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Takata sull’orlo del fallimento, il titolo cade del 25%

di Stefano Carrer


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(REUTERS)

2' di lettura

Le azioni di Takata sono crollate ieri di un altro 25% - il massimo giornaliero consentito -, perdendo quasi la metà del valore negli ultimi tre giorni di frammentario trading, sulla scia delle indiscrezioni sul ricorso alle procedure fallimentari in Giappone e negli Stati Uniti. La società di componentistica per autoveicoli al centro dello scandalo globale degli airbag potenzialmente difettosi era stata sospesa in Borsa già venerdì scorso in prima mattinata, dopo che il quotidiano Nikkei aveva anticipato una decisione che era da parecchio tempo nell’aria alla luce degli oneri crescenti per le riparazioni e i risarcimenti: la vicenda degli airbag Takata non ha infatti precedenti per dimensioni, visto che le indicazioni danno fino a 100 milioni il numero totale dei richiami in officina, in una operazione che durera' ancora anni.

La società giapponese si era limitata a dichiarare prima del fine settimana che nessuna decisione è stata presa ma che «tutte le opzioni» sono sul tappeto. Così lunedì i suoi titoli erano precipitati costringendo a una sospensione, proseguita martedì per eccesso di ordini di vendita. Anche ieri si è arrivati alla sospensione, quando il prezzo e' precipitato a 244 yen. È probabile che sia in corso il tentativo di annunciare, assieme al ricorso alle procedure fallimentari (inclusa la controllata americana TK Holdings), un salvatore della continuità delle attività industriali, che dovrebbe essere la società americana Key Safety Systems (controllata dall'anno scorso dal gruppo cinese Ningbo Joyson Electric). La chiusura dell’accordo, però, potrebbe richiedere più tempo. Varie grandi Case automobilistiche – che hanno tra l’altro anticipato oneri per i risarcimenti – premono perché sia assicurata l’operatività di una nuova società che rilevi gli asset produttivi (mentre in parallelo sarà creata una “bad company”). È ormai chiaro che il settore degli airbag vada incontro a una ulteriore concentrazione tra pochissimi operatori, che potranno probabilmente avere in futuro più poteri contrattuali nei confronti dei costruttori.

Lo scorso febbraio Takata ha raggiunto negli Stati Uniti un settlement da un miliardo di dollari. Ma altri contenziosi sono in corso. Del resto, visto che sono decine di milioni gli airbag richiamati ma non ancora sostituiti, altri incidenti potrebbero accadere oltre a quelli che sono stati collegati a una quindicina di morti. Ovvio che Key Safety voglia comprare il rivale giapponese, ma con la garanzia di non andare incontro a oneri relativi al passato.

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