Primo vertice al Mef

Taglio tasse, le proposte dei partiti al tavolo con Franco. Ipotesi 6 miliardi a Irpef, 2 alle imprese

Nuovo incontro lunedì 22 novembre. L’obiettivo è raggiungere una posizione comune da inserire nel Ddl di Bilancio con un emendamento

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3' di lettura

La partita sul taglio delle tasse è entrata nel vivo. Il tavolo di maggioranza che si è tenuto al Mef venerdì 19 novembre si è aggiornato a lunedì 22. Obiettivo è raggiungere una sintesi con i partiti della maggioranza sulla destinazione degli 8 miliardi di euro previsti in manovra per ridurre la pressione fiscale. Al tavolo hanno partecipato, oltre al ministro dell’Economia Franco, i rappresentati dei partiti della maggioranza, con i responsabili economici.

L’obiettivo è quello di raggiungere una posizione comune, da inserire nell’ambito dell’esame parlamentare del Ddl di Bilancio attraverso un emendamento alla manovra. Il primo round del confronto è stato dunque interlocutorio, segnale che raggiungere un’intesa che accontenti tutti non sarà un’operazione facile.

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Ipotesi 6 miliardi a Irpef, 2 a imprese

Nessuna decisione è stata ancora presa ma, stando a quanto emerso dal primo incontro, governo e maggioranza lavorano su una ipotesi di suddivisione degli 8 miliardi: sei ai lavoratori e due alle imprese. Sul tavolo diverse ipotesi per intervenire sull’Irpef con un focus sul ceto medio, dalla riduzione dell’aliquota del 38% (che però aiuta anche i redditi alti) alla revisione delle detrazioni. Per l’Irap l’idea è quella di fissare una soglia per esonerare le Pmi dall’imposta. Lunedì pomeriggio ci sarà un nuovo round tecnico al Mef tra Franco e i partiti ma l’intesa, viene spiegato, andrà poi confermata a livello politico.

Marattin: esame di maturità per le forze politiche

«È un esame di maturità per le forze politiche - ha sottolineato il deputato di Italia Viva Luigi Marattin, presidente della Commissione Finanze della Camera, al termine del tavolo - . Per vedere se siamo in grado di decidere insieme sul fisco nell'ambito di un progetto serio e coerente, e non solo parlarne in campagna elettorale per prendere voti. Stiamo lavorando molto bene - ha aggiunto - ed è opportuno continuare a farlo in silenzio, senza clamore».

Misiani,su fisco clima costruttivo,si può fare bene

Secondo le indicazioni fornite dal responsabile economico del Pd Antonio Misiani al termine del vertice, «abbiamo lavorato in un clima costruttivo. Noi abbiamo portato le nostre proposte, ascoltando quelle delle altre forze politiche. Credo ci siano le condizioni per fare bene, realizzando tutti insieme un primo importante passo per un fisco più leggero e più equo».

Nella maggioranza posizioni divergenti

Le posizioni nella maggioranza divergono. E sono differenze sostanziali. Il Pd punta a utilizzare il budget per ridurre il cuneo fiscale sui lavoratori, così da garantire più soldi in busta paga (la posizione è condivisa dai sindacati) e alleggerire la pressione sulle piccole e medie imprese, mentre i Cinque stelle cercano un sistema per fare anche sponda alle richieste delle imprese. Forza Italia propone di superare l’Irap,

La Lega, che spinge per tagliare il Reddito di cittadinanza, ha chiesto l’azzeramento dell’Irap per le partite Iva, nonché l’azzeramento dell’Iva sui beni di prima necessità come pane, latte, verdure. Quest’ultimo sarebbe un aiuto da circa 3 miliardi per le famiglie. Mentre Iv guarda oltre, a una riforma complessiva del fisco. Al premier Draghi e al ministro Franco il compito di trovare una sintesi.

Le ipotesi

La formula 6 miliardi per il taglio del cuneo a sostegno dei lavoratori e il resto per alleggerire la pressione sulle imprese potrebbe non bastare al Pd, che indica come priorità i lavoratori, per fronteggiare l’inflazione, e poi le piccole imprese, «se resta un po’ di spazio». L’Irpef potrebbe essere modificata rivedendo l’aliquota media e smussando in particolare lo scalino del terzo scaglione, oppure con un intervento per i dipendenti, estendendo il bonus Renzi da 80 euro, poi aumentato a 100 con il governo Conte 2.

Su questo versante sono abbastanza allineati dem e Cinquestelle. Il M5s strizza però l’occhio anche agli autonomi, con una ipotesi di «easy tax», uno scivolo soft di due anni per chi esce dal regime forfettario superando i 65mila euro di reddito, con costi stimati in 800 milioni. La proposta è inclusa in un emendamento al decreto fiscale, provvedimento che sarà varato sempre dal Senato prima della manovra e per il quale non sono previste risorse supplementari.

L’incidente al Senato sul decreto capienze

L’incontro al Mef avviene il giorno dopo l’incidente in aula al Senato, dove il governo è stato battuto due volte, in occasione dell’esame del decreto che aumenta le capienze nei luoghi di cultura e sport. L’esecutivo non ha posto la fiducia nella convinzione che il provvedimento fosse a bassa conflittualità. Ma qualcosa è andato storto e Lega, Forza Italia e Italia viva, nonostante il parere contrario del governo, hanno approvato con Fdi due emendamenti che riguardano bus turistici e l’età di pensionamento dei medici. Pd, M5s e Leu si sono scagliati contro gli alleati, accusandoli di voler mettere a rischio il governo, evocando la crisi e, per evitarla, invocando «un punto» (una verifica) di maggioranza. L’incidente, che si è sviluppato sulla base dell’asse Renzi-Salvini, dimostra che situazioni analoghe potrebbero replicarsi nell’iter di conversione della manovra. E il dossier fiscale è una delle componenti principali di quella partita. Forse la principale.

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