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Tagliatore, l’obiettivo è la conquista dell’estero

Investimenti in crescita

di Chiara Beghelli

Eleganza nei dettagli. Giacca della collezione AI 23-24.

2' di lettura

La creatività umana può superare persino le leggi della fisica, per esempio il terzo enunciato di Isaac Newton. Alla forza di una crisi, a una difficoltà, si può infatti opporre una reazione opposta, ma ancor più potente. È questo l’enunciato di Tagliatore, marchio di pret-à-porter sartoriale nato e cresciuto a Martina Franca (Taranto): «A un momento così complicato, difficile da interpretare e affrontare, abbiamo deciso di rispondere con una collezione abbondante, piena, ricca di novità - spiega Pino Lerario, direttore creativo del marchio fondato dal padre Francesco nel 1972 -. È anche il segno della nostra fiducia verso il nuovo anno, dopo un 2022 in cui abbiamo registrato un bell’incremento del fatturato».

Ottimismo che si traduce plasticamente in House of Tagliatore, lo showroom milanese inaugurato nel 2020 nello storico ed elegante Palazzo Meroni, e nella prima presentazione nel calendario di Milano Moda Uomo (il 15 gennaio), dopo l’ingresso dell’azienda nella Camera Nazionale della Moda: «Bisogna fare sistema e stiamo investendo sulla nostra crescita internazionale - prosegue Lerario -. Nel 2022 abbiamo incrementato le vendite all’estero e rafforzato la rete di vendita dedicata: il Giappone in particolare ha avuto una buona crescita, stiamo tornando ai livelli del 2018-19, poi ci stiamo organizzando con un nuovo partner negli Stati Uniti e abbiamo una nuova rete di agenti nei mercati scandinavi, con risultati molto buoni».

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Il pubblico internazionale sarà una presenza che si prevede costante a partire da questo mese nello showroom milanese, che è peraltro un preludio al primo monomarca, sempre in città, per il quale Tagliatore è tuttora in cerca della giusta location: «Non si possono compiere errori in questo senso, si pagherebbero troppo cari», nota lo stilista e imprenditore, che ha firmato per l’AI 23-24 anche la rinnovata capsule collection che porta il suo nome, con capi total black caratterizzati dalla celebre vestibilità del marchio che nasce dall’attività di Vito Lerario, nonno di Pino, che negli anni Venti era “tagliatore” di pelli. Il marchio prende dunque il suo nome da un mestiere, caso forse unico nella moda italiana: «Abbiamo bisogno di giovani talenti, ma è difficile - spiega Lerario, che guida l’azienda insieme ai fratelli -. Bisogna pensare a un piano di formazione di lungo periodo, non a soluzioni emergenziali, le nostre aziende sono in pericolo. Lavorare in Puglia, al Sud, non è un problema, anzi. Abbiamo tutti riscoperto il valore del benessere, ed essere attorniati da questa natura, con ritmi meno serrati, è un grande vantaggio».

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