i cavalli di battaglia del m5s

Taglio dei parlamentari a settembre, al ralenti salario minimo e conflitto d’interessi

I cavalli di battaglia del Movimento sembrano non riuscire a trovare un'accelerazione in Parlamento. Tranne uno: il taglio dei parlamentari, la cui approvazione definitiva è prevista a settembre

di Andrea Gagliardi e Andrea Marini


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4' di lettura

Dall’acqua pubblica al salario minimo, passando per le chiusure domenicali dei negozi e il conflitto di interessi: i cavalli di battaglia del Movimento sembrano non riuscire a trovare un'accelerazione in Parlamento. Tranne uno: il taglio dei parlamentari.

Il taglio dei parlamentari a settembre
Ormai il traguardo è vicinissimo. L'11 luglio è stato superato il terzo dei quattro round per la sforbiciata. Con 180 sì e 50 no il Senato ha approvato in terza lettura il testo blindato della riforma costituzionale che riduce il numero degli “onorevoli” a quota 600 (contrari Pd, gruppo Misto e Autonomie; Forza Italia non ha partecipato al voto): ossia 345 poltrone in meno (ridotto da 630 a 400 il numero dei deputati e da 315 a 200 quello dei senatori). Dopo il via libera del Senato manca solo il sì della Camera, perché la riforma costituzionale diventi legge modificando quanto sancito dalla Carta. La riforma arriverà a Montecitorio per l'ultima lettura il 9 settembre, con inizio delle operazioni di voto previsto per il 10 settembre.

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Il rilancio di Di Maio
«Segnatevelo sul calendario: seconda settimana di settembre. E il taglio dei parlamentari sarà realtà». Ha scandito recentemente il leader M5s Luigi Di Maio, che ha ammesso: «Siamo anche un po' in ritardo. Abbiamo temporeggiato sino ad ora perché c'era una serie di questioni da chiarire ma quello che è nel contratto da settembre si deve approvare: salario minimo, acqua pubblica, taglio degli stipendi dei parlamentari. Sono provvedimenti da approvare».

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Lo stallo sul salario minimo
In realtà è molto difficile che questi provvedimenti vadano in porto a settembre. È ancora stallo di fatto, per esempio, in Senato sul disegno di legge sul salario minimo che non riesce a concludere il suo iter in commissione. A dividere le forze di maggioranza restano i costi che rischiano di ricadere sulle imprese, stimati in circa 6 miliardi di euro se davvero si fissasse a 9 euro la paga oraria per chi oggi non rientra in un contratto collettivo nazionale. Dopo il «no» di tutte le parti sociali, i rilievi di Istat, Ocse, Aran, la Lega ha deciso una frenata temendo gli effetti negativi dell'introduzione della soglia minima di 9 euro lordi l’ora sul mondo produttivo di piccole imprese, artigiani e commercianti che storicamente rappresenta la sua base elettorale.

Che le basi per una intesa ci siano lo ammette anche la Lega, ponendo pero' un paletto che lascia intuire come non si sia affatto vicini a chiudere: «L’accordo c'e' se sarà a costo zero per le imprese» ha chiarito il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon, insistendo sul fatto che già l'Italia è il paese con il piu' alto costo del lavoro e non si può «gravare ancora soprattutto sulle piccole e medie imprese».

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Conflitto interessi al ralenti
Sulla legge sul conflitto di interessi, altro cavallo di battaglia M5s, va ricordata il 25 giugno l’audizione in commissione Affari Costituzionali della Camera del presidente dell’Anac Raffaele Cantone, che ha auspicato «una legislazione omogenea e unitaria sulle tematiche del conflitto di interessi. Una legge che provi a recuperare le tante norme che sono contenute in tante leggi e che tra loro non sono neanche particolarmente coordinate». Ma prima della pausa estiva non sono previste altre audizioni. In mancanza di un testo base siamo ancora alle tre proposte depositate: di Anna Macina (M5s) che regola i conflitti delle cariche di governo (statali e locali) e dei componenti delle Autorità di garanzia e vigilanza, a quella di legge; di Emanuele Fiano (Pd) che avanza tra l’altro l'ipotesi “blind trust”; e di Francesco Boccia (Pd) sul conflitto di interessi digitale che prende di mira, pur senza citarla esplicitamente, la piattaforma M5s Rousseau.

Acqua pubblica in commissione
Non avanza neppure il disegno di legge sull'acqua pubblica. La pdl contenente “Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque” (primo firmatario la deputata Federica Daga), in linea con la proposta di legge di iniziativa popolare venuta fuori dal risultato del referendum del 2011, giace da ottobre 2018 in Commissione Ambiente a Montecitorio. Ed è rimasta a lungo ferma in attesa della relazione tecnica del Governo.

Fermo il ddl sulle chiusure festive negozi
In stand-by pure il provvedimento che punta a disciplinare le chiusure domenicali e festive degli esercizi commerciali. Il ddl è fermo in commissione Attività produttive della Camera. All’origine dello stop ci sarebbe il fatto che l'opportunità di tenere chiusi gli esercizi commerciali di domenica è considerato un tema molto divisivo nel Paese. Di qui la cautela su una legge che rischia di finire su un binario morto. Le audizioni, non ancora terminate, dovrebbero concludersi a settembre.

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