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Svolta soft di Bce sul capitale delle banche? Se tre indizi della Vigilanza fanno una prova

di Alessandro Graziani

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(Daniel Kalker/picture-alliance/dpa/AP Images)


3' di lettura

Se come sosteneva Agatha Christie è vero che tre indizi fanno una prova, forse ci troviamo davvero a un cambiamento di tendenza della Vigilanza della Bce nei confronti delle banche europee in materia di requisiti di capitale. Il primo indizio si riferisce alle dichiarazioni del neo responsabile della Vigilanza Andrea Enria in materia di fusioni bancarie.

Finora, in caso di aggregazioni sollecitate da Bce e quasi mai avvenute, l’indicazione in arrivo da Francoforte è stata che il capitale delle banche dovesse moltiplicarsi e non solo sommarsi (esempio in Italia: il merger tra Bpm e Banco Popolare). Enria ha invece dichiarato e tenuto a far sapere anche informalmente che da ora in poi, proprio al fine di promuovere il consolidamento del settore, la Vigilanza non richiederà extracapitale in caso di aggregazioni. Un’apertura di «credito» che dovrà essere sperimentata alla prima occasione utile ma che certamente va salutata come un incentivo, e non più un freno della Vigilanza, alle aggregazioni.

Il secondo indizio del cambiamento di rotta della Vigilanza sulle richieste di capitale alle banche riguarda la facoltà di emettere bond di tipo At1 e T2 per cogliere i più elevati requisiti di secondo pilastro (Pillar2) richiesti in prospettiva da Basilea4. Finora Bce ha richiesto alle banche che il capitale primario (Cet1) fosse esclusivamente composto da azioni. La nuova direttiva Crd5 prevede invece che il capitale possa essere composto in misura variabile anche da bond At1 e T2. La direttiva dovrà essere approvata dai Parlamenti nazionali entro il 2020 ma poi toccherà alla Vigilanza Bce valutare di caso in caso,anche tenendo conto dei requisiti Mrel e Tlac per le grandi banche, se i bond assimilati a capitale potranno essere computati nel conteggio del Cet1 complessivo. La corsa delle banche europee ad emettere questo tipo di bond, compresa UniCredit che nel suo investor day di pochi giorni fa ha fatto capire di contare su un atteggiamento benevolo di Bce, lascia pensare che in modo informale la Vigilanza si sia espressa a favore del nuovo mix di capitale. Per le banche si tratta di risorse costose (gli analisti di Citi stimano un calo medio dei profitti dell’1%) ma preferibili a nuovi aumenti di capitale da chiedere agli azionisti dopo quelli degli ultimi dieci anni. Il terzo indizio del cambiamento di tendenza di Bce riguarda Deutsche Bank. Ieri la banca tedesca ha annunciato ufficialmente che, a seguito della riduzione degli attivi a rischio, la Bce ha ridotto il requisito minimo di capitale individuale Srep. Decisione che consentirà a Deutsche di mantenersi sopra i parametri nella fase di transizione del complesso piano di ristrutturazione ed evitare un aumento di capitale dagli esiti incerti.

Dopo dieci anni di richieste di rafforzare il capitale, il cambiamento di rotta della Vigilanza sarà definitivo? Se fosse, sarebbe un evento importante per tutti gli stakeholders perché significherebbe che Bce considera le banche più sicure. Ma sarebbe d’interesse anche degli azionisti che, dopo aver visto per anni crollare il rapporto tra redditività e capitale a causa del continuo incremento del denominatore, potrebbero confidare in una prospettiva di Roe in risalita anche se distante da quello delle grandi banche americane. Il rischio da evitare per le maggiori banche europee è di fare la fine, per restare ad Agatha Christie, dei dieci piccoli indiani.

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