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Dall’edilizia ai rifiuti, ecco gli affari della ’ndrangheta nel milanese

di Raffaella Calandra

Tangenti, 43 ordinanze a Milano: arrestati politici e imprenditori


4' di lettura

Dalla Locride alle Metropolitane Milanesi. Che Buccinasco sia la «Platì del Nord» i boss di ‘ndrangheta lo proclamano da tempo. Ora uno di loro, Giosofatto Molluso, lo ammette esplicitamente al telefono: «È innegabile – dice - che sono un capo mafia di Buccinasco». Un’intercettazione che conferma le mappe fin qui elaborate sulle collocazioni delle cosche calabresi in Lombardia e porta il gip di Milano Raffaella Mascarino - che ha firmato l’ordinanza che ha svelato il «ritorno della Milano da bere» – a notare come «tutta la fitta rete di collusioni con l'ambiente politico e gli alti vertici dell’amministrazione milanese finisca col convogliare parte delle risorse illecite proprio a favore della ‘ndrangheta».

MAPPA DELLE ‘NDRINE NELLA PROVINCIA DI MONZA E BRIANZA

Fonte: CROSS, Osservatorio sulla Criminalità Organizzata

MAPPA DELLE ‘NDRINE NELLA PROVINCIA DI MONZA E BRIANZA
L'illegalità nel ciclo del cemento in Lombardia

I dati delle forze dell'ordine

Nota: * Comando Unità Forestali Ambientali e Agroalimentari; ** Coordinamento territoriale carabinieri per l'Ambiente; ° Capitanerie di porto. Fonte: elaborazione Legambiente sui dati delle forze dell'ordine e Capitanerie di porto

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La corruzione, dunque, sempre più strumento nelle mani anche delle mafie e a sua volta spia di infiltrazioni delle cosche, soprattutto nelle economie più forti.
Radicati da decenni in Lombardia e nonostante ripetuti provvedimenti giudiziari del passato, i Molluso di Platì restano operativi nel milanese. Lo segnala la Procura di Catanzaro ai pm milanesi, che incrociano gli interessi di questa famiglia di ‘ndrangheta indagando sulla spartizione di nomine, affari e tangenti tra politici e imprenditori lombardi.

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E l'operatività dei Molluso, in quest'ultima inchiesta, si esplica anche nel fornire rassicurazioni sulla sicurezza a un subappaltatore del cantiere MM, le Metropolitane milanesi, offrendo il servizio di guardiania, ma anche manovali da assumere, nonché la fornitura di materiali. Quello edilizio, in tutta la sua filiera, resta infatti il settore principe delle infiltrazioni mafiose, nel Nord in generale e in Lombardia in particolare. Basti considerare che solo nella più importante inchiesta contro la ‘ndrangheta in Regione, l'operazione “Infinito” del 2010, su 85 indagati in 31 si occupavano di edilizia.

MAPPA DEGLI INDICI DI PRESENZA MAFIOSA

(Fonte: CROSS, Osservatorio sulla criminalità organizzata)

MAPPA DEGLI INDICI DI PRESENZA MAFIOSA

Dopo anni di indagini nei territori intorno alla capitale economica del Paese, è possibile tracciare una geografia della colonizzazione ‘ndranghetista, attraverso le numerose locali individuate, cellule criminali cioè organizzate e radicate: a Milano, 9 locali in vari comuni (tra cui Bollate, Bresso, Cormano, Corsico, Rho, e Legnano); Como, con 7 locali (tra Erba, Mariano Comense o Appiano Gentile), Monza-Brianza, con 5 locali (a cominciare da Desio e Seregno), uno a Brescia, due nel pavese, uno nel varesotto, mentre vengono considerate «non strutturate», dagli investigatori della Direzione investigativa antimafia, le presenze nelle altre città.

Nelle inchieste anche degli ultimi mesi tornano i nomi del gotha della ‘ndrangheta: dai Barbaro-Papalìa, attivi soprattutto nell'area sud dell'hinterland milanese, ai Morabito Palamara Bruzzaniti di Africo, da Grande Aracri, stanziati soprattutto nella Lombardia orientale, ai Mancuso, ai Coco Trovato, ai Pesce. Nel tempo, soprattutto un' «ampia Brianza è diventata polo attrattivo -strategico per le organizzazioni mafiose, sia per le caratteristiche economiche che per la conformazione geografica e demografica», riporta Mattia Maestri dell'Osservatorio sulla Criminalità organizzata dell'Università di Milano, nel suo rapporto proprio sulla provincia di Monza e Brianza. Territorio in cui sono consumati anche non pochi episodi corruttivi, emersi nell'inchiesta della Direzione Distrettuale antimafia milanese, guidata da Alessandra Dolci.

Territorio, quello della Brianza, composto da comuni minori, anche per questo privilegiati dalle organizzazioni mafiose, per la relativa facilità con cui riescono a condizionare la pubblica amministrazione ed acquisire il controllo di settori basilari dell'economia mafiosa, a cominciare dal movimento terra, per cui sono i primi a fornire anche forza lavoro. Prima la terra, poi il cemento: solo nel 2017, le infrazioni accertate nel ciclo del cemento in Lombardia sono state 253, con 519 denunce, a quanto riporta l'ultimo rapporto di Legambiente sulla base di dati delle forze dell'ordine. L'edilizia d'altra parte, con gli inevitabili rapporti con la pubblica amministrazione e la politica, consente di creare un network, ma anche di mimetizzarsi, di controllare il territorio, creare consenso e riciclare, annota il docente milanese.

Classifica regionale delle infrazioni accertate nel ciclo del cemento

Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell'ordine e Capitanerie di porto (2017)

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E nelle fasi di spostamento del terreno, si inserisce anche l' allettante possibilità di trasportare e smaltire rifiuti, pericolosi e non. Settore relativamente recente, per gli investimenti mafiosi al Nord, ma che nel tempo ha preso piede. Il caso più celebre è quello della ditta Perego strade di Cassago Brianza (Lc), che smaltiva in modo illecito con false bolle di accompagnamento rifiuti pericolosi; quello che ora preoccupa di più invece è la frequenza di incendi negli impianti di trattamento, con il 45% dei 124 casi registrati nelle regioni settentrionali, si calcola nel rapporto dell'Osservatorio della Statale. I Barbaro Papalia «non portavano i materiali inquinanti nelle cave – si legge nella sentenza del Tribunale di Milano, num.6880 del giugno 2010 - perché avrebbero dovuto pagare, i margini di guadagno si incrementava se si scaricava sul suo pubblico e privato, poi colmato con terra di coltivo». In Lombardia, come nella Terra dei Fuochi.

La classifica provinciale dell'illegalità nel ciclo del cemento

Fonte: elaborazione Legambiente su dati forze dell'ordine e Capitanerie di porto (2017)

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Negli ultimi tempi, sempre più in crescita anche gli investimenti illeciti nel commercio: dai supermercati ai centri commerciali, all'ortomercato. Ma anche nell'industria del divertimento, dalla ristorazione ai locali notturni. E poiché una delle specialità della mafie è quella di adattarsi al territorio, in una Regione la cui economia poggia molto sui servizi, questo è diventato altro settore di espansione criminale: dalle imprese di pulizie, ai trasporti.
E proprio al mondo dei servizi, dalla posa di reti del gas, al teleriscaldamento, alle infrastrutture in generale appartengono anche i 50 imprenditori indagati per corruzione – su 95 iscritti nel registro - nell’inchiesta denominata “mensa dei poveri”, sulla Milano da bere che ritorna. O che forse non è mai sparita, commentano nei corridoi al quarto piano di quella Procura dove tutto è cominciato 27 anni fa. E anche allora vennero fuori anche legami con associazioni mafiose. Come stavolta.

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