CORONAVIRUS

Tamponi: chi deve farlo, l'industria biomedicale esclude emergenze

Il presidente di Confindustria Dispositivi Medici, Massimiliano Boggetti, le imprese stanno per firmare un codice comportamentale destinato a rafforzare la produzione mantenendo inalterati i prezzi

di Ernesto Diffidenti

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3' di lettura

Al momento non si segnalano emergenze per la produzione di tamponi destinati a identificare il coronavirus. Lo ha detto il presidente di Confindustria Dispositivi Medici, Massimiliano Boggetti, assicurando "che l'industria sta facendo il massimo sforzo per garantire l'approvvigionamento di tutti i dispositivi sanitari necessari a frenare il contagio".

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In questa direzione Boggetti ha detto che le imprese biomedicali stanno per firmare un "codice comportamentale" destinato a rafforzare la produzione, a mantenere il livello dei prezzi a quello pre-crisi evitando possibili speculazioni nella catena intermedia, a sostenere un contatto diretto con Nas, Protezione civile e ministero della Salute, primi destinatari dei dispositivi anti-emergenza. "Non posso nascondere le difficoltà che stiamo affrontando anche per approvvigionarci della materia prima non italiana – aggiunge Boggetti – ma voglio rassicurare la popolazione che l'industria sta facendo il massimo sforzo per assicurare i dispositivi necessari senza rincaro dei prezzi".

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Lombardia, mille test in 3 giorni ma cambia la procedura
La gestione dei tamponi, al momento, è a carico delle aziende sanitarie in stretto coordinamento con il ministero della Salute, la Protezione civile e la stessa industria. Secondo il premier Giuseppe Conte in Italia sono stati eseguiti oltre 4mila tamponi. In Lombardia mille in soli tre giorni. "Chiaramente i tamponi un po' scarseggiano – ha detto l'assessore al Welfare, Giulio Gallera - ma ne abbiamo ordinati nuovi quantitativi".
Gallera spiega che è stata cambiata la procedura "perché non ha senso farli a tutti: aveva senso all'inizio per individuare possibili contagi ma adesso i contatti diretti vengono messi in isolamento al proprio domicilio e controllati dall'Ats due volte al giorno per il rilevamento della temperatura, e solo in caso di presenza anche minima di febbre viene fatto il tampone".

Chi deve fare il tampone
La decisione di effettuare il test spetta ai medici territoriali competenti dopo una prima valutazione dei sintomi. La raccomandazione rimane quella, in caso di febbre e sintomi respiratori, di non accedere direttamente alle strutture di Pronto Soccorso e neppure agli ambulatori dei medici di famiglia, ma di contattare il proprio medico di medicina generale per un triage telefonico o, in caso di emergenza, il numero 112. Ci sono poi il numero verde unico regionale della Lombardia 800.89.45.45 e del Veneto 800.46.23.40 oltre al numero del ministero della Salute 1500.
Chi proviene dalla Cina o ha avuto contatti con persone infette potrà essere sottoposto a tampone per ricercare la positività al coronavirus anche più volte. Stessa sorte per chi in questi giorni è stato a Codogno o negli altri comuni in cui sono stati identificati focolai e manifesta sintomi compatibili con il coronavirus: ma è sempre necessario segnale l'evento e sarà comunque l'autorità sanitaria a decidere.

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Modalità e tempi di risposta
L'esecuzione del tampone è molto importante poiché molte malattie infettive possono avere segni e sintomi simili e l'analisi del materiale prelevato tramite il tampone può fornire l'esatta natura dell'agente infettivo. Il tampone è generalmente costituito da un bastoncino con del cotone sterile ad una estremità (tipo un lungo cotton fioc) che viene poggiato, o leggermente strofinato, sulla zona da indagare. Il materiale prelevato viene quindi analizzato dal laboratorio di microbiologia. Per ottenere i risultati ci vogliono in media dalle 4 alle 6 ore anche se i due centri di riferimento per le analisi, gli ospedali Spallanzani a Roma e Sacco a Milano, hanno intensificato l'attività e quindi i risultati potrebbero arrivare in tempo minore.

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