ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl meeting di San Pietroburgo

Talebani e separatisti al posto di Merkel e Xi: il Forum economico russo all’ombra della guerra

La “Davos russa” cerca di dare un'apparenza di normalità a un appuntamento disertato da politici e investitori stranieri

di Antonella Scott

Ucraina, Putin: "Improbabile che l'Europa rinunci alle risorse energetiche russe"

4' di lettura

È anno di giubileo anche per il Forum economico internazionale di San Pietroburgo, alla sua 25esima edizione, e l'intervento di Vladimir Putin in programma venerdì 17 giugno sarà «di straordinaria importanza», avverte il portavoce Dmitrij Peskov. Ma questo è un Forum segnato dalla guerra in Ucraina, dalle sanzioni e dall'isolamento dell'economia: mercoledì lo hanno inaugurato con due salve di cannone, sparate dai bastioni della Fortezza Pietro e Paolo dal governatore Aleksandr Beglov e da Denis Pushilin, capo dell'autoproclamata repubblica di Donetsk.

Putin non incontrerà come di consueto i grandi manager stranieri, assenti non soltanto a Pietroburgo ma ormai in fuga dal mercato russo con i loro investimenti. Tra gli ospiti, ironizza BBC Russia, al posto di Merkel e Xi Jinping ci saranno i talebani e i leader separatisti di Donetsk. In questo 2022, ammette Peskov, si celebra «una tempesta sistemica perfetta».

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Ma è una tempesta di cui – nell'interpretazione del Cremlino – la Russia non ha responsabilità. Putin, ha anticipato il suo portavoce in un'intervista alla Tass, parlerà delle ricadute delle sanzioni antirusse sull'aumento dei prezzi mondiali dell'energia e dei generi alimentari: «L'economia è diventata ostaggio della politica – dice Peskov – e durante la crisi Covid i politici di molti Paesi hanno compiuto un'enorme quantità di errori. Oggi il mondo ne paga le conseguenze. Errori che sono poi stati aggravati dalla guerra economica dichiarata alla Russia. La Russia è un Paese troppo grande perché una guerra contro di lei non si trasformi in un boomerang».

La finestra chiusa di Pietro

È dal 1997 che San Pietroburgo ospita nel periodo delle sue notti bianche un Forum nato come segnale di apertura al mondo. Ma quest'anno, in cui la Russia ha celebrato anche i 350 anni dalla nascita di Pietro il Grande, dello zar che con Pietroburgo volle aprire una finestra verso l'Europa si è preferito ricordare piuttosto l'opera di espansione e rafforzamento dell'impero.

La “Davos russa” è lontanissima dalle proprie radici: «Le sanzioni resteranno a lungo – notava nei giorni scorsi sul sito di news RBK Andrej Kostin, ceo di VTB, una delle più importanti banche russe -. La globalizzazione, come è stata finora, è finita. Il mondo tornerà a essere rigidamente diviso in “noi” e “loro”. Questa è la Guerra fredda 2.0».

“Un nuovo mondo – nuove opportunità”, è il tema della XXV edizione del Forum, in cui al centro dei dibattiti sarà il tentativo di navigare l'economia russa in una realtà che la costringe a trovare canali alternativi in cui far scorrere i flussi finanziari, e a cercare o rafforzare i legami con nuovi partner, i Paesi che non hanno aderito alle sanzioni occidentali e non ne temono gli effetti secondari.

«Gli investitori stranieri non sono solo quelli di Stati Uniti o Unione Europea», ha precisato Peskov. In ogni caso, in base al programma del Forum, nella sessione di giovedì pomeriggio intitolata “Investitori occidentali in Russia: nuove realtà” sono previsti gli interventi dei presidenti delle Camere di commercio di Francia-Russia, Italia-Russia, America-Russia.

Malgrado il profilo basso tenuto dai pochi ospiti stranieri, e le difficoltà organizzative come il costo elevato dei pochi voli sulla Russia o come la necessità di portarsi dietro il costo della partecipazione al Forum in denaro contante, il programma del Forum (forumspb.com) tenta di trasmettere un'idea di normalità elencando sessioni sul futuro dell'economia circolare o di quella verde, su quello degli oceani o della sostenibilità sociale. Accanto ad altri dibattiti che invece tradiscono la situazione: “Il settore finanziario nel nuovo scenario”, “Come sostituire le importazioni con alternative domestiche nel settore sanitario”, “L'oil & gas nella tempesta”.

La mappa dell’Ucraina nei piani russi

Non è dato sapere chi e in quale occasione - durante i preparativi del Forum – avrebbe mostrato un'immagine pubblicata poi su Telegram da Aleksandr Kotz, corrispondente di guerra per il quotidiano russo Komsomolskaja Pravda: una cartina dell'Ucraina che ne traccia la divisione amministrativo-territoriale in distretti russi dopo quella che viene definita “liberazione”, al termine dell'”operazione speciale”.

«Che meraviglia», è il commento di Kotz che parla di “ex Ucraina” e mette in evidenza il raggruppamento di otto regioni occidentali in un cosiddetto “Distretto occidentale” e di altre otto, con al centro Kiev, nel cosiddetto “Distretto territoriale centrale”. La fotografia postata da Kotz non mostra il destino delle regioni orientali e di quelle meridionali, con Odessa.

«Lo schema proposto – osservano gli analisti dell'Istituto americano per lo studio della guerra (ISW) – suggerisce il modo in cui le autorità russe sperano di incorporare direttamente alla Russia il territorio ucraino».

Secondo Petro Andryushchenko, consigliere del sindaco di Mariupol, Mosca starebbe accelerando i preparativi per annettere le regioni occupate nella provincia di Donetsk entro il 1° settembre. Citato dal bollettino quotidiano dell'ISW, Andryushchenko ricorda come a Donetsk la leadership sia passata dai separatisti della repubblica autoproclamata (DNR) a funzionari russi, che stanno trasferendo i relativi sistemi legali e finanziari. Facendo riferimento a Donetsk, Luhansk, Zaporizhia e Kherson come regioni russe.

Gli insulti di Medvedev

Se l’autore della cartina mostrata al Forum, come detto, non è noto, l’immagine è indicativa di un clima di cui è ormai portabandiera Dmitrij Medvedev, l’ex presidente russo determinato a mostrarsi sempre più radicale nei suoi attacchi a Ucraina, Stati Uniti ed Europa. Riflettendo su un accordo di fornitura di gas naturale liquido americano a Kiev con pagamento a due anni, sul proprio canale Telegram Medvedev si è chiesto: «Ma chi ha mai detto che tra due anni l’Ucraina esisterà ancora sulla mappa del mondo?».

Gli ha risposto da Kiev Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente Volodymyr Zelenskyj: «Se l’imperialismo russo avesse un volto, sarebbe quello di Medvedev. Un piccolo uomo con enormi insicurezze, che sprizza veleno verso l’Ucraina o minaccia il mondo come unico modo per affermare se stesso. L’Ucraina è stata, è e sarà. La domanda è: dove sarà Dmitrij Medvedev tra due anni?».


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