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Calcio, dal tagli ai ricavi tv ai rischi sanitari: il vicolo cieco della Serie A

Dietro la facciata dell’unanimità dei club la ripresa della Serie A resta un’incognita e in attesa di una schiarita sul fronte sanitario i broadcaster chiedono sconti sui proventi tv della prossima stagione

di Marco Bellinazzo

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(ANSA)

Dietro la facciata dell’unanimità dei club la ripresa della Serie A resta un’incognita e in attesa di una schiarita sul fronte sanitario i broadcaster chiedono sconti sui proventi tv della prossima stagione


5' di lettura

Nessuno sembra voler davvero prendere una decisione sulla ripresa delle attività calcistiche. Né la Lega Serie A, né il Governo. Tutti sperano che il cerino resti nelle mani dell’altro. E così che il tempo passa e le tappe per un’ipotetica ripartenza del campionato si allungano. Con una scadenza inderogabile però che ora ha fissato la Uefa: entro il 2 agosto prossimo, in un modo o nell’altro, i tornei nazionali andranno conclusi.

Unità di facciata

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In realtà, scavando dietro l’unanimità di facciata con cui appena qualche giorno fa i 20 club della massima serie italiana hanno dichiarato di voler proseguire la stagione, sia pure nel rispetto delle prescrizioni che giungeranno dal Governo e dalle autorità sanitarie (un inciso nient’affatto formale) c’è tutto fuorché la volontà granitica di scendere di nuovo in campo. Se potessero la maggior parte delle società staccherebbero subito la spina a questa disgraziata stagione per concentrarsi sulla prossima che si annuncia non certo semplice da gestire. Se ancora non si è detto basta lo si deve alle aspirazioni sportive del presidente della Lazio, Claudio Lotito, deciso a inseguire costi quel che costi il sogno scudetto («ma è indispensabile che l’industria del calcio riparta» è il suo mantra), e soprattutto alle esigenze finanziarie di quasi tutti i club, messi alle corde dalla serrata provocata dalla pandemia di Covid-19. Una chiusura anticipata dell’attuale stagione costerebbe un contenzioso legale con i broadcaster per i diritti tv nazionali e internazionali del valore di circa 350 milioni. Ma questo sarebbe solo l’”antipasto”. Quel che si prospetta infatti è il crollo della principale voce di ricavo (1,4 miliardi all’anno) della Serie A.

Il salvacondotto sanitario
Il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora potrebbe autorizzare gli allenamenti («ma nulla è scontato», ci ha tenuto a precisare) dopo aver consultato il ministro della salute Roberto Speranza e il comitato tecnico-scientifico. Difficilmente per il 4 maggio – data finale dell’attuale lockdown calcistico - come auspicato da Figc e club. Potrebbe volerci qualche settimana in più (11 o 18 maggio) per la la prima tappa, con una ripresa soft degli allenamenti, e un conseguente slittamento sia della ripresa a pieno regime, con gli allenamenti in gruppo, che del ritorno alle partite ufficiali. Un rinvio che sarebbe utilissimo se portasse a un quadro più nitido sui test sierologici (la cui validazione è attesa per il 29 aprile) e sulla possibilità di effettuare i tamponi nelle strutture private. La ripresa del calcio è «una decisione difficile da prendere, anche perché per questo sport non ci sono condizioni di rischio zero», ha ribadito Gianni Rezza dell’Istituto superiore di sanità.

I costi del protocollo
Intanto il protocollo medico redatto dalla commissione federale guidata da Paolo Zeppilli ha suscitato diverse critiche. In primo luogo perché presenta un impianto applicativo necessariamente rigoroso e per questo costoso. Cosa che di fatto lo rende di proibitiva adozione da parte dei club di Serie B e C. Si parla di costi tra i 50 e gli 80mila euro, al netto di imprevisti che sono sempre dietro l’angolo. A fronte di un costo di oltre un milione di euro peraltro non si avrebbe la certezza di tornare a giocare e per quanto tempo lo si potrebbe fare. Bisogna infatti sottoporre a ripetuti tamponi ed esami sierologici un nucleo di 35/40 persone e ad approfondite verifiche cliniche per l’idoneità i soggetti già colpiti dal contagio. Inoltre, per chi non ha un centro sportivo con foresteria annessa si tratta di requisire e blindare strutture residenziali per almeno tre settimane. I calciatori, come sta accadendo in Germania, d’altro canto non sarebbero disposti a stare lontano da casa oltre il periodo di ritiro per la ri-preparazione fisica. E cosa accadrebbe nel caso si scoprisse una positività in corso d’opera? In Lega, i presidenti sono stati parecchio impegnati nel corso delle recenti riunioni a discutere sul piano “sportivo” su come ci si debba regolare qualora il campionato venga nuovamente interrotto con una classifica diversa da quella maturata al momento dello stop. E se la Lazio superasse la Juve? Gli strascichi giudiziari sarebbero certi.

Il fronte televisivo
Come ineluttabili sarebbero quelli per dirimere il conflitto con i broadcaster. La Lega sta tentando di trincerarsi dietro un decreto governativo che blocchi il calcio d’imperio e per forza maggiore in modo da costringere le pay tv e l’intermediario per i diritti esteri a versare il dovuto. Sky, Dazn e Img già hanno saldato cinque rate su sei bimestrali per la stagione 2019/20, per oltre 1 miliardi di euro (su un totale di 1,3 al netto della mutualità). Il 1° maggio scade l’ultima tranche da circa 233 milioni. Con la rata pagata a marzo poco prima dello stop al calcio per l’insorgere della pandemia, i broadcaster sono creditori della Serie A per le quote corrispondenti ai match fin qui non disputati.

Sconti e dilazioni
La posizione dei titolari dei diritti tv sono state fin qui differenti. Sky si è detta disposta a pagare il dovuto a maggio, ma ha chiesto uno sconto di 120 milioni per la prossima stagione che si profila più contratta nei tempi in considerazione del prolungarsi di quella attuale e dell’appuntamento con Euro 2021. Questa soluzione è già stata adottata in Germania per i diritti della Bundesliga, con Sky che ha ottenuto una riduzione sul totale da versare per la stagione 2020-21. Dazn che non sta attraversando un periodo brillante con lo stop internazionale allo sport ha chiesto una dilazione sui prossimi pagamenti.
Qualora poi si giocasse solo in parte il residuo dell’attuale annata si porrebbe la questione della restituzione di una quota di quanto già versato. Sky e Dazn hanno acquisito il diritto di trasmettere 380 partite a stagione. Ecco perché l’ipotesi di convertite le attuali restanti 124 gare in un play-off consentirebbe loro di risparmiare una fetta di quanto dovuto. Viceversa i club potrebbero essere costretti per le regole del lavoro a corrispondere per intero gli ingaggi ai calciatori. Da qui il rigetto categorico dell’ipotesi di un cambio del format prima ventilata dal presidente Figc Gabriele Gravina e ora dalla Uefa. L’intermediario Usa Img, titolare dei diritti esteri della Serie A intanto potrebbe semplicemente posticipare di 2 mesi le scadenze, sempre in vista di una possibile ripresa.

Il bando 2021/2024
Dopo le scintille fra il principale broadcaster (Sky) e la maggioranza dei club che avevano supportato nei mesi scorsi l'ipotesi di affidare agli spagnoli di Madiapro (nel frattempo in difficoltà in Francia dove dovrebbero lanciare una piattaforma ad hoc per la Ligue 1 dal prossimo anno e costretti a mettere in cassa integrazione quasi 1200 dipendenti in patria) la fondazione e commercializzazione di una canale di Lega, le prospettive per il prossimo bando sul triennio 2021/2024 appaiono negative. Lo sbarco nella Penisola di un Cavaliere Bianco come Amazon (attivo sul versante calcistico in Gran Bretagna e Germania) appare molto lontano e dunque la Lega dovrà con ogni probabilità sedersi al tavolo delle trattative con le stesse aziende contro cui sta innalzando le barriere dell’intransigenza, pretendendo il versamento integrale di quanto dovuto. Una strategia che anche se si evitasse oggi una battaglia legale potrebbe esseere pagata sul valore del prossimo contratto. Lo stesso vale per l’intermediario sui diritti esteri che ha garantito nell’attuale triennio un contratto da circa 1 miliardo complessivo. Senza un’agenzia del calibro di Img difficilmente la Lega Serie A pare avere la capacità di andare a vendere direttamente i diritti tv nei vari paesi. Questi ultimi del resto alle prese con le ricadute domestiche della crisi economica se fossero costretti a tagliare il budget sarebbero orientati verosimilmente a concentrare i propri investimenti su Premier e Liga. A discapito di una Serie A che ha colpevolmente accumulato Oltralpe un rimarchevole ritardo. E che nel prossimo futuro potrebbe pagarne tutte le conseguenze.

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