Tensione nel Pacifico

Taiwan, Pechino aumenta la pressione con incursioni aeree quotidiane

Dal 1° ottobre 150 tra caccia e bombardieri hanno volato nello spazio aereo di difesa. Gli effetti sull’equilibrio nell’area e il peso dei rapporti Cina-Usa

di Rita Fatiguso

Un caccia Pla J-16 dell’aviazione cinese in una foto pubblicata dal ministero della Difesa di Taiwan. Negli ultimi giorni Pechino ha intensificato i voli nello spazio aereo di difesa di Taipei

3' di lettura

Da un lato la difesa della libertà, dall’altro quella di una sovranità unica e indivisibile. In mezzo, sullo Stretto che divide Taipei e Pechino, 150 tra caccia J-16 e bombardieri H-6 con testate nucleari, un flusso che dal 1° ottobre, Festa della Repubblica popolare cinese, sembra non interrompersi più. Gli aerei militari, a decine, entrano da Sud-Ovest nella zona di identificazione della difesa aerea monitorata da Taiwan, troppi per dormire sogni tranquilli e non attivare, con l’allerta, la contraerea.

La determinazione del Governo di Pechino

Come potrebbe essere altrimenti? La Cina ha affermato di voler riprendere il controllo dell’isola, se necessario, anche con la forza. «Ci difenderemo da soli», ripete Tsai Ing-wen, la presidente di Taiwan, «perché siamo già una nazione sovrana e indipendente: Pechino deve ricordare che se Taiwan dovesse cadere le conseguenze sarebbero catastrofiche per la pace nell’area e per il sistema delle alleanze democratiche».

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Di fatto Taipei è diventata l’epicentro di una crisi diplomatica globale, su cui si stanno scaricando le tensioni del rapporto tra Cina e Stati Uniti, le due potenze militari mondiali.

In cielo e terra, la situazione peggiora, le incursioni aumentano di ora in ora e i traffici in mare anche.

Taiwan è accerchiata da manovre militari congiunte delle forze alleate, in settimana mezzi navali americani, giapponesi, olandesi, canadesi e neozelandesi convergeranno nelle acque vicino Okinawa. A raggiungerli, la portaerei HMS Queen, transitata a Sud dello Stretto di Taiwan, ed è la prima volta dal 1979 che una nave britannica di questa stazza solca le acque dell’Ovest del Pacifico.

Non è un caso. Il Consigliere per la sicurezza nazionale dell’amministrazione Biden, Jake Sullivan, incontra in territorio neutro, in Svizzera, Yang Jiechi, il funzionario più alto in grado della diplomazia cinese, per disinnescare la crisi tra i due Paesi.

L’agenda della ripresa dei rapporti bilaterali

In agenda il commercio, certo, gli Usa hanno appena dichiarato di voler tener ferme le posizioni su dazi e tariffe, ma anche il ripristino dei canali di comunicazione, a partire proprio dalla situazione incandescente di Taiwan. Le recenti svolte sul rientro in Cina di Meng Wanzhou, figlia del fondatore di Huawei, sotto processo per anni in Canada e la contestuale liberazione dei due cittadini canadesi detenuti in Cina dimostra che eliminare gli ostacoli, anche i più spinosi, è possibile.

Ma su Taiwan, tra Pechino e Washington è un continuo botta e risposta, a distanza. «La Cina deve smettere di provocare con l’attività militare vicino all’Isola», commenta la Casa Bianca. Toshimitsu Motegi, ministro degli esteri giapponese auspica, dal canto suo, «una soluzione pacifica attraverso il dialogo».

La Cina ha accusato gli Stati Uniti di mandare «segnali estremamente sbagliati e irresponsabili» a supporto di Taiwan. La vendita di armi a Taiwan resta un elemento critico da parte di Pechino. «Questo atteggiamento ha compromesso le relazioni tra Stati Uniti e Cina e destabilizzato l’area», ha detto Hua Chunying, portavoce del ministero degli Esteri.

La Cina rivendica Taiwan come proprio territorio, Taiwan sostiene di essere un Paese indipendente e per questo difenderà la sua sovranità. Taiwan definisce le ripetute attività militari cinesi «guerra della zona grigia», progettata sia per logorare le forze taiwanesi.

Taiwan non cerca lo scontro militare

cIl presidente di Taiwan Tsai Ing-wen ha fatto della modernizzazione delle forze armate una priorità, concentrandosi sull’uso di nuove armi mobili per rendere più difficile un possibile attacco della Cina. Una definizione che sta prendendo piede per definire la trasformazione militare di Taiwan è quella del “porcospino” che si chiude pronto a difendersi con gli aculei spianati. «Taiwan non cerca uno scontro militare», ripete Tsai Ing-we, «ma se la sua democrazia e il suo stile di vita sono minacciati, farà tutto il necessario per difendersi».

La Cina dà la colpa agli Stati Uniti per le tensioni legate alla vendita di armi e al sostegno all’isola. Gli Stati Uniti, principale fornitore militare di Taiwan, definiscono le incursioni cinesi sull’Isola «destabilizzanti» e hanno ribadito il loro impegno «solido come una roccia» nei confronti di Taipei.

Pechino non gradito soprattutto l’adesione al trattato di libero scambio, il CpTpp, che aveva sottoscritto qualche giorno prima, in concomitanza con la sigla del patto a sorpresa Aukus tra Australia Usa, Uk, con tanto di vendita di sottomarini nucleari acquistati da Canberra.

Ma questa volta, a onor del vero, gli Stati Uniti non c’entrano. Gli Usa hanno disertato il vecchio Tpp con Donald Trump e non mostrano, con Joe Biden, di voler entrare nel nuovo trattato che ne ha preso il posto. Il multilateralismo, per gli Stati Uniti, non sembra più un dogma.

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