I proclami di Kabul

Talebani: «Basta droga e terrorismo. Ora amnistia e niente più burka». Draghi: l’Ue sarà all’altezza

Prima conferenza stampa del nuovo Emirato: donne al governo e all’università, sì ai media. Usa: nessuna chiusura, ma siamo pronti alle sanzioni

Talebani: "Tuteleremo i diritti delle donne sotto la Sharia"

5' di lettura

«Questo è un momento di orgoglio per l’intera nazione». Esordisce così il portavoce dei talebani nella prima conferenza del movimento a Kabul. «Dopo 20 anni di lotte abbiamo liberato l’Afghanistan ed espulso gli stranieri», ha detto Zabihullah Mujahid davanti alle telecamere. «Non discrimineremo le donne, i diritti saranno tutelati dalla Sharia e l’Afghanistan non sarà minaccia per alcun paese al mondo. Abbiamo perdonato tutti, nessuna inimicizia». Segnali di distensione indirizzati al mondo, quasi l’annuncio di un nuovo corso all’insegna della moderazione, per quanto restino i dubbi della comunità internazionale.

L’Afghanistan non sarà più un centro per la coltivazione del papavero da oppio o per il business della droga, ha assicurato il portavoce aggiungendo che il nuovo governo avrà bisogno del sostegno internazionale per promuovere un’alternativa alla coltivazione del papavero. E rispondendo a una domanda sul rischio che l’Afghanistan dia asilo a foreign fighters o ai terroristi di al Qaida, il portavoce Mujahid ha detto: «Il suolo afghano non sarà utilizzato contro nessuno, possiamo assicurarlo».

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Presenza femminile nel governo, nel rispetto della Sharia

I talebani promettono un’amnistia e invitano le donne a entrare al governo, «ma secondo le regole della Sharia», la legge islamica. Lo ribadisce Enamullah Samangani, membro della commissione Cultura degli insorti. Un’affermazione che sembra voler indicare una svolta moderata degli «studenti islamici» che hanno anche annunciato un’amnistia generale per tutti i funzionari statali, invitandoli a tornare al lavoro. Il Washington Post dà intanto notizia di una nuova vittima della fuga disperata di molti civili afghani: il cadavere di un uomo è stato trovato nel vano carrelli di un aereo da trasporto americano C-17.

Donne senza burka, ma con l’hijab

Un altro dei portavoce dei talebani, Suhail Shaheen, ha dichiarato poi che le donne afghane potranno accedere all’istruzione, compresa l’università, sotto il dominio dei talebani, aggiungendo che le donne dovranno indossare l’hijab ma non il burka. Suhail Shaheen ha affermato inoltre che «migliaia» di scuole continuano a funzionare. Il gruppo ha già rassicurato coloro che avevano lavorato con il precedente governo: «Le loro proprietà saranno salvate e il loro onore e le loro vite saranno al sicuro».

Libertà di stampa, nel rispetto degli interessi del Paese

E le sorprese non finoscono qua: «Rispetteremo la libertà di stampa, perché i media saranno utili alla società e potranno aiutare a correggere gli errori dei leader», ha affermato il portavoce Zabihullah Mujahid, aggiungendo: «Dichiariamo al mondo che riconosciamo l’importanza del ruolo dei media. I giornalisti che lavorano per i media statali o privati non sono criminali e nessuno di loro sarà perseguito». E sulle giornaliste, il portavoce dei talebani ha detto che sarebbe stato loro permesso di continuare a lavorare, a condizione di indossare un hijab o di coprirsi i capelli. E ha aggiunto che verrà stabilito un «quadro legale» e nel frattempo dovrebbero «restare a casa, senza stress e senza paura: assicuro loro che torneranno al loro lavoro».

Baradar arriva a Kandahar

La delegazione guidata dal mullah Abdul Ghani Baradar è arrivata a Kandahar: lo ha reso noto il portavoce dell’ufficio politico dei talebani, Muhammad Naeem. Baradar, capo politico dei negoziatori talebani a Doha e co-fondatore del movimento con il mullah Omar, è rientrato in Afghanistan con una delegazione per discutere con gli altri leader del nuovo governo. Intanto, sul versante occidentale, si elabora quanto accaduto. «Dobbiamo avere una valutazione chiara di quello che abbiamo fatto. Nonostante l’investimento considerevole il crollo è stato rapido. Dobbiamo imparare la lezione», ha detto il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg.

Gli Usa non chiudono ai talebani, ma evocano sanzioni

Gli Usa per ora non chiudono ai talebani. Anzi, fanno una cauta apertura, condizionata al loro comportamento. Il primo segnale non arriva da Joe Biden, che con il suo discorso alla nazione non è riuscito a placare le polemiche per l’umiliante e caotica debacle finale, ma dal dipartimento di Stato americano. «Per quanto riguarda la nostra posizione verso un qualsiasi futuro governo afghano, essa dipenderà dal comportamento di questo governo, dal comportamento dei talebani», ha spiegato il portavoce del dipartimento Ned Price ai giornalisti. Gli Usa stanno discutendo con i talebani per determinare la timeline per le evacuazioni. Lo ha detto il consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan in un briefing alla Casa Bianca, rispondendo ad una domanda se l’uscita dall’Afghanistan sarà completata entro fine mese. Non è escluso lo strumento delle sanzioni nel caso i talebani non rispettassero i diritti umani, in particolare quelli delle donne, ha aggiunto Sullivan.

Ue: stop alla violenza, ripristinare l’ordine civile

«L’Ue chiede l’immediata cessazione di ogni violenza, il ripristino della sicurezza e dell’ordine civile e la protezione e il rispetto della vita, della dignità e dei beni dei civili in tutto l’Afghanistan». Si esprimono così i ministri degli Esteri della Ue nelle conclusioni del Consiglio. «L’Unione europea presterà attenzione particolare a quegli afghani la cui sicurezza potrebbe essere ora in pericolo a causa del loro impegno per i nostri valori comuni», proseguono i ministri, che esprimono anche «profonda preoccupazione per le segnalazioni di gravi violazioni e abusi dei diritti umani».

Uk: «Riconoscimento se rispettano i diritti dell’uomo»

Non si esclude che, in caso di svolte sui diritti dell’uomo, possa arrivare un riconoscimento dall’Occidente. La prima a esprimersi sul tema è la Gran Bretagna. Il riconoscimento della «legittimità» di un prossimo governo guidato dai Talebani non è escluso a priori, ma sarà «soggetto al rispetto da parte loro degli standard internazionalmente concordati sui diritti umani e dell’inclusione», ha detto il primo ministro britannico Boris Johnson in un colloquio con Imran Khan, capo del governo del Pakistan, ossia del Paese confinante - alleato dell’Occidente - che storicamente garantisce copertura agli studenti coranici. Secondo quanto riferisce Downing Street, BoJo ha peraltro ribadito che l’eventuale riconoscimento andrà concesso “su basi internazionali, non unilaterali”.

Telefonata Draghi-Merkel: subito piano umanitario

Il premier italiano Mario Draghi ha avuto in mattinata una conversazione telefonica con la cancelliera della Repubblica Federale di Germania, Angela Merkel. Nel corso del colloquio è stata discussa la protezione umanitaria di quanti hanno collaborato con le Istituzioni italiane e tedesche in questi anni e delle categorie più vulnerabili, a partire dalle donne afghane. Sono state inoltre approfondite le possibili iniziative da adottare in ambito Unione Europea, G7 e G20 a favore della stabilità dell'Afghanistan e a tutela delle conquiste in materia di diritti umani e di libertà fondamentali conseguite nel corso degli ultimi vent’anni.

Draghi: «L’Ue sarà all’altezza»

«Voglio rivolgere un messaggio di affetto sincero alle famiglie dei 54 caduti, l’Italia ha perso 54 soldati nel corso di questi 20 anni e circa 700 feriti. Alle loro famiglie voglio dire che il loro sacrificio non è stato vano, hanno difeso i valori per cui erano stati inviati, le libertà fondamentali e i diritti delle donne, hanno fatto operazioni per prevenire il terrorismo, hanno fatto del bene». Si è espresso così il premier Mario Draghi in un’intervista al Tg1 sulla situazione in Afghanistan. E ha concluso: «Per me e per tutti gli italiani, e lo dico alle loro famiglie, loro sono eroi». Il presidente del Consiglio ha aggiunto: «Dobbiamo riflettere sul ruolo dell’Occidente nel mondo arabo in questi 20 anni». Per quanto riguarda questa delicata fase di transizione, occorrerà «proteggere le donne e tutti coloro che si sono esposti». Per il G20 questa può essere «un’occasione per ragionare sui diritti». L’Europa «sarà all’altezza del compito cui è chiamata per affrontare la crisi afgana».

L’intelligence avvisò sul rischio flop dell’esercito afghano

Quello che è accaduto nelle ultime settimane non era affatto imprevedibile. Anzi: a quanto pare, era stato previsto. Valutazioni classificate delle agenzie di intelligence Usa durante l’estate dipinsero un’immagine fosca della prospettiva di una conquista dell’Afghanistan da parte dei talebani e misero in guardia su un rapido collasso dell’esercito afghano, anche se Joe Biden e i suoi consiglieri dissero pubblicamente che era improbabile accadesse. Lo scrive il New York Times citando dirigenti ed ex dirigenti del governo americano.

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