L’EFFETTO SULLA DATA DEL VOTO

Taglio dei parlamentari, il duello sui tempi di attuazione

Salvini spiazza il Movimento 5 Stelle sulla riduzione di senatori e deputati: per il leader della Lega si può anticipare il via libera definitivo alla riforma che però non impedisce di tornare subito al voto. Dietro la mossa leghista un'interpretazione diversa dell'articolo 4

di Riccardo Ferrazza


Salvini: "Non c è altra maggioranza. Si voti il prima possibile"

2' di lettura

Mossa a sorpresa di Matteo Salvini che, nel suo intervento al Senato, ha spiazzato il Movimento 5 Stelle proponendo di anticipare il quarto e definitivo voto sulla riforma costituzionale che riduce il numero di parlamentari, messo in calendario alla Camera per il 9 settembre. «Ho sentito l’amico e collega Luigi Di Maio - è la sfida lanciata in aula martedì 13 agosto dal capo della Lega - più di una volta ribadire in questi giorni “votiamo il taglio di 345 parlamentari e poi andiamo subito al voto”. Prendo e rilancio: tagliamo i parlamentari la prossima settimana e poi andiamo subito al voto».

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Solo lunedì, via Twitter, Salvini aveva scritto: «Il taglio dei parlamentari è un Salva-Renzi. Fino all’anno prossimo non si potrebbe più tornare al voto e la coppia Renzi-Boschi (che ha sempre votato contro) salverebbe la poltrona». Cosa è successo nel frattempo? Proviamo a ricostruire.

La Costituzione (articolo 138) stabilisce che, entro tre mesi dalla loro pubblicazione in Gazzetta ufficiale, le leggi di revisione della Carta possano essere sottoposte a un referendum popolare se a richiederlo sono un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. Il referendum si può evitare «se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti». Un obiettivo che, nel caso della riforma che porta i parlamentari a un totale di seicento (rispetto agli attuali 945), non è più realizzabile: il testo, infatti, è passato in seconda lettura al Senato lo scorso 11 luglio con “soli” 180 voti favorevoli (per i due terzi, cioè 210 voti, serviva l’appoggio di Forza Italia che,invece, non ha partecipato al voto). Un referendum è, quindi, possibile.

Non solo. Oltre ai tre mesi per far svolgere l’eventuale referendum, la legge prevede anche una finestra di sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge per poter ridisegnare i collegi elettorali in base al nuovo e ridotto numero di seggi. Risultato: l’approvazione definitiva della riforma chiuderebbe la finestra per un ritorno immediato alle urne. Tutto questo faceva dire negli scorsi giorni allo stesso Salvini: «Approvare prima la riforma per il taglio dei parlamentari come chiede Di Maio? Così poi non si vota».

Ma il leader della Lega oggi ha proposto di anticipare il voto definitivo alla riforma e di tornare subito al voto. Perché? È stato lo stesso vicepremier e ministro dell’Interno a spiegare il cambio di posizione. Che si basa su una diversa (e certamemente discutibile) interpretazione della legge. L’articolo 4 stabilisce infatti che la riduzione dei parlamentari abbia decorrenza dalla data del primo scioglimento delle Camere successiva all’entrata in vigore della legge costituzionale. Siccome, però, la legge anche se approvata non può entrare immediatamente in vigore per i motivi spiegati sopra, nel frattempo - secondo la lettura leghista - si tornerebbe al voto con le regole attuali e i tradizionali tempi (da 45 a 70 giorni dalla data di scioglimento del Parlamento).

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