L’AGENDA DI GOVERNO E IMPRESE

Taglio del cuneo fiscale, tutti d’accordo: le proposte dei partiti

Ampio consenso sulla riduzione del costo del lavoro. Più limitata, però, nella proposta M5S

di Davide Colombo e Marco Mobili


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4' di lettura

Il taglio del cuneo fiscale è il punto di convergenza di tutte forze politiche che, almeno a parole, si dichiarano pronte a raccogliere l’appello del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, secondo cui le priorità per il Paese restano la competitività delle imprese con in testa proprio il taglio al cuneo per aumentare i salari dei lavoratori e l’occupazione giovanile. Operazione che andrebbe accompagnata con massicci investimenti in infrastrutture, garantendo la sostenibilità dei conti pubblici e un’Europa forte.

Dentro l’ex maggioranza di governo, la Lega ha spiegato che il taglio al cuneo fiscale potrebbe passare da una rimodulazione del bonus degli 80 euro per renderli spendibili da parte dei contribuenti ai fini previdenziali. Taglio da affiancare all’avvio di una riduzione progressiva delle aliquote Irpef con la prima al 15% per dipendenti e pensionati che dichiarano redditi fino a 15mila euro. Per favorire la competitività delle imprese il Carroccio punta poi a ridurre il doppio binario contabile civilistico che oggi pesa sugli oneri delle imprese con l’Irap. Il tributo regionale nelle intenzioni della Lega dovrebbe trasformarsi in un’addizionale all’Ires. Altra imposta destinata a scomparire è la Tasi.

Per i Cinque Stelle il taglio del cuneo passerebbe invece per l’esonero dei datori di lavoro dal versamento del contributo dell’1,61% della retribuzione destinato alla Naspi e di quello del 2,75% per la disoccupazione agricola, ma soltanto per i lavoratori a tempo indeterminato (valore 4-5 miliardi). Sugli investimenti in infrastrutture il partito di Di Maio punta come noto sulle opere utili, a partire dalla manutenzione del territorio, sulla scia del Piano anti-dissesto idrogeologico, e di interventi viari e ferroviari al Sud. Mentre la Lega sarebbe pronta a mettere da subito sul piatto 2 miliardi e altri 3 miliardi a regime potenziando la messa in sicurezza di scuole, ponti, gallerie e viadotti.

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Sul fronte euro e Patto di stabilità e crescita la Lega resta su posizioni ambivalenti. Se il suo “mantra” resta quello di sempre, ovvero che bisogna forzare i tetti deficit/Pil per dare più impulso all’economia, poi nei fatti ha sempre siglato intese governative con Bruxelles per le correzioni dei saldi (nel corso degli ultimi 11 mesi, gli obiettivi di finanza pubblica sono stati modificati ben 4 volte). Così l’ultima uscita sui mini-Bot per i pagamenti dei debiti della Pa è rimasta una provocazione, mai colta dagli ex alleati M5S. I quali, anzi, hanno smesso di assecondare Matteo Salvini sulla volontà di sforare i parametri Ue su deficit e debito. Le preoccupazioni per lo spread hanno pesato. La linea attuale dei pentastellati è: rispettare gli obiettivi di finanza pubblica, senza rinunciare a lavorare in Europa per modificare i Trattati.

Ma quali sono le posizioni degli altri partiti maggiori di opposizione? Partiamo da Forza Italia: dopo il fallimento gialloverde, è pronta a restituire la parola agli italiani. Per dare al Paese un governo stabile, che duri 5 anni e faccia le riforme di cui c’è bisogno per far ripartire l’economia. A partire da un nuovo patto sociale fra Stato, impresa e lavoratori, per giungere, anche in questo caso, ad un deciso taglio del cuneo fiscale. Solo così sarà possibile far crescere i salari rilanciando il potere d’acquisto dei consumatori. Anche le imprese dovranno beneficiare del taglio per generare nuova occupazione.

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Un circolo virtuoso da innescare anche attraverso un grande piano di investimenti pubblici, che faranno da traino a quelli privati, rilanciando il project financing e intervenendo per snellire una opprimente burocrazia. Il tutto mantenendo in equilibrio i conti pubblici, anzi migliorandoli. Come? Cancellando misure puramente assistenziali come il reddito di cittadinanza e concentrando gli sforzi su crescita e investimenti. Per essere credibili in Europa e chiedere di andare oltre l’austerity, dice Fi, dobbiamo migliorare i parametri fondamentali di finanza pubblica. Un conto è trattare con la Ue per la riduzione delle tasse e per gli investimenti produttivi, un altro è battere i pugni per spese improduttive.

Il Pd punta invece a una maggiore integrazione sia a livello politico (elezione diretta dei presidente della Commissione Ue) sia a livello economico (rafforzare il bilancio europeo e ministro dell’Economia comune). Certo, l’Europa dell’austerity è per il Pd ormai superata dai fatti visto il rischio crescita zero anche in Germania: ferma restando la sostenibilità dei conti pubblici e l’impegno a ridurre progressivamente il debito pubblico, occorre attivare politiche anticicliche a livello europeo da dirottare soprattutto su investimenti ed economia sostenibile: «Occorre un piano straordinario di investimenti in capitale umano, ricerca, infrastrutture, materiali immateriali e sociali, energie rinnovabili, welfare». Quanto al fisco, la riduzione del cuneo fiscale che grava su imprese e lavoratori è da sempre un obiettivo del Pd: invece della flat tax salviniana, i democratici propongono un allargamento degli 80 euro per arrivare a uno sconto in busta paga di 1.500 euro l’anno.

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