speciale pitti uomo

Tagliatore, tessuti unici e spazio a nuovi prodotti

di Giulia Crivelli


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Le giacche Tagliatore: classiche ma con silhouette riviste in chiave contemporanea

2' di lettura

Inutile negarlo: le condizioni meteo hanno influenzato le vendite dell’autunno e della stagione natalizia, come era successo in primavera: troppo freddo in quel caso, troppo caldo negli ultimi mesi. «Sono tanti i fattori esterni che non possiamo controllare – racconta Pino Lerario, proprietario, con la sua famiglia, di Tagliatore e direttore creativo del marchio –. Tra questi c’è sicuramente il meteo. Volendo vedere la parte positiva però, l’andamento delle ultime stagioni ha rafforzato la convinzione di creare collezioni versatili, che vadano bene sempre. I clienti viaggiano, si spostano tra continenti e climi nel giro di pochi giorni. Noi dobbiamo essere pronti».

Famoso per le giacche da uomo, Tagliatore è andato incontro alle richieste del mercato anche in altri modi: «Per realizzare il nostro sogno, aprire un monomarca a Milano, è necessario avere una collezione completa – spiega Tagliatore – Con le scarpe stiamo crescendo di stagione in stagione, ma ci saranno pure camicie e altri accessori. Va molto bene inoltre la parte donna, che si ispira al nostro universo maschile, ma cogliendo le esigenze del pubblico femminile». Il primo mercato estero di Tagliatore è il più esigente e difficile che esista, il Giappone: «È un onore essere apprezzati da clienti tanto informati e appassionati di tessuti e dettagli – sottolinea Lerario –. La maggior parte dei tessuti che usiamo sono in esclusiva per noi, li acquistiamo dai migliori tessutai a seconda della tipologia: facciamo tutto in Puglia, producendo circa 400 capispalla al giorno, ma alcuni tessuti vengono, ad esempio , da Biella».

Per il 2018 Lerario prevede una crescita a una cifra rispetto al fatturato 2017, pari a 26 milioni. «Siamo un’azienda di medie dimensioni e non è facile competere con grandi marchi che magari hanno alle spalle gruppi ancora più grandi. Però l’indipendenza non ha prezzo e ci premette di lavorare ai progetti ai quali ci appassioniamo – conclude Lerario –. A Pitti ad esempio presentiamo il progetto di restyling del logo, che passa per un pattern geometrico che abbiamo chiamato 4T Four-Leaf Clover». Un pattern ovviamente disegnato dal direttore creativo: incrocia quattro volte la lettera T e forma un originale quadrifoglio (clover, in inglese).

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