ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLA RIUNIONE DI DICEMBRE

Taglio Fed, ecco perché i tassi Usa ora prendono una pausa

Dopo tre riduzioni del costo del credito, la Banca centrale Usa passa in modalità «wait and see» per verificare gli effetti della sua manovra, finora descritta come una misura di risk management contro le incertezze globali

di Riccardo Sorrentino


Esclusivo/ Il giorno in cui il sistema finanziario Usa ha rischiato il collasso

3' di lettura

La Fed prende una pausa. Con ogni probabilità, la banca centrale Usa non toccherà i tassi, nella sua riunione di dicembre, dopo averli abbassati a luglio, a settembre e a ottobre. La piccola serie di riduzioni del cost0 del credito è stata del resto - come ha detto più volte il presidente Jerome Powell - una pausa nella stretta, una misura di risk management per ovviare alla crescente incertezza globale, in buona parte generata dalle politiche neoprotezioniste dell’Amministrazione Trump, e ai suoi possibili effetti sulle aspettative di inflazione.

Curva dei rendimenti in calo

LA CURVA DEI RENDIMENTI

Dati in %. (Fonte: U.S. Department of the Treasury)...

I rendimenti sui Treasuries hanno del resto reagito subito alla diversione. La curva è progressivamente calata su tutte le scadenze: rispetto a fine 2018, si è assistito sui tre mesi a una flessione di 92 punti base, e di oltre un punto per le scadenze a sei mesi e a un anno, a fronte di un taglio dei tassi di 75 punti base. Leggermente più contenuto il calo su triennali (82 punti base ) e decennali (85 punti base).

Calano le probabilità di recessione
La curva è quindi anche diventata leggermente più ripida. La Fed di Cleveland - che in base agli spread tra le varie durate calcola le probabilità di recessione a 12 mesi - segnala un netto miglioramento: quel semaforo giallo - se non rosso - che allarmava gli investitori, pur consapevoli dell’esistenza di molti fattori di disturbo che potevano alterare quella misura, ora dà indicazioni meno preoccupanti. L’andamento dell’economia ’reale’ del resto è coerente con questo scenario.

Il dollaro si rafforza

DOLLARO, CAMBIO EFFETTIVO

Base gennaio 2006 = 100...

Il calo dei rendimenti e il ritorno a una curva leggermente più ripida segnala un persistente allentamento delle condizioni monetarie che va nella direzione desiderata dalla Fed ed è quindi destinata a produrre ancora i suoi effetti.

Tarda a rispondere - ma il suo peso è di gran lunga minore, persino in termini commerciali - il dollaro: il cambio effettivo sembra rafforzarsi e si avvicina al picco del 2016. Donald Trump continuerà quindi a fare pressioni sulla Fed - piuttosto inutili, in realtà - perché adotti una politica ancora più espansiva.

Aspettative di inflazione in rialzo...

ASPETTATIVE DI INFLAZIONE DI MERCATO

Dati in percentuale. (Fonte: Fred - St. Louis Fed)...

Anche le attese sui prezzi hanno reagito alla manovra sui tassi, come al quantitative easing “nascosto”, che la Fed è stata costretta ad avviare per risolvere il problema dell’interbancario bancario e che ha assunto dimensioni troppo elevate per essere considerato - alla luce dei suoi effetti - come una pura misura tecnica. Il rialzo delle aspettative, misurate da diversi strumenti di mercato, non segnala però ancora un ritorno alla normalità.

«Wait and see», e poi?
La Fed ha più volte invitato a non fare esclusivo affidamento agli strumenti di mercato come ’termometri’ della situazione economica e monetaria, perché nel breve periodo - e senza che questo comporti inefficienza - possono dare segnali fuorvianti. Alla luce della logica della Fed di Powell e pur tenendo conto del fatto che è in preparazione una nuova strategia di politica monetaria non si può però del tutto escludere che, con aspettative comunque ancora lontane dall’obiettivo, l’orientamento di wait and see sia seguito un’ulteriore correzione verso il basso e non - come è finora sembrato di capire dalle parole del presidente - da un nuovo rialzo dei tassi.

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