CORONAVIRUS

Tamponi e kit, eccellenza veneta

Il distretto biomedicale non è riconosciuto per legge ma con l’emergenza sanitaria torna alla ribalta

di Barbara Ganz

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L’azienda Med Health & Technology sta realizzando 120 nuovi posti di terapia intensiva per la Regione Campania

Il distretto biomedicale non è riconosciuto per legge ma con l’emergenza sanitaria torna alla ribalta


7' di lettura

Pur non essendo stato formalmente riconosciuto dall’ultima legge regionale veneta sui distretti – che dopo anni in cui si moltiplicavano le realtà ha messo ordine restringendo i criteri di ammissione– il distretto Biomedicale che ha il suo punto di forza fra Padova e Verona, nato nel 1990, resta come un sistema di imprese «a elevata specializzazione tecnologica e forte impatto sulla qualità del sistema economico e sociale regionale»: così lo definisce l’ultimo report dell’Osservatorio sul biomedicale curato dal coordinatore, Sandro Storelli. «Le aziende hanno continuato a innovare e lavorare: certamente in un periodo come questo la loro attività diventa più visibile, perché alcune hanno produzioni direttamente collegate alla gestione dell’epidemia in corso», spiega. Il 2020 e 2021 sono anni cardine per l’applicazione del nuovo Regolamento UE MDR 2017/745 che sostituirà l’attuale direttiva europea sui dispositivi medici e quella sui dispositivi medici impiantabili attivi: per il Veneto questo significa «nuove opportunità di crescita e di collaborazione tra le imprese medicali e gli attori del sistema della Ricerca e innovazione e di quello socio-assistenziale», segnala il report.

Piccole e innovative

Le dimensioni delle imprese del settore sono medio-piccole, le nicchie di specializzazione sono numerose; il dentale, l’ortopedico, l’ottico per citarne solo alcune, e il rapporto con le università - ponti di riferimento per produrre le informazioni scientifiche e tecnologiche rilevanti – non è ancora così strutturato. Le aziende di produzione beni e servizi legate al medicale “macro” in Veneto sono circa 400, cui si aggiungono circa 1.400 microimprese fabbricanti di dispositivi su misura (odontotecnici e ottici). Complessivamente, il settore supera gli 8mila addetti: si registrano negli ultimi anni chiusure di attività che sono però compensate da attivazione di nuove aziende, prevalentemente nel settore dei servizi in ambito tecnologico.

In ordine di numerosità, i settori principali sono Terapia Riabilitazione e Ortoprotesica; Attrezzatura e Arredo tecnico; Servizi (assistenza tecnica, R&S, sanità elettronica); Materiali di consumo e Biotecnologia medica. Anche considerando le piccole dimensioni la collaborazione è un fattore strategico: in Veneto agiscono già diverse reti informali. «Una rete innovativa del medicale veneto potrebbe assumere un ruolo importante nel sostenere la competitività delle imprese locali sul mercato internazionale, dal momento che per il limite dimensionale si riscontra spesso una limitata capacità competitiva, che necessita di supporti specialistici e capacità di “fare squadra”», è l’indicazione che emerge dall’Osservatorio curato da Storelli. Oltre ad una elevata frammentazione del mercato, il settore biomedicale è caratterizzato da un ciclo di vita dei prodotti estremamente rapido – circa il 70% dei dispositivi oggi sul mercato sono stati introdotti negli ultimi 2 anni - e da un ciclo delle vendite e finanziario del tutto particolare con una curva degli incassi molto dilatata che risente dei ritardati pagamenti da parte della sanità pubblica e che si ripercuote negativamente sulla capacità di investimento e innovazione del comparto, che trova in questa fase di emergenza sanitaria un banco di prova inaspettato e complesso.

Tamponi e blockchain

In prima linea c’è la collaborazione, tutta made in Padova, per nuovi kit diagnostici per l’identificazione del virus che causa Covid-19 interamente tracciati grazie alla tecnologia blockchain. L’accordo interesssa la Pmi innovativa EZ Lab e AB Analitica, specializzata nello sviluppo, produzione e vendita di sistemi diagnostici per uso professionale: una delle 11, di cui solo tre italiane, indicate in una circolare del 3 aprile del ministero della Salute come produttori certificati di kit diagnostici per il nuovo Coronavirus. In questo modo e con l’uso della tecnologia blockchainsi garantirà agli operatori di laboratorio, tramite la semplice lettura di un QR Code posizionato sulla confezione, di essere in possesso di materiale a norma di legge e dalla provenienza certificata.

Il metodo messo a punto da EZ Lab sarà applicato sul kit diagnostico CoV, RQ-2019-ninteramente progettato e prodotto all’interno di AB Analitica, già disponibile sul mercato e fornito ai laboratori del territorio che effettuano i test diagnostici e di screening. Un kit che permette di analizzare in circa tre ore fino a 100 campioni provenienti dai tamponi nasofaringei, in grado di estrarre l’RNA virale, amplificarlo e replicarlo in tempo reale per individuare l’eventuale presenza di infezione da coronavirus; in una giornata lavorativa è in grado di analizzare fino a 400 campioni.

Il packaging

Un tampone è un prodotto complesso, e altrettanto lo è l’involucro in cui viaggia. Alla Crocco di Cornedo Vicentino si lavora sugli imballaggi flessibili per diversi settori: «Anche l’alimentare ha subito un aumento importante della domanda», spiega Renato Zelcher, ad. E poi c’è la produzione del film per laminazione destinato ai tamponi: «Da anni sviluppiamo prodotti destinati al biomedicale, ad esempio i contenitori per le siringhe monouso. In questo caso produciamo il film e lo inviamo al nostro cliente di Carpi,la società All Flex con la quale collaboriamo da anni, dove il nostro film viene accoppiato con un altro prodotto per poi diventare l’imballo dei tamponi. La richiesta in questa fase è molto alta». Sono 270 i dipendenti nel Vicentino: uffici in smart working, mentre la produzione ha alzato le barriere di sicurezza, anche con la misurazione della febbre in entrata. «Questa è una sorta di famiglia in cui tutti si conoscono: così è stato possibile anche proteggere alcuni operatori immunodepressi, per i quali la normativa attuale non è chiara».

La sterilizzazione

A Treviso, Steelco è direttamente coinvolta nelo sforzo di contenimento del virus all’interno degli ospedali con i propri termodisinfettori e sterilizzatori. «Per questo le attività di service mondiali sono state, ove possibile, potenziate anziché ridimensionate. Lo stop produttivo iniziale, necessario per organizzare la sicurezza preventiva degli ambienti di lavoro, è stato propedeutico alla ripresa delle attività poiché molti ospedali in tutto il mondo richiedono urgentemente consegne per combattere l’epidemia, per i nuovi progetti e gli ospedali di emergenza in costruzione - spiegano in azienda - La letteratura scientifica classifica questo virus al grado più basso di resistenza alle procedure di disinfezione: è semplice da inattivare mediante trattamento di disinfezione chimica o termica.

«Il sostegno al SSN non è mai venuto meno - spiega in una nota il presidente Fabio Zardini - grazie al lavoro di Steelco Service nel fornire assistenza tecnica e manutenzione agli ospedali che ne avessero avuto necessità, e sono centinaia i collaboratori che in modalità smart working danno continuità all’azienda e ai suoi clienti. Grazie all’ impegno delle maestranze, Steelco ha deciso di attivare a favore dei propri dipendenti una copertura assicurativa sanitaria integrativa, volta a garantire assistenza in caso di contagio da Covid-19. Gli sforzi messi in campo in questi giorni sono anche volti a garantire la distribuzione in tempi rapidi dei dispositivi di sicurezza essenziali: supportiamo gli ospedali di tutto il mondo nella difficile scelta del trattamento di sterilizzazione di dispositivi di protezione quali le mascherine, visiere e camici vietato dalle norme in quanto dichiarati “monouso” dal produttore, ma necessario in momenti di emergenza. I nostri esperti sono a disposizione per condividere le informazioni del proprio centro ricerche e quelle raccolte dai diversi organismi mondiali».

La filiera del farmaco

A Piombino Dese, sempre nel Padovano, fin dalle prime fasi di diffusione dell’epidemia Stevanato - tra i principali produttori di flaconi in vetro e siringhe, 14 stabilimenti produttivi, centri di ricerca e uffici commerciali in 9 Paesi - ha adottato misure precauzionali e di sicurezza stringenti. È anche stato deciso di dare un’assicurazione sanitaria integrativa e un premio presenza di 600 euro a favore del personale produttivo e impiegatizio strettamente funzionale a garantire l’operatività nei mesi di marzo e aprile nelle sedi italiane del Gruppo (Piombino Dese, Bologna e Latina). «In questo momento - commenta Franco Stevanato, ad di Stevanato Group - la produzione della nostra azienda riveste un ruolo fondamentale nella filiera di fornitura alle case farmaceutiche, sia per il trattamento delle malattie che per le cure e i vaccini in studio contro il coronavirus».

I prefabbricati

Intanto, è partito lunedì 6 aprile da Padova il primo convoglio con 97 moduli prefabbricati per allestire le nuove postazioni di terapia intensiva per l’Ospedale del Mare di Napoli e gli ospedali di Caserta e Salerno: le strutture sono realizzate da Med health & technologies - costituita nel 2003 a Padova, 20 addetti, realizza strutture sanitarie specialistiche, sia statiche sia modulari e antisismiche, reparti ospedalieri on board per unità navali e nell’impiantistica industriale integrata - che ha già realizzato 20 postazioni di terapia intensiva neonatale all’Ospedale di Padova a maggio 2019 e l’ospedale di bordo della portaerei Cavour, per conto di Fincantieri.

La commessa della Regione Campania, del valore di 12,3 milioni, prevede la realizzazione di 120 postazioni di terapia intensiva. La tecnologia, tutta italiana, scelta dalla Regione Campania si chiama More - modular operating room experience: le strutture vengono allestite e collaudate in cantiere, quindi smontate e trasportate in loco, dove saranno rimontate per l'impiego definitivo: «Abbiamo iniziato le lavorazioni il 27 marzo e lunedì 6 aprile sono partiti 47 camion con i primi 97 moduli», spiega Enrico Venturato, ad di Med.

L’accordo sindacale

Con l’accordo dei dipendenti, alla Malvestio di Villanova di Camposampiero, Padova, un secondo stabilimento produttivo a Vigonza, si è lavorato per tre fine settimana a partire dal 6 marzo, e altrettanti sabati fino all’11 aprile. Fondato nel 1937 dal cavaliere Guido Malvestio, oggi alla seconda generazione, il gruppo è presente in venti Paesi e impiega oltre 200 persone: studia e realizza mobili e attrezzature speciali, in particolare i letti da degenza e da terapia intensiva; per quanto riguarda le rianimazioni, l'azienda padovana è l'unico produttore italiano di letti (cinque al mondo). «Abbiamo dovuto iniziare a rifiutare alcuni ordini - spiega Marino Malvestio - e, dopo avere inizialmente bloccato le spedizioni all’estero, riprendere alcune consegne ai clienti più strategici». Nel frattempo l’azienda ha dovuto gestire la malattia di un dipendente: «Subito abbiamo proceduto a tamponi per chi era stato anche solo nello stesso ambiente, e alla quarantena per i colleghi. Abbiamo misure di sicurezza che prevedono distanze, disinfezione della fabbrica, degli uffici e della mensa che viene gestita a turni per evitare affollamento». La vera difficoltà è stata gestire la necessità di aumentare la produzione con l’evidenza che, degli straordinari fatti, in busta paga resta davvero poco per chi lavora: «Abbiamo voluto che l’impegno nel week end fosse volontario, senza imposizioni». Sabato 18, sempre a discrezione ma con larga adesione, si lavorerà 4/5 ore a seconda dei reparti perché la fatica inizia a farsi sentire. Lunedì 20 è in programma una nuova riunione con le Rsu per decidere come proseguire: categoricamente scartata l’ipotesi di assumere altro personale per non introdurre eventuali ulteriori rischi di contagio.

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