il rilancio dei consumi

Iva, Conte apre a una riduzione «per un breve periodo»: tutte le ipotesi in campo

Possibile un taglio selettivo e mirato ai settori più colpiti dalla crisi: da la filiera del turismo, all'artigianato, all'abbigliamento e all'automobile. Il taglio sarebbe comunque limitato a un breve periodo.

di Andrea Gagliardi

Conte: ora reinventiamo l'Italia. E si valuta il taglio dell'Iva

Possibile un taglio selettivo e mirato ai settori più colpiti dalla crisi: da la filiera del turismo, all'artigianato, all'abbigliamento e all'automobile. Il taglio sarebbe comunque limitato a un breve periodo.


3' di lettura

Far ripartire i consumi abbassando l’Iva. Spunta anche questa ipotesi tra le misure che potrebbero rientrare nel progetto di rilancio che ha preso forma nel corso degli Stati generali dell'economia e che il Governo si prepara a mettere in campo nei prossimi mesi. L’annuncio lo ha fatto lo stesso presidente del Consiglio Giuseppe Conte: la misura, ha però poi precisato il premier nella conferenza stampa conclusiva, è al momento solo un'ipotesi, anche perché si tratta di una misura «costosa», che va valutata attentamente anche perché proprio l'Italia è tra i paesi europei ad aver speso di più contro la pandemia del coronavirus. Ad ogni modo «questa settimana sarà già decisiva per una prospettiva del genere». E la riduzione, dati i costi, «sarebbe per un breve periodo di tempo»

Il problema dei costi

L'ipotesi piace al Movimento 5 Stelle, molto meno al Pd. Il ministero dell'Economia è prudente: in settimana verranno fatte simulazioni per capire la fattibilità dell'intervento. Secondo i calcoli contenuti nella relazione tecnica del decreto Rilancio, il taglio di un punto dell'aliquota ordinaria del 22% vale circa 4,37 miliardi e dell'aliquota ridotta del 10% vale poco meno di 2,9 miliardi. Perché una riduzione generalizzata possa effettivamente farsi sentire sulle tasche degli italiani, il costo per i conti pubblici sarebbe dunque tutt'altro che marginale.

Taglio selettivo

Da qui le ipotesi di lavoro più o meno selettive in modo da favorire comunque le fasce di popolazione o di piccole imprese che più ne hanno necessità. Una delle idee sul campo da tempo è quella di un passaggio di alcuni beni al 22%, considerati di larghissimo consumo, nella fascia di aliquota ridotta, ma - alla luce dell'impatto economico del lockdown - si ragiona ora anche sulla possibilità di favorire tramite la riduzione alcune filiere particolarmente colpite, come quella del turismo e della ristorazione nei servizi o dell'auto nell'industria. Tema di cui si è ragionato anche in occasione dell'ultima legge di bilancio resta peraltro quello di garantire uno 'sconto' sull'Iva per i pagamenti digitali, indicati da sempre dal governo come strada maestra per combattere l'evasione fiscale e recuperare risorse utili proprio alla riduzione delle tasse.

Il piano tedesco di taglio dell’Iva

Si guarda in particolare a quanto fatto dalla Germania, che nel maxi piano da 130 miliardi lanciato dalla cancelliera Angela Merkel per far fronte alla crisi, ha previsto anche la riduzione dell'Iva (dal 19 al 16% per l’aliquota più alta e dal 7 al 5% per quella più bassa) per sei mesi a partire dal 1° luglio. Il costo complessivo dell’operazione è di ben 20 miliardi: una cifra monstre che però le casse statali tedesche possono permettersi.

Interessati i settori più colpiti dalla crisi

L'ipotesi della riduzione dell'Iva, sul modello tedesco, è stata indicata qualche giorno fa anche dalla vice ministra dell'economia Laura Castelli, che proponeva di farla «per qualche anno insieme a quella strategia già messa in campo dal presidente del consiglio a favore dei pagamenti elettronici». Una sorta di mega una tantum fiscale, che sarebbe condizionato all’uso della moneta elettronica. Si tratterebbe di una misura da inserire in legge di bilancio, facendo scattare il taglio dal prossimo 1° gennaio. Ma l’operazione rientrerebbe nella più organica riforma della riduzione delle tasse e dell’Irpef alla quale sta lavorando il governo. Castelli è ritornata sul tema in un’intervista a Repubblica, proponendo un taglio selettivo e mirato. «Dobbiamo intervenire sui settori che sono stati maggiormente colpiti da questa crisi - ha detto la viceministra dell'Economia - penso a tutta la filiera del turismo e della ristorazione, in primis. Ma anche all'artigianato, all'abbigliamento e all'automobile. Un'operazione che va legata al cashless, per far ripartire l'economia».

L’abolizione delle clausole di salvaguardia

L'Iva, imposta sul valore aggiunto, ha oggi un'aliquota ordinaria del 22% della base imponibile. Alcune particolari operazioni scontano l'aliquota ridotta al 4% o al 10%. Il rischio di aumento dell'Iva è stato recentemente scongiurato dal decreto Rilancio, che ha definitivamente cancellato le clausole di salvaguardia.

M5S: bene riduzione Iva ma prima rinvio scadenze giugno

In campo fiscale si apre poi un’altro fronte, quello del rinvio delle scadenze di giugno. Una priorità per il M5s. «Siamo pienamente d'accordo con chi evoca la necessità di una riforma complessiva e di una eventuale riduzione dell'Iva, ma l'urgenza del momento riguarda soprattutto le scadenze di giugno» dichiarano in una nota i deputati M5S della commissione Finanze della Camera, che spiegano: «A partire dalle imposte sui redditi, vale a dire saldo e acconto Irpef e Ires, ma anche in riferimento alla dichiarazione Iva e ad altri adempimenti, è necessario prorogare la scadenza del 30 giugno al 30 settembre, senza esitazioni»

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