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Tamoil, i dipendenti donano ore per fare il pieno alle ambulanze

Tra le iniziative di solidarietà nei confronti della Lombardia anche la donazione di 200mila euro agli ospedali di Milano e Cremona, nonostante il calo delle vendite del 70% previsto per aprile

di Francesca Milano

3' di lettura

Mentre tutto il Paese è in lockdown c’è chi continua a lavorare per garantire le “attività essenziali”: i supermercati davanti ai quali ogni giorno si svolge il pellegrinaggio laico di decine di persone; le farmacie prese d’assalto da chi è in cerca di mascherine; e pochi altri settori, tra cui quello dei carburanti. Che però, al contrario di altre attività, è in forte sofferenza: lockdown significa anche meno auto in circolazione, e quindi meno benzina.

Poca, ma necessaria: la benzina è essenziale per le ambulanze, per mezzi di pubblica utilità, per i camion che trasportano prodotti della filiera alimentare o medicinali.
«La riduzione totale delle vendite sulle nostre stazioni di servizio è stata di circa il 40% nel mese marzo - racconta al Sole 24 Ore Luca Luterotti, amministratore delegato di Tamoil Italia. - Ancora peggiore la situazione che stiamo sperimentando in aprile, con una riduzione attesa di oltre il 70% sulla rete e con un forte calo (-50%) anche per le vendite all’ingrosso (la cosiddetta “extrarete”)». Il dato è addirittura peggiore nel segmento delle vendite alle compagnie aeree, con cali del 90% in conseguenza della fortissima contrazione dei voli.

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«Oltre alla crisi drammatica delle vendite il nostro settore sta fronteggiando l’impatto del crollo delle quotazioni del petrolio (passato da valori ben superiori ai 50 dollari/barile di inizio anno a valori inferiori a 20 dollari/barile per il WTI), con una svalutazione dei valori di magazzino che, se non protetti da coperture di hedging, possono avere impatti estremamente negativi».

Se tutto il settore è in affanno, l’emergenza Covid-19 ha un impatto anche “emotivo” su Tamoil Italia che - nonostante i circa 1.300 distributori su tutto il territorio nazionale - ha la sua sede (unica tra le petrolifere di un certo peso che possiedono punti vendita) in Lombardia, la regione più colpita dal virus.

«In questi momenti di oggettiva difficoltà - racconta Luterotti - ci è sembrato importante offrire un aiuto concreto a realtà in prima linea nel contrasto al Covid-19. Da qui il nostro sostegno con 100mila all’ospedale Sacco di Milano e 100mila euro all’Ospedale Maggiore di Cremona, oltre al sostegno alla Croce Rossa di Cremona e Trecate, sedi dei nostri depositi, offrendo carburante gratuito alle loro autoambulanze per i prossimi mesi». Quest’ultima iniziativa è stata realizzata insieme ai dipendenti Tamoil che hanno scelto di “donare” alcune ore del loro lavoro: c’è chi ha donato solo qualche ora e chi diversi giorni di ferie. In questo modo, una cinquantina di mezzi, tra ambulanze e auto mediche, riescono a prestare il loro servizio quotidiano senza doversi preoccupare del pieno di benzina.

«L’assetto attuale massimizza il lavoro da remoto»

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A Cremona Tamoil ha uno dei suoi principali depositi e lì – così come a Trecate – la presenza fisica dei dipendenti continua a essere necessaria.
Negli uffici di via Andrea Costa a Milano, invece, la vita è stata rapidamente riorganizzata fin da fine febbraio: gli uffici vengono sanificati ogni giorno, ai dipendenti sono state distribuite mascherine e disinfettanti, viene rilevata la temperatura a tutti e anche la mensa è stata ridisegnata per garantire la distanza di sicurezza tra le persone. Restare aperti non significa però necessariamente lavorare in sede: «L’assetto attuale massimizza il lavoro da remoto - chiarisce Luterotti -: nelle ultime settimane nei nostri uffici di Milano in via Andrea Costa le presenze giornaliere sono inferiori alla quindicina di persone, su una popolazione di 170 dipendenti». Gli altri sono tutti in smart working: per loro c’è stata una vera e propria corsa all’acquisto di portatili, diventati introvabili quasi come le mascherine, tanto che in alcuni casi l’azienda è stata costretta a smontare i computer dagli uffici e a consegnarli a casa ai dipendenti.

Fino a quando durerà questa emergenza? «Le nostre prime previsioni – spiega l’ad - consideravano aprile come il punto più basso per poi cominciare a ricrescere in modo pressoché lineare tornando alla normalità con l’inizio dell’autunno. Considerando l’evoluzione della realtà intorno a noi è forse più verosimile pensare che, fino a che il Covid-19 non sarà completamente sconfitto, saremo costretti ad adottare misure restrittive che impediranno all’economia di ritornare ai livelli precedenti alla crisi».

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