo dire, invece, che è importante conoscere le nuove tecnologie, scoprire nuovi linguaggi e modi di comunicare per arrivare a una platea più ampia e anche più giovane. La vera sfida è adattare questi nuovi strumenti alla nostra realtà al fine di comunicare nel miglior modo possibile i nostri prodotti, il nostro brand e i nostri valori. Credo sia importante un utilizzo intelligente e pro-attivo per sfruttare al massimo tutte le potenzialità, garantendo, però, una comunicazione veritiera e fedele alla nostra realtà.

Quanto ha aiutato l'e-commerce? Eravate pronti o avete aumentato gli investimenti e/o internalizzato piattaforme e logistica?

L'e-commerce ha rappresentato un ottimo investimento che ogni giorno di più sta dimostrando il suo valore. Abbiamo fatto investimenti per una gestione interna, questo a prescindere dalla pandemia.

Quanto ha pesato l'impossibilità di incontri B2B in presenza (fiere, congressi, showroom ecc)?

Ha pesato certamente, ma fortunatamente, abbiamo relazioni storiche con molti dei nostri rivenditori stranieri che, conoscendoci, non hanno avuto difficoltà ad affidarsi a noi, come spesso accade. L'assenza di incontri B2B non ci ha permesso di ampliare il numero dei nostri rivenditori, ma credo che, quando tutto sarà finito, potremo rifarci. Il nostro ampliamento, anche all'estero, è sempre stato molto controllato e attento perché l'artigianalità ha dei tempi e dei quantitativi di produzione comunque differenti dalla grande industria. Il 2020 è alle spalle.

Quale è stata la perdita di fatturato (e/o di redditività)?

Importante come per tutti. Quello che ci ha permesso di resistere è la nostra lunga storia e la solidità dell'azienda che non ha mai fatto passi avventati ed è sempre stata attenta in tutte la azioni strategiche intraprese.

E quali conseguenze sul fronte dell'export, sia in termini quantitativi sia di cambiamenti tra mercati esteri?

L'export ha visto una battuta di arresto anche in termini quantitativi, ma c'era da aspettarselo. Come noi, tutti, hanno fatto i conti di quello che potevano fare per approvvigionarsi e offrire ai clienti una buona gamma di prodotti, ma senza strafare. Credo che sia una conseguenza di ciò che stiamo vivendo. Una pandemia che ha colpito il mondo e che ha frenato tutti.

È confermata la ripresa della Cina?

Pare di sì. La Cina, a quanto sembra, è l'unica che ha visto anche una crescita, soprattutto in alcuni settori come quelli del lusso. Il mercato cinese è un mercato immenso, appetibile, ma anche molto difficile da affrontare. Bisogna entrarci consapevoli di quello che si sta facendo e soprattutto di dove si vuole andare e come. Un mercato che può dare enormi soddisfazioni se affrontato bene.

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