dopo la strage in florida

Svolta di Trump sulle armi ma il Congresso potrebbe bloccarla

di Marco Valsania


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Donald Trump (Afp photo )

3' di lettura

Il vento del cambiamento sulla diffusione delle armi soffia alla Casa Bianca e nella Corporate America. A sorpresa Donald Trump è sceso in campo incoraggiando nuove leggi davvero restrittive su pistole e fucili, sfidando la resistenza della potente lobby della National Rifle Association e di molti parlamentari repubblicani. Questo mentre dalle aziende, sotto la pressione delle proteste studentesche dopo la strage al licelo di Parkland in Fllorida, si sono moltiplicate prese di distanza dagi arsenali facili e dalla Nra.

Trump, durante un incontro con i parlamentari sia democratici che repubblicani, si è espresso favore dell’aumento dell’età minima per possedere sia fucili che pistole da 18 a 21 anni. Ha sottoscritto controlli rafforzati e universali sugli acquirenti, compresi i clienti di fiere locali delle armi esenti nei fatti da supervisione. Ha sostenuto l’autorità delle forze dell’ordine di intervenire preventivamente per togliere pistole e fucili a chi è sospettato di violenza o di avere malattie mentali. Ha sollecitato divieti ai “bump stock”, modifiche che consentono di trasformare tradizionali fucili in armi automatiche. E ha fatto balenare una messa al bando delle armi d’assalto - quali il mitragliatore AR-15 usato in Florida - ormai decaduta dal 2004. Tutte posizioni, tranne quella sui bump stock, che suonano come anatemi per la Nra oltre che per molti parlamentari conservatori: l’associazione, che ha offerto un cruciale sostegno a Trump durate le elezioni, ha reagito senza indugi apostrofando le politiche come «pessime».

Le incognite su qualunque grande riforma restano molte: Trump, in una delle battute-shock, ha affermato che la Nra ha oggi scarsa influenza sulla Casa Bianca e forse ne ha troppa sul Congresso. Ma il presidente ha una tradizione di suggerire accordi ambiziosi per poi fare retromarcia, di recente su un altro tema scottante quale l’immigrazione e la legalizzazione dei clandestini arrivati da bambini (i cosiddetti dreamers) che resta tuttora nell’impasse. Tra le sue proposte sulle armi ha inoltre continuato a invocare anche la più controversa, quella di armare gli insegnanti. E una legge comprensiva deve appunto passare per il Congresso, dove molti esponenti repubblicani, vicini alla Nra, hanno reagito con durezza alle parole del presidente senza cambiare la loro posizione pro-armi. La storia non incoraggia eccessive speranze: simili ipotesi di riforma legislativa erano state sostenute anche da un altro presidente - Barack Obama - dopo il massacro in un’altra scuola - le elementari di Sandy Hook - solo per essere alla fine immolate in Parlamento sull’altare di una difesa rigida del Secondo emendamento della Costituzione sul diritto alle armi.

L’ottimismo - almeno per interventi parziali - è però adesso alimentato da un inedito e crescente movimento a favore di iniziative di restrizione sulle armi, non solo nell’opinione pubblica dove i sondaggi favoriscono riforme a grande maggioranza. Una manifestazione nazionale promossa dagli studenti è in programma il 24 marzo a Washington. A cambiare marcia sono anche le imprese, finora reticenti a uscire allo scoperto: tre grandi catene di retail - Walmart, Dick's Sporting Goods e Kroger - hanno annunciato in rapida successione nuovi limiti alle vendite di armi, in particolare l’innalzamento a 21 anni dell’età minima per acquistare fucili. Dick’s ha vietato caricatori hich-capacity, con raffiche di proiettili, e armi d’assalto, una misura quest’ultima già presa da Walmart. E una dozzina di grandi società ha rotto rapporti o accordi per sconti e partnership con la Nra: da Delta e United, che offrivano biglietti scontati, alle banche che sponsorizzavano carte di credito per l’associazione, fino ad assicuratori (MetLife) e compagnie di noleggio auto (Hertz e Avis).

La rottura con la Nra non è semplice e le incognite sulla rotta della Corporate America non mancano. Leader locali della Georgia, dove Delta ha sede, hanno apertamente minacciato ritorsioni economiche contro la compagnia aerea sotto forma di cancellazione di un credito d’imposta da 50 milioni di dollari per il carburante. Federal Express ha rifiutato di cancellare gli sconti sulle spedizioni per gli iscritti alla lobby. E finora Amazon non ha cancellato il canale Tv in streaming della Nra nonostante le petizioni.
Le vendite di armi nel Paese sono in realtà diminuite sotto Trump, dopo l’impennata legata al timore che entrassero in vigore nuove regole più stringenti. Uno dei principali produttori, Remington Outdoor, ha di recente chiesto l’amministrazione controllata dopo aver sofferto un declino del 27% nel fatturato nei primi nove mesi del 2017. La American Outdoor Brands, ex Smith & Wesson, nell’ultimo trimestre ha visto le entrate scivolare del 36 per cento. Ma l’influenza dell’industria e della politica costruita su pistole e fucili come risposta all’insicurezza economica e sociale resta pervasiva in America e difficile da superare: i cittadini possiedono ben 270 milioni di pistole e fucili di ogni calibro e genere, un record di quasi 9 ogni dieci abitanti. Il doppio dello Yemen, il secondo Paese al mondo in questa speciale classifica.

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