ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùI numeri

Taglio accise, costo di 9 miliardi. Il 68% degli sconti è andato ai più ricchi

La riduzione delle accise, essendo generalizzata, ha favorito i più ricchi, che avendo maggiori possibilità di consumo ricevono benefici più ampi dagli sconti fiscali uguali per tutti

di Gianni Trovati

Carburanti, benzinai: sciopero congelato dopo incontro governo

2' di lettura

Cui prodest? Nel caso politico e mediatico sulle accise, che ha infiammato il dibattito pubblico e moltiplicato le tensioni nella maggioranza fino a spingere il governo a una confusa e solo apparente retromarcia sull’abbandono dello sconto sui carburanti, è mancata la domanda fondamentale quando si parla di politica economica. A chi giova il taglio delle accise? E, specularmente, chi viene penalizzato dalla sua mancata riconferma?

Per il leader di Fi Silvio Berlusconi, dicono le cronache, le più penalizzate sono «le mamme che accompagnano i figli a scuola». Per alcuni commentatori i colpiti «sono i poveri», perché i ricchi si disinteressano di quanto costa la benzina. Ma la risposta può arrivare solo dai numeri, non dalle sensazioni macchiate dal favore o dall’ostilità al governo. E i numeri ci sono.

Loading...
LA DISTRIBUZIONE DEI RISPARMI
Loading...

Costo di 9 miliardi in meno di un anno

Nella sua audizione sulla manovra, l’Ufficio parlamentare di bilancio ha spiegato che nel 2022 i decreti sulle accise hanno richiesto 9,1 miliardi da marzo a dicembre, cioè poco meno dello 0,5% del Pil. In un altro focus la stessa Autorità aveva misurato l’impatto redistributivo delle principali misure per combattere l’inflazione. E da quei numeri la risposta alla domanda iniziale emerge chiara.

La riduzione delle accise, essendo generalizzata, ha favorito i più ricchi, che avendo maggiori possibilità di consumo ricevono benefici più ampi dagli sconti fiscali uguali per tutti.

Il 68% degli sconti ai redditi più alti

Fin qui siamo nel campo dell’intuitivo. Ma sono appunto le cifre a dare la misura esatta della questione. I calcoli dell’Upb si concentrano sul periodo maggio-settembre, ma sono facilmente estendibili al resto dell’anno. E dicono che il 68% del mancato gettito per lo Stato, cioè 6,19 miliardi su 9,1 su tutto il 2022, si è tradotto in risparmio per gli italiani che appartengono ai cinque decili di reddito più alti. A quelli che occupano la metà più povera nel ventaglio dei redditi, quindi, sono andati 2,91 miliardi, il 32% dello sforzo sostenuto dai conti pubblici. Più nel dettaglio, all’ultimo decile, cioè ai più poveri, il freno alle accise ha garantito un risparmio da poco meno di 250 milioni, mentre al primo decile, quello dei redditi più alti, hanno evitato una spesa da 1,6 miliardi: cioè 6,5 volte tanto.

L’impatto del taglio delle accise, in pratica, è esattamente inverso a quello dell’inflazione, che invece si incattivisce di più sulle fasce di reddito più povere. Proprio per questo l’Upb aveva spiegato che la trasformazione del 50% dello sconto fiscale in un trasferimento monetario vincolato al reddito sarebbe stato un toccasana per le famiglie più in difficoltà (oltre che per i redditi più bassi). Ma il linguaggio dei numeri, oltre che chiaro, è spesso ostico per la politica: sia quella all’opposizione che lancia l’allarme sul costo dei carburanti sia quella al governo che fatica a tenere la linea dopo aver promesso per anni la sforbiciata delle accise.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti