La corsa dei contagi Omicron

Tamponi, è battaglia nella maggioranza sull’estensione alle parafarmacie

L’emendamento dei Cinque Stelle al decreto Covid è stato bocciato anche da Iv ma i pentastellati hanno annunciato che presenteranno una proposta di modifica analoga al decreto Milleproroghe, all’esame della Camera

di Andrea Carli

Corsa al tampone prima di Natale, lunghe file nelle farmacie romane

3' di lettura

L’estensione alle parafarmacie della possibilità di effettuare tamponi divide due azionisti del Governo Draghi: da una parte i Cinque Stelle, che sono a favore (la soluzione consentirebbe di allentare la tensione che si è creata nelle farmacie italiane, considerate le lunghe file di attesa), dall’altra Italia Viva.

Il primo tempo della partita si è giocato infatti mercoledì 12 gennaio, quando la maggioranza è stata battuta in commissione Affari costituzionali del Senato su un emendamento al decreto Covid, proposto dal M5s, che chiedeva proprio di consentire alle parafarmacie di fare test molecolari e antigenici rapidi anti covid. Contro la modifica, che ha avuto 13 voti contrari e 11 favorevoli, si è schierato tutto il centrodestra , più Italia Viva (quest’ultima forza politica con i Cinque Stelle sostiene l’esecutivo Draghi) . L’emendamento aveva avuto il parere positivo del governo e del relatore del provvedimento, Nazario Pagano di Forza Italia. «Ovviamente non finisce qui - hanno sottolineato i senatori pentastellati -, riproporremo il prima possibile questa proposta». Alla fine l’emendamento è stato trasformato in un ordine del giorno (che impegna il governo a trovare «le soluzioni più adeguate» alle code davanti alle farmacie per i tamponi e offrire alternative, specie ai cittadini dei comuni più piccoli), che ha avuto il parere favorevole del Governo ed è stato approvato dall’aula del Senato.

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I Cinque Stelle ci riprovano alla Camera con il decreto Milleproroghe

A stretto giro, però, M5s ha rilanciato, “cambiando cavallo”. Alla luce della bocciatura della proposta presentata in Commissione Affari Costituzionali al Senato, la deputata pentastellata Stefani Mammì ha annunciato che i Cinque Stelle presenteranno in Commissione Affari Sociali alla Camera un emendamento al decreto Milleproroghe che chiede di consentire alle parafarmacie di poter effettuare i test antigienici rapidi, al fine di ampliare le attività di rilevamento dei contagi da SARS-CoV-2. Il termine per presentare le proposte di modifica al provvedimento scadrà giovedì 20 gennaio.

Le parafarmacie: sui tamponi basterebbe una circolare

Il presidente della Federazione nazionale parafarmacie italiane Davide Gullotta ha messo in evidenza che le parafarmacie sono pronte da tempo a scendere in campo per l’esecuzione dei tamponi antigenici rapidi, al momento effettuabili solo in farmacia. Gullotta ha definito la bocciatura dell’emendamento al Dl Covid «vergognosa», chiedendo allo stesso tempo un intervento urgente del ministro della Salute Roberto Speranza. «Basterebbe, in questa fase emergenziale, una sua circolare per sbloccare l’empasse», ha ricordato. Ed è duro il giudizio della Federazione, secondo cui «forte è il sospetto che a pesare sul voto sia stata la pressione lobbistica a favore del sistema delle farmacie e a danno dei cittadini». Le parafarmacie sono 5mila in tutta Italia e vi lavorano 10mila farmacisti. All’interno di ogni parafarmacia è sempre presente almeno un farmacista e si tratta di esercizi controllati dalle Asl. Attualmente, le parafarmacie dispensano farmaci veterinari, dispositivi medici e farmaci ad uso umano senza obbligo di ricetta.

Federfarma: «Tamponi parafarmacie? Da noi nessuna interferenza»

Dal canto loro, le farmacie negano che abbiano interferito sulla bocciatura dell’emendamento pentastellato. «Noi non abbiamo nessuna interferenza su quelle che sono le decisioni prese in ambito parlamentare e dal Governo - ha detto Roberto Tobia, segretario nazionale di Federfarma -. Quindi, se si è ritenuto che in questo momento le parafarmacie non possono essere abilitate a svolgere tamponi Covid, ci saranno state delle motivazioni tecniche che hanno fatto sì che il Parlamento decidesse in tal senso. Quindi non abbiamo nulla da dire sul caso».

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