politica

Svp e Lega, lo strano patto di Bolzano fra autonomisti e nazionalisti

di Alberto Magnani


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Arno Kompatscher e amatteo Salvini

3' di lettura

«Non è una svolta a destra. Non ci sarei io». Arno Kompatscher, esponente di spicco del Südtiroler Volkspartei e presidente della provincia autonoma di Bolzano, lo ribadisce in continuazione: l’alleanza con la Lega di Matteo Salvini, che sarà formalizzata oggi, non è una inversione di rotta rispetto ai 73 anni di storia del partito. Forse è vero. Ma è anche fuori dubbio che gli equilibri politici della provincia più a nord e più ricca di Italia (Pil pro capite di 42.600 euro l’anno, oltre 10mila euro sopra la media Ue), stanno per subire un cambio di rotta abbastanza drastico. La Svp, nata nel 1945 dopo gli anni della resistenza all’occupazione nazifascista, ha sciolto un sodalizio durato oltre 20 anni con il centrosinistra italiano per coalizzarsi in giunta provinciale con il partito di Salvini. Una scelta che si somma a quella di «apparentarsi» con Forza Italia e Udc nella corsa all’Europee del 2019, annunciata dal presidente dell’Eurocamera Tajani. In questo caso il nesso comune è la famiglia dei Popolari, casa sia dei deputati Svp sia del partito di Berlusconi e degli ex Dc. Anche se in precedenza il biglietto per l’Eurocamera veniva staccato insieme alle forze sull’altra sponda del parlamento italiano, dall’Ulivo a un Pd sbalzato dalla maggioranza all’opposizione del Consiglio nell’arco di poche settimane.

Come si è arrivati al ’matrimonio’ fra Svp e Lega
L’intesa fra Svp e Lega ha iniziato a profilarsi dopo le elezioni del 2018 per il rinnovo del consiglio provinciale, l’organismo di 35 seggi che confluisce a sua volta nel consiglio regionale del Trentino-Alto Adige. Con “soli” 15 seggi (in calo dai 18 del 2015) e un Pd ai minimi storici, la Svp ha guardato per la prima volta a destra, in direzione della Lega: terza forza della provincia con l’11% abbondante di voti e quattro seggi, due in meno dei sei conquistati dagli outsider del Team Köllensperger (una lista indipendente fondata dall’ex grillino Paul Köllensperger,in rotta con i Cinque stelle per l’incapacità di comprendere l’elettorato in lingua tedesca). L’intesa è stata salutata dalla visita di Roberto Calderoli, il ministro leghista chiamato a mediare sul patto con gli autonomisti costato un mese di trattative e qualche incidente diplomatico. La Svp ha ottenuto da Calderoli, mediatore fra i due e relatore della proposta di legge sul taglio dei parlamentari, un emendamento che garantisce alle province di Trento e Bolzano tre senatori ciascuno. Una conquista che ha messo fine alle tensioni con i futuri partner di giunta e Sebastian Kurz, il cancelliere austriaco chiamato in causa dai vertici Svp in difesa della minoranza di lingua tedesca. La Lega, da parte sua, sembra aver calcato la mano sul programma. Il testo sarà diffuso solo dopo l’ok finale dei rispettivi partiti, ma le anticipazioni emerse sulle stampa parlano dell’insistenza su «radici cristiane», famiglia tradizionale, stretta sul welfare agli stranieri e test di lingua alle famiglie. Repertorio d’ordinanza per la Lega, forse meno per una forza politica che si colloca nella tradizione del cristianesimo sociale e delle ali più moderate del Ppe. Le stesse che guardano con nervosismo alla tolleranza del Ppe per la destra radicale, a partire dalla sua incapacità di liberarsi di membri come Fidesz di Viktor Orban.

«Inevitabile, ma il vero nodo è l’autonomia»
Stephanie Risse, docente dell'Università di Bolzano, non è sopresa dall’alleanza. Nelle settimane che hanno seguito il voto di ottobre, si erano create anche delle petizioni per evitare un matrimonio fra Svp e Lega, con appelli per un blocco unico nel centrosinistra. A quanto pare, non ha funzionato. «Ma era inevitabile - dice Risse - Negli ultimi 20 anni, gli elettori italiani votavano per il centrodestra e la Svp continuava ad allearsi con la sinistra. Prima o poi doveva succedere il contrario». Con il suo 11,1% di voti, la Lega è riuscita a drenare i consensi sia di un Pd schiacciato ai margini (3,8%) sia di un Movimento cinque stelle canibalizzato dal suo ex militante Köllensperger, capace di attirare il 15,2% di voti contro il 2,4% raggiunto a fatica dal suo ex partito. Logico che si arrivasse a una sinergia, anche se Risse non vede margini di manovra eccessivi per la Lega su scala locale. La chiave, spiega, sarà riuscire a calarsi in una realtà a se stante come Bolzano senza forzature centraliste o «diktat da Roma»: il vero incubo dell’autonomia locale, più di divergenze o affinità fra un partito nato dalla resistenza (la Svp) e la forza separatista che si è svegliata, dopo anni, come partito nazionale e nazionalista (Lega). «Non penso cambierà molto, anche perché l’autonomia è tutelata da trattati e rapporti internazionali - dice - E non penso che la Lega abbia voglia di crearsi problemi in più, proprio qui».

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