Cassazione

Tacchi a spillo per fare la spesa? Il supermercato non risarcisce per la caduta

Dalla caduta della sposa con tacchi vertiginosi a quella della signora agée con uno stiletto anni 30 per la festa in maschera, all’ultima sentenza sul supermarket: la scarpa troppo alta allontana il risarcimento

di Patrizia Maciocchi

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2' di lettura

Se manca la prova di una sostanza scivolosa sul pavimento del supermercato il primo “indiziato” per la caduta rovinosa della signora è il tacco a spillo. La Cassazione (sentenza 3046) sceglie tra tante testimonianze quella che sembra più attendibile: la dichiarazione dei poliziotti accorsi sul posto secondo i quali il pavimento del supermarket era pulito, fatta eccezione per la sottile strisciata di un tacco. La Suprema corte respinge dunque il ricorso della donna e aderisce alla tesi della società convenuta che aveva puntato il dito sul tipo di calzatura scelta dalla donna per andare a fare la spesa, forse glamour ma non troppo pratica. Meno credibili per i giudici i testi che avevano parlato di macchie sul pavimento, non riscontrate nel corso di una verifica avvenuta nell’immediatezza della caduta.

Lo stiletto per la festa in maschera

Ma non è la prima volta che le scarpe finiscono nel mirino dei giudici di legittimità. Con la sentenza 18332/2013 la Suprema corte aveva attribuito al look di una signora sulla sessantina la sua rovinosa caduta dalle scale di una pensione. Incidente da non imputare, come chiedeva la donna, all’assenza di una balaustra - visto che dalla parte del muro c’era un comodo corrimano - ma ad uno stiletto anni ’30 indossato dalla signora per andare ad una festa in costume. Alla scarpa vintage era abbinata anche una maschera e, in più, la signora teneva in una mano la borsa e nell’altra una sigaretta. La causa è persa.

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Il tacco vertiginoso della sposa

Senza successo anche il ricorso di una sposa (sentenza 3662/2013) che chiedeva il risarcimento alla parrocchia perché la scala scesa dopo il fatidico sì aveva un gradino sbeccato. Anche in questo caso valgono però le testimonianza, la discesa con la fede al dito era avvenuta lontano dal gradino scheggiato. Mentre ad essere stati notati erano ancora una volta i tacchi altissimi. Per finire tante le cadute rimaste prive di indennizzo, quando la colpa è del tacco sottile che si “pianta” nella grata sul marciapiede. Una giurisprudenza in linea con il proverbio secondo il quale «chi bella vuole apparire un poco deve soffrire».

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