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Talento e creatività contro la crisi energetica dell’essere umano

All’ottimizzazione dei flussi di lavoro occorre affiancare una gestione delle Hr che lasci più tempo libero alla creatività capacità di relazione

di Gianni Rusconi

(Banksy via REUTERS)

3' di lettura

Si stima che nell’arco della propria vita una persona trascorra in media ben 27 anni dormendo, 15 mesi a cercare oggetti perduti e all'incirca 90mila ore lavorando (11.250 giorni, considerando le canoniche otto ore giornaliere). Difficile poter mettere in dubbio, con tutte le possibili eccezioni del caso, che l’impatto del lavoro sulle nostre esistenze non sia davvero notevole. Oggi il mondo delle professioni è influenzato da uno scenario sociale ed economico (nonché culturale) soggetto a molteplici pressioni ed è investito da fenomeni come il burnout, la great resignation o l'ultimo arrivato, il quiet quitting. Si parla infatti di vera e propria “crisi energetica” dell’essere umano, una crisi che spesso nasce da un problema a monte, e cioè quello di attrarre, valorizzare e trattenere correttamente il talento che risiede in ogni individuo.

Non è dunque un caso constatare come oggi, dopo due anni di pandemia e un contesto generale a più ombre che luci, uno dei bisogni principali di chi lavora sia la necessità di sentirsi stimolati nel proprio percorso di crescita professionale, non solo nel ristretto ambito delle specifiche competenze che si possono mettere in campo, ma anche in termini di motivazione e relazione.

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Non è inoltre sono una prerogativa dei millennials recitare in coro che la priorità numero uno sia quella di sentirsi gratificati economicamente e umanamente, di vedere il proprio talento riconosciuto, di svolgere funzioni e mansioni sostenibili in termini di tempo. Se tutti questi fattori vengono meno, ci si disumanizza e si perdono energie, e da qui la necessità di comprendere come sta evolvendo il mercato del lavoro e come intervenire per riportare al centro il valore dell'essere umano.

Il tema in questione è stato oggetto di una recente indagine condotta da Glickon, società italiana specializzata nell’ambito delle soluzioni software per la gestione delle risorse, su un campione di oltre 9mila candidati. Ebbene, come recita lo studio, il 72% delle persone in cerca di lavoro desidera provare esperienze professionali in settori mai toccati prima, confermando la generalizzata maggiore necessità di stimoli per continuare a crescere professionalmente.

Ed è una tendenza, quest’ultima, confermata anche da un’altra risultanza dell’indagine, che vede il 67% della popolazione attiva italiana proiettata ad allargare i confini delle proprie conoscenze e ad apprendere competenze nuove e trasversali. Per sette lavoratori su dieci, nello specifico, l’elemento di svolta è trovare un lavoro che dia maggiore flessibilità.

L’estrema variabilità delle condizioni di lavoro dettate dal perdurare della situazione di incertezza ha sicuramente inciso anche sui flussi occupazionali, tanto che i dati condivisi dall’ultimo report Istat evidenziano come nel secondo trimestre del 2022 il numero di occupati complessivo in Italia abbia superato di 175mila unità quello relativo ai primi tre mesi dell’anno.

Ci sono dunque indicatori che mettono in qualche modo in discussione il reale effetto delle “grandi dimissioni” ma che lasciano comunque aperto, secondo gli autori del rapporto, il tema (divenuto spinoso per molte aziende che stanno vivendo il processo di trasformazione digitale) della ricerca e della valorizzazione del talento.

Secondo gli esperti di Glickon c’è quindi una “formula dell'oro” per trovare il talento che è in ogni persona/lavoratore e si basa su tre pilastri: le competenze (espresse dalle attività che si svolgono meglio), la motivazione e le relazioni (e quindi le persone con cui si può lavorare meglio). In questo solco, la costruzione di un ecosistema di soluzioni in grado di supportare i professionisti delle Hr si rende possibile grazie al ruolo chiave della tecnologia (i tool di analisi dei Big Data e gli algoritmi dell’intelligenza artificiale) e alla capacità di rispondere a tre domande (apparentemente semplici) da rivolgere ai potenziali talenti: “In quale ambito ti senti migliore al mondo? Dove vuoi arrivare e cosa sei motivato a fare per raggiungere il tuo scopo evolutivo? Quanto sei capace di entrare in relazione con l'altro?”.

L’essere umano, questo l’assunto, rimane protagonista e la possibilità di migliorare il proprio work life balance si conferma un elemento sempre più importante nelle scelte professionali di un individuo. Per un’azienda che vuole puntare sui talenti, di conseguenza, la strada da percorrere è di fatto segnata: alla necessaria ottimizzazione dei flussi di lavoro occorre affiancare una gestione delle Hr che lasci più tempo libero alla creatività insita in ogni essere umano e alla sua capacità di mettersi in relazione con l’altro.

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