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Tagli agli sconti fiscali in arrivo per lavoro, trasporti e famiglie

di Marco Rogari

Dalla flat tax allo sblocca-cantieri, ecco i 10 dossier che dividono la maggioranza

4' di lettura

Sussidi ambientali dannosi, a cominciare da quelli compresi nel settore trasporti sotto forma di agevolazioni Iva, da razionalizzare senza penalizzazioni per le attività produttive.

Sconti fiscali sul lavoro (in forma diretta e indiretta), da ricalibrare anche facendo leva sull’introduzione del coefficiente familiare, oltre che dei nuovi strumenti di sostegno, e calcolando gli effetti dell’eventuale adozione della flat tax per le famiglie. Deduzioni e detrazioni che hanno una ricaduta negativa sul montante a fini pensionistici da rimodulare. Tre aree abbastanza definite, che “pesano” nel primo caso oltre 10 miliardi, nel secondo circa 40 e nel terzo quasi 50 miliardi, sulle quali è già stata indirizzata la lente del Governo per realizzare la “potatura” selettiva delle tax expenditures. Che è stata annunciata dal Def varato nelle scorse settimane e che dovrà prendere forma con la prossima legge di bilancio.

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Un piano che, al netto della “ricollocazione contabile” (e non solo) del bonus Irpef degli 80 euro da spostare dal capitolo delle maggiori spese a quello della fiscalità, dovrebbe prevedere anche lo stop alle duplicazioni di sconti fiscali e la completa abolizione delle agevolazioni considerate ormai datate o inutili. In ogni caso, come anticipa il Programma nazionale di riforma integrato nel Def, non saranno toccate le agevolazioni “dirette” ai nuclei familiari, in particolare quelli a basso reddito, e quelle che hanno una funzione di “aiuto” sul fronte della disabilità. Già da alcune settimane sono in corso specifiche simulazioni condotte dai tecnici del Mef in collaborazione con quelli di altri ministeri. Cifre ufficiali sui possibili risparmi non se ne fanno. Ma tra le ipotesi in circolazione c’è quella di un intervento minimo per il prossimo anno da 3-4 miliardi per arrivare, con una potatura più invasiva, anche al doppio (6-8 miliardi), sempre al netto della partita sugli 80 euro.

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A coordinare il lavoro preparatorio con l’obiettivo di giungere in autunno con un programma definitivo dovrebbero essere i due viceministri dell’Economia, Laura Castelli e Massimo Garavaglia, anche senza avere più il mandato ufficiale di “commissari” alla spending review. Il punto di partenza resta l’ultimo rapporto sulle spese fiscali messo a punto dall’apposita commissione guidata da Mauro Marè (sotto l’egida del Mef). Da questa rilevazione è emerso che gli sconti e i bonus monitorati sono saliti nel 2018 a quota 513 (contro i 466 del 2017) per 61,1 miliardi di minori entrate nel 2019 (54,2 miliardi nel 2018). A incidere maggiormente, per 39,2 miliardi, sono state le agevolazioni fiscali legate all’Irpef (il 64,3%) seguite da quelle collegate alle imposte di registro, di bollo e ipocatastali (5,7 miliardi di minori entrate pari al 9,3%). La perdita di gettito è risultata più contenuta di quella registrata in precedenti rapporti (l’allegato al bilancio dello Stato 2015, ad esempio, quantificava in circa 161 miliardi l’impatto del complesso delle misure) perché nell’ultimo monitoraggio è stata affinata la classificazione delle agevolazioni con l’esclusione delle detrazioni per la progressività dell’imposta, di quelle per familiari a carico e delle aliquote ridotte dell’Iva.

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Non mancano naturalmente i nodi da sciogliere. A partire dalla destinazione degli eventuali risparmi. Per la Lega la dote derivante dal riordino delle tax expenditures dovrebbe essere utilizzata per coprire almeno in parte la nuova flat tax per le famiglie. I Cinque Stelle, così come il ministro Giovanni Tria, sembrano invece intenzionati a usare prioritariamente le risorse recuperate, comprese quelle derivanti dalla nuova spending review, per sterilizzare le clausole Iva (e le accise) da oltre 23 miliardi per il prossimo anno.

Resta anche da individuare il meccanismo selettivo da far scattare. Il Carroccio non esclude una riflessione approfondita su un sistema di soglie e franchigie per salvaguardare i redditi medio-bassi, ma non solo (con un tetto possibile, ad esempio, a 55mila o 70mila euro). I Cinque Stelle sembrano maggiormente orientati a un riordino mirato evitando tagli di tipo “lineare”.

Ci sono poi i numerosi dubbi espressi dall’Ufficio parlamentare di bilancio nel rapporto sulla programmazione di bilancio 2019 divulgato nei giorni scorsi. L’Upb, in particolare, ha fatto notare che l’abolizione dei bonus fiscali dovrebbe essere preceduta non solo dalla quantificazione dell’impatto finanziario complessivo e dei beneficiari coinvolti, «ma soprattutto da un’analisi ex-post degli effetti redistributivi che l’eliminazione di ciascuna agevolazione determinerebbe». Inoltre, secondo l’Autohority parlamentare dei conto pubblici, «occorre avere un quadro chiaro delle finalità specifiche alle quali le spese fiscali sono rivolte (sostegno alle famiglie, a settori produttivi, finalità ambientali, eccetera) e verificare se siano ancora valide o necessarie nell’ambito delle priorità politiche al fine di razionalizzarle. Un taglio orizzontale delle agevolazioni esistenti non risponderebbe ad esempio a questo scopo».

QUANTO COSTANO I 20 SCONTI FISCALI PRINCIPALI

Dati in miliardi di euro (Fonte: Rapporto annuale sulle spese fiscali 2018)

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