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Taglio del cuneo, primo obiettivo sterilizzare il salario minimo

di Marco Mobili e Claudio Tucci


Conte: riforma fisco e taglio cuneo fiscale per ridurre il debito

3' di lettura

Un taglio al cuneo fiscale per sterilizzare gli incrementi del costo del lavoro a carico delle imprese legati all’introduzione, ex lege e generalizzata, del salario minimo.
Sarebbe questa l’ipotesi su cui il governo “giallo-verde” ha acceso un faro. Si tratta di un primo obiettivo alla luce, anche, delle ripetute dichiarazioni, lunedì, di Matteo Salvini, riprese all’indomani da Luigi Di Maio, che indicano l’intenzione dell’esecutivo di voler assegnare priorità alla riduzione del costo del lavoro per le aziende.

Attualmente la proposta grillina sul salario minimo è contenuta nel ddl Catalfo, fermo in commissione Lavoro del Senato, e fissa la misura a 9 euro lordi l’ora. Ciò secondo le stime dell’Inapp comporterebbe un maggior costo del lavoro in capo ai datori pari a 6,7 miliardi di euro. L’intervento riguarderebbe infatti 2,6 milioni di lavoratori dipendenti privati, a esclusione di agricoltura e lavoro domestico. Comprendendo anche questi due settori - che la norma tuttavia esclude - il costo per le aziende, secondo l’Inps, salirebbe a 9,7 miliardi per il 28% dei lavoratori.

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Il Carroccio, finora, si è sempre mostrato freddo, ma in queste ore sta trattando con i 5S per migliorare il testo. Le imprese hanno chiesto al governo di comprendere nei 9 euro anche gli elementi retributivi indiretti e/o differiti (ad esempio, ferie, mensilità aggiuntive, Tfr); e, più in generale, di valorizzare il sistema della contrattazione collettiva espressione delle organizzazioni maggiormente rappresentative.

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Per ora i tecnici del governo stanno approfondendo le questioni, e fanno i primi calcoli. Un punto di cuneo in meno su tutti i lavoratori avrebbe un costo per l’Erario di 3,2 miliardi. L’importo scenderebbe in caso di interventi selettivi, ma che, per essere fatti, serve che rispettino le normative Ue. Il punto è che una mitigazione più o meno piena degli effetti del salario minimo rischia di non avere effetti (tangibili) sull’occupazione, soprattutto dei giovani.

Il taglio del cuneo passerà anche per la riduzione dei premi Inail. Nella manovra dello scorso anno la Lega, con il viceministro all’Economia, Massimo Garavaglia, ha puntato su una forte rimodulazione al ribasso da 600 milioni delle tariffe Inail per il triennio 2019-2021. Riduzione che, con il recente decreto crescita, lo stesso viceministro ha cercato di stabilizzare per gli anni successivi. Dal balletto delle risorse e dai veti incrociati interni alla stessa maggioranza sulla possibilità di poter utilizzare o meno i risparmi del reddito di cittadinanza, la stabilizzazione del taglio del cuneo Inail allo stato attuale decorre solo dal 2023, con un buco sul 2022. L’obiettivo dichiarato, anche in fase di conversione in legge del Dl crescita, è quello di recuperare con la prossima legge di bilancio risorse per coprire il buco del 2022 così da dare continuità alle tariffe scontate dell’assicurazione sul lavoro.

Sul tavolo tecnico della Flat Tax aperto al Mef c’è anche un possibile intreccio tra la cosiddetta tassa piatta del 15% sui redditi incrementali e i premi di produttività. L’idea del vicepresidente della commissione Finanze della Camera, Alberto Gusmeroli (Lega), sarebbe quella di utilizzare le somme recuperate all’evasione e al sommerso con la flat tax del 15% sui maggiori redditi dichiarati al Fisco rispetto a quelli dell’anno precedente (si pensi ai fuori busta o ai doppi lavori) per potenziare i premi di produttività. Oggi le somme che eroga l’azienda per incentivare la produttività godono della tassazione agevolata al 10% per i premi fino a 3mila euro, a beneficio di redditi entro 80mila euro. In caso di coinvolgimento paritetico dei lavoratori, scatta la decontribuzione per una quota di premio fino a 800 euro.

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