DOPO IL Sì DEFINITIVO DELLA CAMERA

Taglio parlamentari, con il referendum tempi più lunghi per l’entrata in vigore

La legge che taglia di un terzo il numero dei parlamentari potrà essere sottoposta a referendum popolare se, entro tre mesi dalla pubblicazione, ne faranno domanda un quinto dei membri di una Camera o 500mila elettori o 5 consigli regionali

di Andrea Gagliardi


Taglio dei parlamentari: tutte le nuove regole

2' di lettura

C'è il sì definitivo della Camera al taglio dei parlamentari, ma bisognerà attendere i tempi stabiliti dalla Costituzione per l'entrata in vigore della riforma. Poiché la legge non ha ottenuto il via libera di due terzi dei componenti di Camera e Senato nella seconda lettura, in base all’articolo 138 della Costituzione potrà essere sottoposta a referendum popolare se, entro tre mesi dalla pubblicazione, ne faranno domanda un quinto dei membri di una Camera o 500mila elettori o 5 consigli regionali. Ci vorranno poi almeno altri due mesi per celebrare il referendum.

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Quest'ultimo potrebbe essere chiesto dallo stesso M5s per intestarsi il sì a una riforma ritenuta molto popolare, ma intanto Roberto Giachetti di Italia Viva e Benedetto della Vedova di +Europa hanno annunciato l'intenzione di raccogliere le firme dei deputati. A quel punto in caso di vittoria del sì e trascorsi altri due mesi per ridisegnare i collegi uninominali adeguandoli al numero ridotto degli eletti, nell'autunno del 2020 la legge sarebbe vigente e produrrebbe il suo effetto di taglio dei parlamentari (da 630 a 400 alla Camera e da 315 a 200 al Senato) anche in caso di elezioni anticipate.

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Oltre alle conseguenze dirette dell'approvazione della riforma ce ne sono altre indirette che vanno nella stessa direzione di blindatura della legislatura. Da una parte c'è la messa in campo della mini-riforma di garanzia che dovrà cambiare la Costituzione in alcuni punti (voto ai diciottenni anche al Senato, base pluriregionale e non solo regionale per l'elezione del Senato, riduzione del numero dei delegati regionali per l'elezione del Presidente della Repubblica): un processo lungo, come quello di tutte le riforme costituzionali. Dall'altra parte c'è il nodo ancora irrisolto della riforma del Rosatellum, considerata necessaria da tutti anche per via degli effetti del taglio del numero dei parlamentari sulla rappresentatività dei territori.

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La riforma che taglia di un terzo i parlamentari avrà ripercussioni che potrebbero essere oggetto di critiche da parte delle regioni medio piccole (Trentino Alto Adige, Friuli, Liguria, Marche, Umbria, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Sardegna) che, specie al Senato, non eleggeranno parlamentari di tutte le opposizioni, visto il nostro sistema tripolare.Da segnalare al Senato il caso dell'Umbria e della Basilicata. Sono le due regioni che subiscono in percentuale l'emorragia maggiore. Qui i senatori sono più che dimezzati (-57%). In entrambe le regioni infatti si passa da 7 a soli 3 eletti.

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