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Ue cerca intesa su tagli al gas: resta target del 15% ma si lavora a deroghe

La presidenza di turno della Repubblica Ceca punta a un accordo il 26 luglio. Resta il target di riduzione dei consumi, ma compaiono più criteri e deroghe

L'Ue vara il piano sul gas: 'Ridurre i consumi del 15%'

3' di lettura

Da un lato, nessun passo indietro sull’obiettivo fondante: ridurre del 15% i consumi di gas nella Ue, per adattarsi al rischio di stop delle forniture di Mosca. Dall’altro, criteri più stringenti per attivare lo stato d’emergenza e alcune deroghe per i paesi più esposti.

È il compromesso che si annuncia in vista del Consiglio energia straordinario in cantiere il 26 luglio a Bruxelles, una resa dei conti delicatissima per l’economia europea e gli equilibri della Ue. Il summit ruoterà intorno alla proposta, avanzata dalla Commissione von der Leyen, di un risparmio del 15% i consumi di gas europei per reggere all’urto dello «scenario peggiore» per l’inverno Ue: il blocco al 100% dei flussi dalla Russia, diventato sempre più realistico con le varie sospensioni attuate da Gazprom. Il risparmio che si dovrebbe ricavare è pari a circa 45 miliardi metri cubi di gasi.

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La presidenza della Repubblica Ceca della Ue, insieme allo stesso esecutivo, ha inserito alcuni emendamenti per mediare fra le richieste dei 27 e attenuare l’impatto di un taglio previsto fra agosto 2022 e marzo 2023. Praga mira a un accordo «politico» entro il summit di domani, anche se i presupposti non sono dei migliori. In una riunione alla vigilia del vertice permaneva l’ostilità di alcuni stati membri, inclusa l’Italia. «Sappiamo che abbiamo gli occhi del mondo su di noi, non c’è un piano B. Domani è un ’all-in» ha dichiarato una fonte comunitaria all’agenzia Ansa.

Il 15% non si tocca, ma compaiono più paletti e deroghe

L’oggetto del contendere è la proposta, formulata dall’esecutivo von der Leyen, di un «razionamento» dei consumi di gas su scala comunitaria. La stretta, dettata dall’emergenza energetica, dovrebbe attuarsi da agosto 2022 su base prima «volontaria» e poi, eventualmente, in maniera tassativa per tutti gli stati membri. Bruxelles vuole prepararsi allo choc di un taglio completo delle forniture gassifere da Mosca, una minaccia agitata dal Cremlino fin dall’inizio della crisi militare in Ucraina. Ma la sua linea di austerity ha scatenato il dissenso di diversi paesi, costringendo a un compromesso sul testo i vertici Ue e il paese di turno alla presidenza europea (la Repubblica Ceca).

La nuova versione del testo mantiene il target del -15% di consumi, ma introduce paletti più stringenti per la sua attuazione e alcune deroghe in favore di paesi membri che potrebbero uscire più danneggiati dal razionamento. Nella versione originaria della Commissione, il potere di far scattare l’allerta spettava allo stesso esecutivo o alla richiesta di almeno tre stati membri. Nella versione filtrata alla vigilia del vertice, il potere di dichiarare lo stato di emergenza passa al Consiglio, chiamato a votare a maggioranza qualificata su proposta della Commissione o di almeno cinque stati membri. Fonti europee riferiscono che la durata del provvedimento dovrebbe essere fissata a un anno.

Le deroghe si applicheranno invece a due categorie di paesi. La prima è quella degli stati che costituiscono “isole” energetiche, non essendo ben connessi con il resto dell’Ue: una circostanza che sembra riferirsi soprattutto a Spagna e Portogallo. La seconda categoria di beneficiari è quella dei paesi con una rete elettrica connessa alla Russia, come nel caso dei Baltici. L’obiettivo è di strappare un’intesa già domani, anche se i 27 sembrano tutt’altro che coesi. Il governo polacco ha già messo in chiaro che non appoggerà la proposta di un taglio, almeno nella prima versione dell’esecutivo. La presidenza ceca fa filtrare, comunque, qualche speranza di compromesso: «Abbiamo sacrificato sei giorni lavorando 24 ore su 24: speriamo di riposare il settimo giorno», ha dichiarato un diplomatico alle agenzie.

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