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Taglio del cuneo, lite Lega-M5s. Tria: «Flat tax? Meno aliquote»

Sul costo del lavoro piano 5 Stelle da 4 miliardi ma per il Carroccio «sono pochi» Risorse insufficienti anche per Confindustria. Cgil-Cisl-Uil: priorità agli sgravi per i lavoratori

di G. Pogliotti e G. Trovati


Con il salario minimo mille euro in più l'anno per 2,9 milioni di lavoratori

3' di lettura

Il primo «workshop» con le parti sociali a Palazzo Chigi si trasforma nell’ennesima molla per le tensioni fra Lega e Cinque Stelle.
Il premier Conte chiarisce subito ai sindacati che un progetto condiviso di riforma fiscale non c’è. L’incontro, sottolinea il presidente del consiglio, serve alla «fase di elaborazione», perché il governo «lavorerà ad agosto, e a settembre ci confronteremo nuovamente» in vista di una «manovra espansiva e condivisa».

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In agenda molti titoli, su Irpef, cuneo fiscale, un nuovo piano casa per rilanciare l’edilizia e un «piano green» con la revisione delle agevolazioni “inquinanti” cara ai Cinque Stelle. Ma sul piano dei contenuti il tema messo sul tavolo dal vicepremier Luigi Di Maio si limita a uno scambio: l’introduzione del salario minimo legale compensato da un taglio del cuneo fiscale-contributivo per 4 miliardi per “congelare” l’incremento del costo del lavoro previsto a carico delle aziende, che però secondo le stime Inapp arriverebbe a 6,7 miliardi.

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La proposta viene quindi respinta da imprese e sindacati: «È poco, è poco», fa sapere a stretto giro il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. Che aggiunge: «Secondo noi il taglio del cuneo va collegato ai grandi contratti di riferimento, si può fare ed eviterebbe il dumping contrattuale oltre a dare un parametro oggettivo di riferimento». E i dubbi degli industriali sono subito rilanciati dalla Lega: «La manovra economica deve essere coraggiosa - spiegano il viceministro all’Economia Massimo Garavaglia e il sottosegretario Massimo Bitonci -, non servono mini interventi».

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Ieri i problemi sono nati subito, dalla composizione del tavolo di governo. Accanto a Conte sedeva infatti una squadra tutta a Cinque Stelle, capitanata dal vicepremier Di Maio con la viceministra all’Economia Laura Castelli e la ministra per il Sud Barbara Lezzi. La Lega, assente il leader Salvini, è comparsa solo nel finale del tavolo con i sindacati, attraverso il ministro delle Politiche agricole Centinaio. In corso d’opera è arrivato anche il ministro dell’Economia Tria, che inizialmente non era annunciato, dando all’incontro sulla manovra una connotazione più collegiale.

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Sul piano dei contenuti, pochi, sindacati e imprese concordano sul fatto che il menu è apparso subito troppo leggero. A partire dalla proposta di riduzione del cuneo fiscale su cui lavora il vicepremier Di Maio, che prevede per i datori l'esonero del versamento dell'1,6% destinato alla Naspi, l'indennità di disoccupazione, solo sui contratti a tempo indeterminato. Idea rispedita al mittente dai sindacati che con Confindustria hanno concordato un progetto comune di riduzione del cuneo fiscale a vantaggio dei lavoratori per rilanciare i consumi. Gli imprenditori in serata ribadiscono la richiesta di un taglio del costo del lavoro per favorire l’inclusione dei giovani. «Con la proposta di Di Maio i lavoratori non avrebbero alcun vantaggio - sottolinea la leader Cisl Anna Maria Furlan - mentre l’Erario dovrebbe sopportare il costo aggiuntivo per coprire la Naspi. Bisogna invece alleggerire il peso del fisco sulle buste paga dei lavoratori».

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Ma su questo punto chiave, cioè la riforma dell’Irpef, l'assenza di un’idea condivisa nel governo, ammessa da Conte, si è fatta notare parecchio. A tracciare i binari della manovra era stato nel pomeriggio lo stesso ministro dell’Economia: «Non c’è nessuna flat tax nel senso di un unico scaglione - ha spiegato intervistato da Sky -, si va nella direzione di diminuire il numero degli scaglioni» progressivamente negli anni; prospettiva che sembra avvicinarsi più ai progetti M5S sulle tre aliquote che alla tassa piatta per i redditi medio bassi cara alla Lega. A ridurre il cuneo interverrebbe poi la trasformazione in detrazione del bonus da 80 euro, che dovrebbe vedere crescere il proprio importo. Il tutto in un quadro di finanza pubblica che sconta anche l’obiettivo ambizioso dei 18 miliardi di privatizzazioni. «Non so se li raggiungeremo», chiarisce Tria. Prossimi appuntamenti il 29 luglio sul Sud e il 5 agosto sul lavoro, negli stessi giorni in cui però è attesa anche una nuova convocazione al tavolo parallelo al Viminale.

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