ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùFAR EAST

Taiwan sotto assedio, cacciabombardieri cinesi violano lo spazio di difesa

Gli Usa solidali con l’isola che Pechino vuol riportare sotto il suo controllo - Taipei promette agli alleati più chip per l’automotive in difficoltà

di Rita Fatiguso

3' di lettura

La Cina ha aumentato la pressione su Taiwan durante il fine settimana, con un numero insolitamente elevato di jet da combattimento che si sono avvicinati all'isola. Una dozzina di cacciabombardieri insieme a un aereo da ricognizione e due aerei antisommergibile, secondo le dichiarazioni del ministero della Difesa di Taiwan. Il giorno prima, la Cina aveva inviato otto bombardieri in grado di trasportare armi nucleari e quattro jet da combattimento nella stessa area a Sud-Ovest dell’isola, oltre a un aereo da ricognizione.
In entrambe le occasioni, Taiwan ha inviato aerei, emesso allarmi radio agli aerei cinesi e dispiegato sistemi missilistici di difesa aerea per monitorarne l’attività.

Le mire cinesi

Pechino rivendica l'autogoverno di Taiwan come parte del suo territorio e non ha mai digerito la politica pro-Taiwan dell’amministrazione Trump che sembra continuare intatta anche con il nuovo presidente Joe Joe Biden. Negli ultimi mesi la Cina ha compiuto frequenti, a volte quotidiane, incursioni volte a fare pressioni sul governo del presidente Tsai Ing-wen affinché accettasse la richiesta di Pechino di riconoscere Taiwan come parte della Cina.Queste incursion, però,sono consistite di solito in uno o due aerei da ricognizione nelle ultime settimane, piuttosto che da aerei da guerra simili a quelli intercettati durante il fine settimana.

Loading...

Gli Usa al fianco di Taiwan

L'impegno degli Stati Uniti verso Taiwan è “solidissimo”, ha affermato il dipartimento di Stato americano mentre ammoniva che “il tentativo di intimidire” l'isola da parte della Cina sia una minaccia alla pace regionale.

Le prime frizioni tra la Cina e la nuova Amministrazione americana si sono già intraviste quando Hsiao Bi-khim, rappresentante di Taiwan a Washington, è stata formalmente invitata a partecipare alla cerimonia di insediamento del nuovo presidente Joe Biden.

Per Pechino si è trattato di una mossa senza precedenti, la prima dal 1979, ovvero da quando Washington spostò il riconoscimento da Taiwan nel 1979.

L'inviata di Taipei ha persino pubblicato un suo video girato durante l'evento di Washington, in cui si diceva «onorata di rappresentare il popolo e il governo di Taiwan qui all' inaugurazione del presidente Biden e della vicepresidente Harris. La democrazia è il nostro linguaggio comune e la libertà è il nostro obiettivo comune»

Come se non bastasse, Twitter aveva bloccato l'account dell'ambasciata cinese negli Stati Uniti per un post che difendeva le politiche di Pechino nello Xinjiang, che secondo la piattaforma social violava le sue politiche contro la “disumanizzazione”.

Antony Blinken, scelto da Biden come nuovo segretario di Stato, ha confermato al Senato di essere d'accordo con la valutazione di Mike Pompeo, aggiungendo che “senza dubbio” la Cina rappresenta la sfida più significativa per gli Stati Uniti.

L’altra guerra di Taipei

Taiwan è anche al centro di una’altra guerra, quella dei semiconduttori, di cui è leader mondiale.

La taiwanese TSMC grazie all’intermediazione del governo di Taipei in particolare del ministro del commercio Wang Mei-hua ha promesso che intensificherà la produzione di chip per auto per i Paesi alleati in difficoltà.

Volkswagen, Ford Motor Co, Subaru Corp, Toyota Motor Corp, Nissan Motor Co Ltd, Fiat Chrysler Automobiles hanno chiesto con insistenza attraverso le loro rappresentanze diplomatiche, per la Germania si è mosso addirittura il ministro dell’Economia Peter Altmaier. Mancano chip per auto e la catena degli approvvigionamenti rischia di andare in tilt. Con la ripresa che parte dalla Cina i produttori sono a corto di chip, tantopiù che l’ostilità di Trump nei confronti dei chip cinesi ha complicato le cose rendendo ancora più complicato il quadro d’azione.

Nel 2020, i chip per auto hanno rappresentato solo il 3% delel vendite di TSMC, gli smartphone erano al 48%. Ma a fine 2020 già quelli per auto erano risaliti al 27% a causa delle forti richieste.


Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti